7° Concorso Letterario Roberto Scialabba

 

L’Osservatorio : ricordiamo Roberto Scialabba ucciso 41 anni fa dai fascisti, dando il giusto risalto all’evento che da sette anni a questa parte gli antifascisti di Cinecittà organizzano nel suo nome : 

7° CONCORSO LETTERARIO ROBERTO SCIALABBA

 

L’omicidio di Roberto                                                                                                                                                                           Per chi era troppo giovane e per quelli senza memoria ,pubblichiamo gli stralci dell’intervista rilasciata a Giovanni Bianconi da Cristiano Fioravanti(*),membro con il fratello Giusva e altri  “NAR” del commando omicida.

«Eravamo a bordo di tre vetture, l’Anglia Ford di mia madre, la Fiat 127 bianca di Massimo Rodolfo e la Fiat 130 color senape o oro metallizzato di Paolo Cordaro. A bordo delle tre dette autovetture ci recammo in una stradina limitrofa a piazza Don Bosco e rilasciammo l’Anglia e la Fiat 127, mentre sulla Fiat 130 prendemmo posto io (Cristiano Fioravanti, ndr), Valerio, Alibrandi, Anselmi e il Bianco che fungeva da autista. Gli altri tre rimasero ad attenderci nella stradina ove avevamo lasciato le altre due vetture. Giunti in piazza Don Bosco sulla Fiat 130 la cui targa era stata coperta con un giornale, vedemmo che c’erano due o tre persone sedute su una panchina o staccionata dei giardinetti che si trovavano vicino alla strada, dalla parte sinistra, andando verso Don Bosco, mentre altre due o tre persone erano in piedi vicino alla detta panchina o staccionata. Il Bianco rimase al volante della vettura, ed egualmente a bordo della stessa rimase come copertura Alibrandi.»                                                                                                                                                             «Mi sembra che abbiamo fatto subito fuoco. Io sono sicuro di aver colpito una delle persone verso la quale avevamo sparato uno o due colpi, e non potei spararne altri perché la pistola si inceppò. Anselmi scaricò tutto il suo caricatore ma credo che non colpi nessuno, essendo lui un pessimo tiratore. Noi lo chiamavamo “il cieco di Urbino”.

Giusta Fioravanti

Valerio invece colpì uno dei ragazzi che cadde a terra. Visto ciò Valerio gli salì a cavalcioni sul corpo sempre rimanendo in piedi e gli sparò in testa uno o due colpi. Quindi si girò verso un ragazzo che fuggiva urlando, e sparò anche contro questo ma senza colpirlo. Io credo di aver colpito una delle persone al torace o all’addome; non so dire se si tratta del ragazzo rimasto ucciso o di quello ferito. Non si era parlato espressamente in precedenza di quello che si voleva fare, ma quando tornammo alle nostre macchine nessuna delle tre persone che ci attendevano ebbe a mostrarsi dispiaciuta.»                           (Cristiano Fioravanti (*)da A mano armata di Giovanni Bianconi)

(*)Cristiano Fioravanti,per l’essere divenuto collaboratore di giustizia scampa il coinvolgimento nell’esecuzione materiale dell’omicidio di Walter Rossi,addossando la responsabilità della sparatoria ad Alessandro Alibrandi nel frattempo deceduto    

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2 comments

  1. Riguardo l’esecuzione di Roberto Scialabba esiste un libro che riporta l’intera confessione dell’omicidio da parte di Giusva Fioravanti, il titolo è “Il sangue dei rossi” di Pino Casamassima.
    Per tanti anni quel terribile omicidio è stato definito come un regolamento di conti tra spacciatori che frequentavano quella piazza ma chi, come me, conosceva bene Roberto ha sempre saputo che quell’assassinio aveva una matrice politica.
    Per fortuna il tempo ha dato ragione alla nostra tesi, Roberto non aveva bisogno di spacciare ed era, come tanti di noi, ideologicamente contrario a questa pratica. Roberto era un compagno lavoratore mentre la maggior parte di noi la mattina andava al Liceo Roberto andava al suo lavoro, vendeva oggettistiche orientali in un banco al mercato di Via Sannio a Roma. Lo ricordo ancora oggi come non fosse passato un giorno da quando, pochi giorni prima di essere ucciso, accompagnò col suo maggiolone Wolksvagen me ed un altro mio compagno di scuola davanti al nostro Liceo nel quartiere di San Giovanni . Gli sgherri di quel gruppo fascista quella sera di febbraio erano usciti con l’intento di compiere un’azione squadrista per celebrare l’anniversario dell’uccisione di Mikis Mantakas. Per questo erano partiti dal Fungo dell’EUR per recarsi allo Stabile Occupato di via Calpurnio Fiamma, trovando questo luogo ormai chiuso e sigillato dalle Forze di Polizia che erano intervenute nel pomeriggio dello stesso giorno si sono avviati verso Piazza Don Bosco, noto punto di ritrovo dei compagni e di diversi militanti antifascisti dell’epoca. Nel libro si può trovare la fredda e cinica confessione che Fioravanti farà poi alle autorità inquirenti in cui si intesterà la paternità dell’impresa. Roberto e suo fratello ebbero la sfortuna di trovarsi in quella piazza quella fatidica sera di febbraio. Roberto non era uno spacciatore e non era armato perchè era un ragazzo pacifico, resta comunque un compagno di quell’epoca quindi è un martire antifascista di cui mai ci dimenticheremo.

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