Inchiesta “88”: Donbass, mercenari neonazisti e “rosso-bruni”

ancora sul conflitto Ucraino e sulla presenza di fascisti italiani su entrambe le sponde del conflitto: l’idea di prepararsi alla lotta armata in Italia?

da “La Bottega del Barbieri” del 7 ottobre 2018 Redazione                                                                                                        un commento di Saverio Ferrari

C’è chi sogna una nuova “impresa fiumana”: quel che emerge dall’inchiesta di Genova ma che è sfuggito alle cronache

È dei primi d’agosto la notizia, riportata dai principali quotidiani, dei mandati di cattura emessi dal Gip del Tribunale di Genova, Ferdinando Baldini, nei confronti di sei uomini, di cui quattro italiani, per associazione a delinquere finalizzata al reclutamento di mercenari, per lo più fascisti, da inviare nelle milizie filorusse che combattono nel Donbass.

Andrea Palmeri e Irina Osimova,citata più avanti nell’articolo

L’inchiesta denominata «88», dal numero che negli ambienti neonazisti viene usato come saluto al posto di «Heil Hitler», era partita nel 2013 dal circuito naziskin ligure, prossimo «all’aggregato milanese di Lealtà azione», e aveva evidenziato la storia di alcune note figure della galassia nera, tra gli altri quella di Andrea Palmeri di Lucca, già leader del gruppo ultras Bulldog 1998 e di Forza nuova, resosi latitante nel maggio 2014 dopo una condanna per associazione a delinquere e finito a combattere nel Donbass. Ma dalla lettura delle 130 pagine dell’«Ordinanza applicativa delle misure cautelari» emergono molte altre interessanti notizie, ben più di quanto evidenziato nelle cronache delle scorse settimane. In principal modo relative al ruolo centrale di un’organizzazione, Millennium-Pce (Partito comunitarista europeo), guidata dal 24enne Orazio Maria Gnerre, proveniente dalla destra radicale (un passato dallo stesso rivendicato), che più volte negli anni scorsi aveva tentato a Milano di accreditarsi a sinistra, partecipando a manifestazioni e iniziative pubbliche anche in ambito universitario, mimetizzandosi dietro a slogan e parole d’ordine contro la «globalizzazione» e «l’imperialismo».

Le indagini hanno svelato come Gnerre di Millennium mantenesse stretti rapporti con Andrea Palmeri e svolgesse la funzione di reclutatore di mercenari di orientamento neonazista da inviare nel Donbass, arrivando anche a partecipare nel marzo 2015, insieme a Luca Pintaudi (anche lui indagato), a San Pietroburgo, al Forum internazionale conservatore russoIl Forum organizzato dal partito Rodina, con il patrocinio del Cremlino, aveva visto la partecipazione di «numerosi militanti neonazisti, antisemiti ed omofobi», tra cui (citiamo dall’ordinanza) Alexey Milchakov, il comandante dell’«unità neonazista Dshrg Rusich», esponenti del «movimento di estrema destra Lotta per il Donbass», Roberto Fiore leader di Forza nuova, Luca Bertoni dell’Associazione Lombardia-Russia e Irina Osipova di Rim-Giovani italo-russi

Irina Osimova,candidata da Fratelli d’Italia al Comune di Roma nel 2016

associazione nata nel 2011 per creare una comunità di russi a Roma aperta ai giovani italiani.

È un dato di fatto che nel Donbass combattano fianco a fianco gruppi di mercenari e di miliziani di orientamento opposto, pagati in dollari dall’autoproclamata Repubblica popolare. Si va dall’Unità 404 promossa dal movimento politico Essenza nel tempo, che persegue nel suo programma la rifondazione dell’Urss (uno degli indagati di origini albanesi che operava a Milano come capo-fila della rete di reclutamento, apparterrebbe a questo gruppo) fino alla già citata Dshrg Rusich-Kolovrat division, schierata a Lugansk nel Donbass, composta da neonazisti in prevalenza di origine slava.

Così come è un dato di fatto che nella Costituzione della Repubblica popolare di Donetsk adottata il 14 maggio 2014 (l’altra Repubblica popolare del Donbass è quella di Lugansk) venga vietata l’omosessualità (art. 31.3), si imponga la religione cristiano-ortodossa come religione di Stato (art. 9.2), si vieti l’aborto (art. 3 e 12.2) e si esaltino i valori tradizionali religiosi, sociali e culturali del «Mondo Russo» (art. 6.5).

È questo scenario, con la sua complessità determinatasi a seguito delle vicende ucraine, le sue ambiguità e trasversalità, a favorire ipotesi, anche in Italia, di superamento della dicotomia destra/sinistra e fascismo/antifascismo. Millennium sostiene che per poter «combattere l’imperialismo di matrice statunitense, erede di quello anglosassone, un nemico dalle numerose facce rappresentato dal capitale finanziario», è necessario puntare ad alleanze con «la Russia e la Cina» e costruire «un movimento senza più distinzioni tra destra e sinistra».

«Per noi», dirà Gnerre in una conversazione intercettata, «il Donbass deve rappresentare la Fiume che era nel Novecento».

Da qui anche la costituzione di un Coordinamento solidale per il Donbass per far da ponte fra «l’estrema sinistra e un certo tipo di destra radicale». Teorie e pratiche pseudo rivoluzionarie non nuove, rosso-brune, manifestatesi per la prima volta in Germania nei primi anni Venti con la corrente «nazional-bolscevica» (Lenin la definì una «madornale assurdità»), poi in altri Paesi nel dopoguerra con il cosiddetto «comunitarismo» tramite gruppi come Jeune Europe, fondata dall’ex nazista belga Jean Thiriart. In Italia, nel 1969, un tentativo della stessa natura fu operato da Lotta di popolo. Si scoprirà anni dopo come alcuni suoi dirigenti se la intendessero con i servizi segreti. Oggi a rivitalizzare queste correnti sono figure come il russo Aleksandr Dughin, fautore della fusione «di destra e sinistra contro le élite» per «un ritorno ai valori della tradizione, della famiglia, delle identità». Uno dei laboratori sta nel Donbass. Anche da noi qualcuno ci guarda, da destra.

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