Alemanno: ascesa, declino e cattive amicizie

L’Osservatorio: è notizia di questi giorni, a seguito della sentenza dell’ottobre scorso del processo denominato “ Mafia Capitale “, la confisca definitiva di beni riconducibili a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati per complessivi 27 milioni di euro da parte della Guardia di Finanza. Al riguardo non può passare inosservata la presenza tra i condannati di questo processo dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ed è proprio di lui che vogliamo parlare.

 

Alemanno Giovanni, detto Gianni, ex sindaco di Roma, Il 2 dicembre 2014 è inserito nel registro degli indagati con l’accusa di “ concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione aggravata e finanziamento illecito “ nell’ambito dell’inchiesta “ Mondo di Mezzo “. Il 7 febbraio 2017 il G.I.P. ( Giudice Indagine Preliminare ) Flavia Costantini decide di archiviare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, pertanto resta imputato con l’accusa di “ corruzione e finanziamento illecito “ nel processo “ Mafia Capitale “. Nel febbraio 2019 in 1° grado viene condannato a 6 anni, il 23 ottobre u.s. la Corte d’Appello di Roma lo ritiene nuovamente colpevole e conferma la condanna a 6 anni di reclusione.

Riteniamo utile per definire meglio il personaggio di cui stiamo parlando fornire dei dati conoscitivi della sua biografia politica. Sul finire degli anni ’60 la sua famiglia si trasferisce a Roma ed è in questa città che muove i primi passi all’interno della destra aderendo giovanissimo al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, diventandone in breve tempo segretario provinciale. Negli anni ’80 viene arrestato alcune volte, nel 1981 insieme con altri quattro “ camerati “ con l’accusa di aver partecipato ad un pestaggio nei confronti di uno studente di sinistra, ma successivamente verrà prosciolto da questa accusa. Nel corso del 1988 diventa segretario nazionale del Fronte della Gioventù succedendo a Gianfranco Fini e nel 1989 viene arrestato per aver organizzato una manifestazione non autorizzata a Nettuno, presso il cimitero americano, in occasione della visita dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America George Bush senior per ricordare i fascisti della Repubblica Sociale italiana, ma anche questa volta viene prosciolto. E’ tra coloro che contribuisce alla nascita di Alleanza Nazionale ed alla cosiddetta “ svolta di Fiuggi “,  che portò per così dire ad uno svecchiamento e “ superamento “ di un partito troppo apertamente legato alla storia del fascismo quale era il MSI-DN. Questa operazione di ripulitura politica consentirà ad Alleanza Nazionale l’ingresso nei successivi governi Berlusconi. Con Storace fonda l’organizzazione “ Area “  ed insieme  si candidano a rappresentare quella corrente politica definita “ destra sociale “ nel nuovo partito.

Alemanno nel 1990 è eletto nel consiglio regionale del Lazio, dal 1994 al 2008 è deputato della Repubblica, dal 2001 al 2006 ricopre la carica di ministro delle politiche agricole e forestali, durante questo mandato viene coinvolto, anche nello scandalo “  Parmalat  “, riguardante il latte venduto come fresco, ma che fresco non era, in ogni caso il Tribunale dei Ministri deciderà di proscioglierlo definitivamente da qualsiasi accusa, infine dal 2008 al 2013 sarà sindaco di Roma.

Alemanno successivamente dopo aver fallito la rielezione a sindaco di Roma fonda il movimento “ Prima l’Italia ” e approda in Fratelli d’Italia, è tra i promotori del movimento “ Azione Nazionale “ e dopo aver abbandonato Fratelli d’Italia, con la “ Destra “ di Storace, nel 2017 contribuisce alla nascita del “ Movimento Nazionale per la Sovranità “, di cui lui stesso diviene segretario mentre Storace verrà eletto presidente, incarico che quest’ultimo lascerà l’anno seguente a causa di dissidi con l’ex sindaco di Roma. Alle elezioni politiche del 2018 il nuovo partito eleggerà un senatore nelle liste della Lega e nel 2019 a seguito della condanna in primo grado per “ Mafia Capitale “ abbandonerà l’incarico di segretario e sul finire dello stesso anno lui con il “ Movimento Nazionale per la Sovranità “ confluirà nuovamente in Fratelli d’Italia.

In questi ultimi anni Alemanno ha collezionato una serie di insuccessi politici accompagnati da guai giudiziari che lo hanno portato ad essere indagato e/o processato per finanziamento illecito, abuso d’ufficio, illeciti legati alle procedure di nomine dirigenziali in Campidoglio, danno erariale per i quali è stato assolto o si è visto prescrivere o archiviare i capi d’accusa.

Pertanto ciò che per Alemanno pesa come una spada di Damocle è la condanna ricevuta al processo per l’inchiesta “ Mondo di Mezzo “, per il quale viene ritenuto “ l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione “ Mafia Capitale “ all’interno dell’amministrazione comunale “ per Salvatore Buzzi, personaggio noto nel mondo delle cooperative già dai tempi di Veltroni sindaco e Massimo Carminati. Quest’ultimo personaggio definitosi dichiaratamente fascista, amico di Giuseppe Valerio Fioravanti esponente di primo piano dei  N.A.R. ( Nuclei Armati Rivoluzionari ) gruppo terroristico fascista di cui lui stesso fu accusato di farne parte ed esserne l’anello di congiunzione con la “ Banda della Magliana “. Per queste imputazioni, anche se trascorrerà dei periodi in carcere, come anche per le accuse di omicidio del giornalista Mino Pecorelli, per il depistaggio delle indagini sulla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e per l’assassinio a Milano il 18 marzo 1978 dei due compagni del Centro Sociale Leoncavallo Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, ne uscirà sostanzialmente quasi sempre indenne, ma su Carminati sarebbe opportuno aprire un capitolo a parte.

L’aspetto processuale che accomuna i due gradi di giudizio è che in entrambi i casi il Pubblico Ministero abbia richiesto per Alemanno condanne inferiori a quelle comminate in giudizio, appunto a 6 anni di reclusione, nonché a pena pecuniaria. Evidentemente i giudici, anche in quest’ultimo grado di processo, non hanno ritenuto valide le argomentazioni poste in essere dagli avvocati Pietro Pomanti e Franco Coppi, difensori dell’ex sindaco di Roma, che avevano chiesto di assolvere Alemanno “ con la formula più ampia possibile dalle accuse di corruzione e finanziamento illecito “. C’è da chiedersi cosa accadrà se in Corte di Cassazione verrà confermata l’attuale condanna, per Alemanno si apriranno le porte del carcere?

 

 

 

 

 

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