Il centrosinistra di Montecatini sdogana i fascisti

 

L’Osservatorio: riprendiamo l’articolo di Ascanio Bernardeschi pubblicato sul sito la Città futura

Il male minore conduce spesso al male peggiore. Il comune di centrosinistra di Montecatini flirta con le destre e decide di intestare una piazza a un fascista.

 

03/08/2019

 

Ascanio Bernardeschi

Montecatini Val di Cecina è un vasto comune di origine medievale alle pendici di un colle posto fra Volterra e il mare. La sua storia è significativa. Fino al 1907 l’attività prevalente era quella mineraria. La locale miniera di rame era la più importante d’Europa.

Data anche la sua configurazione sociale, fu il primo comune della Toscana a maggioranza socialista, ma il Sindaco, eletto all’unanimità, non poté essere riconosciuto dal Regno in quanto si rifiutò di giurare fedeltà alla Monarchia.

Durante l’occupazione nazista fu teatro di significativi episodi della lotta partigiana e molti suoi cittadini aderirono alla brigata “Otello Gattoli”. Alcune famiglie montecatinesi cercarono di porre argine alle leggi razziali e al folle progetto di sterminare gli ebrei, rischiando feroci rappresaglie, e fornirono riparo a cittadini perseguitati. Nel referendum del 1946 la repubblica vi prevalse con oltre il 70 per cento di voti.

Da allora si sono sempre avvicendare alla guida del Comune giunte di sinistra o di centrosinistra e anche nelle ultime elezioni (2018) il Sindaco Cerri, centrosinistra, ha prevalso sul candidato di destra con oltre l’88% dei consensi.

Risulta quindi incomprensibile e offensiva di queste tradizioni la decisione unanime del Consiglio comunale di intestare una piazza cittadina a Sergio Ramelli, un giovane militante fascista milanese, ucciso nel 1975 da un gruppo di compagni facenti capo all’organizzazione Avanguardia Operaia, santificato e “onorato” da parte dei camerati con tanto di esibizione di saluti romani e alla presenza del noto fucilatore di partigiani Giorgio Almirante.

Ammazzare, in tempo di pace, è un deprecabile delitto ma non dà titolo alla vittima di vedersi intestare vie e piazze a prescindere dalle sue qualità, dalle azioni svolte in vita, dal contesto in cui ha perso la vita. Ramelli fu ucciso in un periodo in cui la violenza era all’ordine del giorno e proveniva prevalentemente proprio dai propri camerati e forse da egli stesso. Sempre nel 1975, per esempio, venne ucciso a Milano per mano dei fascisti Alberto Brasili. Tre anni dopo vennero uccisi Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (detto Iaio), del Centro sociale Leoncavallo. Per non parlare delle numerose vittime della strage di Piazza Fontana, effettuata da gruppi fascisti in combutta con apparati dello Stato.

Perché si è scelto di intestare la piazza proprio a quel fascista e non, per esempio, ai morti di Reggio Emilia, caduti sotto i colpi della Polizia al servizio del governo filofascista di Tambroni?

Il Secolo d’Italia ha elogiato il provvedimento, non nascondendo la propria soddisfazione per il fatto che giungeva da una amministrazione “rossa” promuovendo Montecatini a “capitale d’Italia della pacificazione politica” e della fine della contrapposizione fra ideologie. E anche il Sindaco Cerri ha motivato la decisione con la pacificazione. Quale pacificazione? Quale messa sullo stesso piano delle varie ideologie? Il fascismo è responsabile dell’incarceramento e della morte di numerosi compagni e antifascisti, delle devastazioni delle case del popolo e delle sedi di sindacati e partiti antifascisti, del rogo di libri, del Decreto della Razza, dell’avventura coloniale e dell’occupazione della Jugoslavia e della Grecia, delle stragi di popolazioni inermi effettuate, anche in prossimità di Montecatini, nel corso dell’occupazione tedesca.

Sorprende anche l’intempestività della decisione. Essa viene in un momento in cui va di moda riscrivere la storia per occultare queste responsabilità, per fare confusione fra vittime carnefici; in cui il Ministro dell’Interno se la prende con gli immigrati e con i centri sociali e amoreggia invece con i gruppi neofascisti, diffondendo a mani piene odio razziale e anticomunismo; in cui si scrivono leggi, come il Decreto sicurezza, che limiteranno le possibilità di opposizione e resistenza alle prepotenze padronali e politiche; in cui si scrivono leggi che, insieme all’autonomia, differenziano i diritti dei cittadini in base alle risorse delle rispettive regioni.

Mentre il Comune prendeva questa decisione, nel capoluogo provinciale di Pisa avveniva lo sgombero del Galeone Occupato a dimostrazione che la destra autoritaria non è da tempo un fenomeno folcloristico ma gestisce il potere. Perciò si tratta di un provvedimento, quello di Montecatini, che costituisce oggettivamente un assist alla peggiore destra, la quale sta sfondando tutte le linee difensive perché è ben sostenuta dai poteri economici, ma anche per l’insipienza della “sinistra ragionevole”. Il fascismo è un crimine, ma un crimine ben visto in epoca di crisi da ampi settori del capitalismo. È la risposta violenta del padronato, alternativa a quella delle concessioni riformiste, contro le classi lavoratrici. La “sinistra ragionevole” a Montecatini come in Italia, non l’ha ancora capito e preferisce galleggiare, magari con “moderazione”, se e quando le riesce essere moderata, sulla corrente che conduce all’abisso. Sulla questione dell’emigrazione, sulle questioni sociali, su quelle della partecipazione popolare e dei diritti il “male minore” rappresentato dal centrosinistra conduce sempre inesorabilmente al male peggiore, come quando i partiti riformisti votarono i crediti di guerra per far partecipare i rispettivi paesi al macello della prima guerra mondiale, che partorirà di lì a poco il fascismo. Dovrebbero ricordarselo d’ora in poi coloro che alle elezioni hanno fin qui scelto il meno peggio turandosi il naso.

03/08/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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