“Confesso che ho vissuto”

L’Osservatorio riprende da www.patriaindipendente gli articoli di Gad Lerner e Laura Gnocchi sul progetto «Noi, partigiani» – archivio multimediale delle testimonianze partigiane promosso dall’Anpi col fondamentale contributo dello Spi Cgil – ha preso operativamente il via. Sono state infatti realizzate – col coordinamento di Laura Gnocchi e Gad Lerner – le prime 50 interviste in tutta Italia. Per avere più dettagli sul lavoro svolto fino a oggi abbiamo chiesto ai due coordinatori di raccontarcelo. Pubblichiamo di seguito i loro articoli. 

Da sinistra: il giornalista Gad Lerner, Andrea Liparoto, componente della Segreteria nazionale Anpi, la giornalista Laura Gnocchi alla presentazione del progetto “Noi, partigiani” svoltasi a Roma il 30 maggio scorso nella sede nazionale dell’Anpi

Gad Lerner: una corsa contro il tempo

Dopo le prime cinquanta interviste filmate a partigiane e partigiani d’Italia, possiamo ben dire che si tratta di un’esperienza commovente ed entusiasmante per noi che abbiamo la fortuna di viverla. Ma dobbiamo subito aggiungere che portare a termine in tempi ragionevoli questo progetto ambizioso, e più che mai necessario – intervistare tutti coloro che sono ancora in grado di rilasciare la propria testimonianza – richiede un forte impegno; una mobilitazione collettiva nella quale devono attivarsi le strutture territoriali dell’Anpi e gli Istituti storici della Resistenza, insieme ai giornalisti volontari, ai cineoperatori e allo Spi-Cgil da cui abbiamo ricevuto un sostegno prezioso.

Quasi sempre, nelle case dei partigiani che ci accolgono, vicino ai protagonisti delle testimonianze troviamo figli, nipoti, amici che al termine di un’ora d’intervista hanno gli occhi lucidi. Non esagero se vi racconto di avere percepito momenti di felicità condivisa, di gran lunga prevalente sulla malinconia. Provo spesso la sensazione di accostarmi a un tesoro nascosto.

Gad Lerner col comandante partigiano Germano Nicolini ”Diavolo” di Reggio Emilia

Emergono ricordi personali, episodi drammatici, dinamiche familiari, rievocazioni di figure ingiustamente dimenticate, ma anche riflessioni politiche significative sul cammino incompiuto del dopo Liberazione. Sapere che tutto ciò non andrà perduto, ma entrerà a far parte di una memoria collettiva condivisa, è di conforto per tutti i partecipanti, e sono convinto che si rivelerà prezioso non solo per i ricercatori ma per tutti i cittadini che vogliano tenere viva la consapevolezza di quali siano le radici della nostra democrazia: un bene sempre rimesso in discussione anche nel tempo contemporaneo, mai conquistato definitivamente.

Il nucleo del progetto “Noi, Partigiani” è un’indagine sulle scelte personali di ciascuno, sulle motivazioni che portarono giovani e giovanissimi ad assumersi il rischio del passaggio all’azione. Questo elemento di soggettività, spesso trascurato dagli storici del passato, assume sempre maggior rilevanza anche nella metodologia dei ricercatori impegnati nel filone della microstoria, nell’interpretazione “dal basso”, a partire dalle voci popolari, di quel passaggio storico fondamentale dalla dittatura alla democrazia.

Gad Lerner con, al centro della foto, il partigiano Pasquale Cinefra di Alessandria

In una seconda fase del nostro lavoro, naturalmente, sarà necessario raccogliere anche i materiali filmati in cui parlano i dirigenti scomparsi del movimento partigiano, le grandi personalità nazionali che guidavano i Cln e le Brigate, i comandanti partigiani delle cui gesta è rimasta solo una traccia nei singoli territori d’azione. Testimonianze sparse, spesso incise solo su vecchie pellicole o su dvd, che andranno censite, riordinate e messe a disposizione in un archivio nazionale che grazie ai nuovi strumenti digitali sarà fruibile a livello nazionale e internazionale. Ci siamo resi conto che in molti hanno già spontaneamente realizzato interviste filmate, spesso all’insaputa gli uni dagli altri, senza che finora si sia realizzato il coordinamento nazionale necessario. Guai se questi materiali andassero perduti o rimanessero dispersi. Ma tutto questo verrà dopo.

Intanto, lasciatemelo dire, siamo impegnati in una corsa contro il tempo. Laura Gnocchi ed io quasi tutti i giorni ci sentiamo in colpa apprendendo che è venuto a mancare un testimone prima che noi lo raggiungessimo con le nostre telecamere.

Gad Lerner con Enrica Morbello Core partigiana di Casale Monferrato (AL)

Il fatto che a parlare, oggi, siano donne e uomini che nel 1943 erano giovanissimi, talvolta solo adolescenti, perfino bambini, lungi dallo sminuire il valore del nostro progetto consentirà nel futuro di comprendere cosa è passato nella testa di quelle ragazze e di quei ragazzi chiamati a una scelta fatidica, con tutte le implicazioni di rischio personale che essa comportava: il ragazzo veneziano di buona famiglia che lascia il suo liceo un anno prima della maturità per andare in montagna in Friuli, senza avvertire i genitori; la quattordicenne sfollata in un casolare appenninico che si mette quasi per caso a fare la staffetta su e giù per i boschi; il suo coetaneo figlio di antifascista perseguitato che si separa dalla madre vedova e acquisisce dimestichezza nell’uso delle armi, trasformandosi da apprendista di fabbrica in combattente…                                                                                 Potrei continuare a lungo con gli esempi.

C’è chi ha dovuto raccogliere il corpo sfigurato dell’amico d’infanzia trucidato dai nazisti, chi è stato di persona sul luogo di stragi efferate come quella della Benedicta, chi ha attraversato posti di blocco portando nella borsa da levatrice delle bombe a mano… Potrei continuare a lungo.                                                 Solo una minoranza di loro nel dopoguerra ha proseguito nell’impegno politico militante. I più sono tornati a un’esistenza spesso umile e faticosa. Ma i legami intrecciati in quei pochi mesi di Resistenza sono proseguiti nel tempo e rimangono fondamentali per chi li ha vissuti. Chi è stato partigiano, resta partigiano per sempre.

Sono convinto che la nostra non sia soltanto un’opera di documentazione. Quando l’avremo portata a termine, costituirà un inedito monumento virtuale, al quale spero in futuro si possa rendere omaggio non solo attraverso la rete internet, ma anche in una apposita sede fisica: un memoriale della Resistenza italiana che al momento non esiste ancora.                                                                                                                                                    È solo un sogno? L’impegno di noi tutti lo sta già trasformando in realtà. Scusatemi, allora, se concludo con un invito dal tono brusco: sbrighiamoci!

Gad Lerner

P.S.: Io, per rispetto, le interviste le faccio tutte indossando la cravatta e dando del lei ai partigiani. Ma non è un dress code obbligatorio…

 

Laura Gnocchi col partigiano Giacomo Scaramuzza di Piacenza

Laura Gnocchi: ogni intervista è un dono prezioso

Si presenta così, appoggiandosi su due stampelle ma con indosso una tutina da ciclista, sì di quelle aderenti con i pantaloncini corti, un gigantesco cappello texano e occhiali da sole a specchio. Confesso che il mio primo pensiero, non commendevole, è stato: oddio, non è che voterà Salvini? Invece Mario è rimasto comunista come quando a quattordici- anni-quattordici salì in montagna. Si lamenta ancora oggi che lo misero a fare il garzone, vedi un po’… Non ha una bicicletta ma una di quelle motorette che usano gli anziani quando iniziano a camminare un po’ peggio e sulla quale sventola una bandierina dell’Anpi. E su un altro veicolo diversamente veloce, il deambulatore con cui si muove in una casa protetta, la staffetta Piera ha fissato una coccarda tricolore…

I partigiani sono il mito della mia infanzia. Papà in montagna, un nonno operaio comunista, l’altro nel Cln, persino il gatto di famiglia divenne il bersaglio degli alpini fascisti della Monterosa e finì tutte le sue nove vite su un muretto assolato. Così sono entrata in questa avventura entusiasta, ma con una sottilissima preoccupazione, quella che ha, o farebbe bene ad avere, chiunque stia per vedere da vicino un mito (come dire, se una sera per caso trovo Bruce Springsteen in piazza di Spagna e scopro che non compra la rosa che gli offrono?).

Beh, pericolo scampato. Le persone che ho incontrato in questi mesi sono dei miti. Simpatici, forti, insegnano, confermano commuovono.

Gad Lerner, Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi, e il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, alla conferenza stampa di presentazione del progetto “Noi, partigiani”. Foto: Imagoeconomica

L’idea, tanto per riassumerla, sarebbe quella di intervistare tutti i partigiani viventi. Lo so è tardi, bisognava svegliarsi prima, ma non è che fino a oggi la gente abbia dormito. Tante sezioni dell’Anpi mi hanno parlato di lavori fatti in precedenza, di interviste registrate ai comandanti, ci sono storici, registi, attivisti che hanno raccolto materiale prezioso.

Ecco, quello che io e Gad Lerner con la Presidenza nazionale dell’Anpi vorremmo fare è un Archivio nazionale delle videotestimonianze dei combattenti per la libertà.

Gad lo chiama monumento virtuale, chiamiamolo se volete un riconoscimento ai vecchi e un regalo ai giovani di buona volontà.

Per farlo si è già mobilitata tanta gente. Perché di quella generazione di fenomeni ce ne sono fortunatamente ancora parecchi. Hanno tutti dai 90 anni in su, qualcuno 100, qualcuno anche 101.

Come Mario, “romano de Roma”, 101 anni appunto, che durante l’intervista con Gad si è rivolto alla ragazza che faceva le riprese: signorina, se lei mi avesse conosciuto nel ’45, su di me ci avrebbe fatto un pensierino…

Finora abbiamo fatto una cinquantina di interviste tra Roma, Milano, Alessandria, Bolzano, Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Como, Varese, Bari e dimentico sicuramente qualcosa… Funziona così: riceviamo le segnalazioni dagli Anpi provinciali, prendiamo appuntamento con il partigiano o la partigiana, un videomaker e si accende la telecamera.   Non sono servizi da tg, ma testimonianze. Così la persona racconta, ricorda, anche a lungo, magari molto a lungo.

Ci sono quelli che te la spiegano in modo sintetico, rispondono alle domande come non avessero fatto altro in via loro.

Ci sono quelli che un po’ si perdono e bisogna riportarli sulla retta via (Gad in questo è maestro).

Per quasi tutti è importante ricordare i luoghi: ha presente, signora, dove c’era il forno di Mario? No, mi spiace non sono di Piacenza… Sa dove c’è il ponte sull’Adige? No, mi spiace non sono trentina… Ma a loro che tu venga da un’altra parte non importa, continuano a raccontare come se la toponomastica della memoria li aiutasse a creare i ricordi.

Accanto a loro ci sono spesso altre persone preziose: i dirigenti provinciali dell’Anpi. Fondamentali e appassionati nell’aiutare noi “foresti” ad orientarci, a illuminarci quando l’intervista scivola nel dialetto, a segnalare quell’episodio che magari sta per sfuggire.

E poi ci sono le persone che le interviste le fanno. Gad, io e tutti gli amici giornalisti che (ovviamente del tutto gratuitamente) prestano il loro tempo. La casa di produzione milanese che ci ha messo a disposizione i mezzi e ci ha fatto partire, i videomaker che le riprese le fanno gratis o a prezzo politico. E tante persone che si sono offerte da tutta Italia: alcune sono già in pista, con le altre mi scuso se non sono ancora riuscita a coinvolgerle.

Non so, io credo che qualcosa di buono ne verrà fuori. Che le testimonianze raccolte da noi e quelle già fatte e che speriamo di riunire in questo progetto, diventeranno davvero un monumento virtuale.

Intanto grazie. Di quel dono prezioso che ogni intervista mi ha lasciato: la sensazione che una parte giusta esista e che incontrare quelle persone ti ci avvicini un po’ di più.

Laura Gnocchi

 

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