Matteotti: un delitto affaristico

L’inchiesta sullomicidio e il mistero della cartella                                                                                                              Il 1926 a Chieti si svolge il processo farsa dove il PM Del Vasto,divide in requisitoria il capo di accusa in due momenti ben distinti: l’ordine di sequestro e l’omicidio; due capi di imputazione non collegati, dove chi ha dato l’ordine del sequestro non ha dato quello di uccidere e chi ha ucciso lo ha fatto involontariamente. Su questa base,malgrado Cesare Rossi e Giovanni Marinelli risultino colpevoli dell’ordine di sequestro e Filippo Filippelli per avervi cooperato,vengono messi subito in libertà grazie all’amnistia del 31 luglio 1925.Del gruppo dei rapitori,Viola e Malacria sono assolti per non aver commesso il fatto; mentre Volpi, Dumini e Poveromo sono condannati a cinque anni, 11 mesi e 20 giorni, ridotti a soli due mesi di prigione sempre in virtù della medesima amnistia.
Resta il mistero della cartella di Matteotti contenente forse le prove delle tangenti versate,sparita al momento del rapimento, della quale verrà da Dumini e co. sempre negata l’esistenza. Se ne trova traccia invece nei verbali successivi all’arresto e fucilazione di Mussolini, i documenti,trovati tra le carte del Duce, evidentemente ricevute dalle mani degli assassini stessi, risultano repertati nell’inventario stilato da un ufficiale partigiano al momento dell’arresto di Mussolini e spediti poi a Roma dove se ne perderanno le tracce

ai tempi dell’omicidio Matteotti

Una storia del ‘900 :Amerigo Dumini alias ” Otto omicidi”,alias “Diciassette colpi”                                                                                                                                         Amerigo Dumini entra nella vicenda Matteotti ormai trentenne,già vantando un curriculum di aggressioni e omicidi che procede di pari passo con l’affermazione del movimento fascista in Italia e all’estero dove nello specifico Dumini si occupa del traffico di armi. Operativo nella Ceka,la polizia segreta del PNF ,si distingue in numerosi eventi delittuosi fino al sequestro ed omicidio di Giacomo Matteotti per il quale viene condannato a cinque anni,dei quali sconterà solo pochi mesi. Dal 1926 al 1934 Dumini si dedica sostanzialmente a ricattare Mussolini,correo in quanto mandante del delitto Matteotti,questo gli comporterà entrate e uscite dalle patrie galere,compensate ogni volta da più che congrui indennizzi economici. Trasferitosi in Cirenaica da imprenditore,viene arrestato nel 1941 dai Britannici,processato come spia e fucilato. Attinto da ben 17 colpi sopravvive all’esecuzione e torna in Italia.

Dumini prima della morte

Da quel momento Amerigo Dumini,noto negli ambienti squadristi con il soprannome di “ otto omicidi” cambia in “17 colpi” il proprio nome di battaglia. Tornato in Italia mantiene con la Repubblica Sociale di Salò un rapporto discontinuo e interessato fine alla fine della guerra, quando collabora con gli anglo-americani in qualità di interprete; arrestato e sottoposto a nuovo processo per l’omicidio Matteotti verrà condannato all’ergastolo per omicidio premeditato.Condonato nel 1956 dall’amnistia Pella, Dumini muore a 73 anni a Roma nel 1967.

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