Due storie del 900

L’Osservatorio: ancora sull’interpretazione oscena della Storia partorita giorni fa dal consiglio comunale di Verona.

                                                                                                                                                                Liliana Segre ha solo 13 anni quando entra nel campo di concentramento assieme ad altri 776 bambini. Entrata nella sezione femminile non rivedrà mai più il suo papà. Intanto anche i nonni paterni e i cugini di Liliana vengono arrestati, per essere portati al campo di Auschwitz; vengono uccisi lo stesso giorno del loro arrivo, il 18 maggio del 1944.

Viene tatuata al braccio con il suo numero di matricola “75190” e costretta ai lavori forzati presso la fabbrica “Union” che produce munizioni. Lavora per circa un anno per poi essere trasferita in Polonia a causa della chiusura del campo.

Giunta a Ravensbrück e poi nel campo di Malchow, situato a nord della Germania, Liliana Segre viene liberata il 1° maggio del 1945 dall’Armata Rossa.

Torna in Italia, a Milano, nel 1946: è fra i 25 sopravvissuti di età inferiore ai 14 anni.

La sua unica colpa l’essere Ebrea

 

 

Giorgio Almirante  quando diventa segretario di redazione del periodico “La difesa della razza” ha 24 anni,e non sembrandogli sufficiente l’impegno da scribacchino al servizio del regime,decide di sostenere l’ideale fascista arruolandosi subito dopo l’8 settembre 1943 settembre nella Guardia Nazionale Repubblicana di Salò.

 

Sempre nella RSI ,firma come vice del Ministro Mezzasoma i bandi di fucilazione per i renitenti alla leva repubblichina. E sembrandogli questo poco,partecipa in prima persona ai rastrellamenti anti-partigiani nel Nord Italia.

Roma: Almirante con i picchiatori contro gli studenti nel ’68

 

L’odio anti-comunista caratterizzerà tutta la sua carriera politica del dopoguerra,quando da segretario del MSI Movimento Sociale Italiano alla testa dei suoi squadristi parteciperà finché gli sarà possibile agli scontri fisici con gli avversari di sinistra.

 

 

Due storie del 900, l’una agli agli antipodi dell’altra,la storia di una incolpevole vittima e quella di un un consapevole carnefice,storie di drammi da un lato subiti e dall’altro generati,storie che sembravano non poter essere mai equiparate fino a qualche settimana fa,quando il consiglio comunale di Verona ha deliberato l’intitolazione di una via cittadina a Giorgio Almirante e la concessione alla senatrice Segre della cittadinanza onoraria.

Ciro Maschio e Giorgia Meloni

 

L’autore di questo scempio ha un nome Ciro Maschio presidente del consiglio comunale e deputato di Fratelli d’Italia sostenuto nella sua proposta da tutto il centro destra con in testa il sindaco Federico Sboarino

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