La Guerra civile spagnola

La Guerra Civile spagnola è considerata la “prova generale della seconda guerra mondiale”, avendo visto, in primo luogo, la contrapposizione tra gli schieramenti che qualche anno dopo si sarebbero affrontati nel conflitto globale, ovvero le forze fasciste, sostenute economicamente e militarmente dall’Italia mussoliniana e dal Terzo Reich, e le forze repubblicane, appoggiate innanzitutto dall’Unione Sovietica. In secondo luogo, la guerra di Spagna è prova generale anche perché rappresenta, per gli schieramenti contrapposti, l’occasione per testare nuove armi e strategie, tra le quali il bombardamento terroristico diretto a colpire strutture civili, e quindi la popolazione, e la guerriglia, le cui tecniche verranno riprese dai movimenti europei di Resistenza al nazifascismo.
La Guerra civile spagnola non è frutto unicamente del clima politico europeo degli anni Trenta del XX secolo, ma ha radici profonde nella storia del ‘900. Nel 1902 Alfonso XIII diviene re e rafforza l’alleanza della monarchia con clero, aristocrazia, alta borghesia ed esercito, favorendo così, per reazione, l’affermazione dei movimenti socialisti e sindacalisti rivoluzionari fra le classi popolari. Al termine della Grande Guerra, anche la Spagna vive un’intensa stagione di agitazioni politiche, note come “triennio bolscevico” (1918-1921). Nel contesto di crisi del sistema politico, in alcuni settori della destra tradizionale si fa strada l’idea di dare vita ad una versione spagnola del fascismo, che rispecchi i desideri della destra autoritaria riproponendoli in chiave moderna, e che sconfigga definitivamente le organizzazioni di sinistra. Il progetto di “rivoluzione dall’alto” si traduce nella dittatura del generale Miguel Primo de Rivera (1923-1930), che trasforma in linea politica i valori e lo spirito corporativistico dell’esercito. Il nuovo rapporto fra corona e forze armate sarà la base del quarantennio franchista. Vista dall’Italia fascista, la Spagna appare una “nazione sorella”; Mussolini pensa all’alleanza con il generale de Rivera come possibilità di ripristinare il controllo “latino” sul Mediterraneo. Successivamente, l’avvento del “generalissimo” Francisco Franco rafforzerà queste speranze.
La crisi economica globale del 1929 esaspera anche la situazione sociale interna alla Spagna. Il governo di Primo de Rivera non sopravvive alle pressioni del paese, che chiede il ripristino del regime costituzionale. Primo de Rivera si ritira nel 1930 ed è sostituito da altri alti ufficiali. Alle elezioni del 1931 lo schieramento repubblicano vince in molte città, e ciò provoca il crollo della monarchia e l’avvento della Seconda Repubblica Spagnola. Questa, tuttavia, si trova a dover gestire la difficile eredità economica e sociale del regime precedente. La crisi incide inevitabilmente sulla popolarità delle sinistre e così, già alle elezioni del ’33, la Repubblica subisce una sterzata a destra, ricordata come “biennio nero” (1934-35). A questo segue un nuovo cambio di rotta: alle elezioni del febbraio 1936, infatti, vince il Frente Popular (che unisce repubblicani, socialisti, comunisti e parte degli anarchici), e ciò finisce con il preoccupare la destra filofascista, che inizia a pensare a un atto di forza. L’alleanza con l’esercito è così scontata, e coincide con un’intensa attività ostruzionista nei confronti dell’operato del governo, peraltro attaccato da una feroce campagna di stampa, che diffonde l’idea di una cospirazione anarco-comunista evitabile solo affidando la nazione al suo storico difensore, per l’appunto le forze armate. Il golpe reazionario prende le mosse, nel luglio 1936, nel protettorato marocchino, in cui è di stanza parte dell’esercito iberico al comando di Francisco Franco. L’esercito si ammutina il 17 luglio e pochi giorni dopo l’aviazione tedesca e italiana danno vita a un ponte aereo fra il Marocco e Siviglia, per il trasporto delle milizie franchiste in continente. Da allora in poi Germania e Italia forniscono alle truppe di Franco un notevole contributo in uomini, armi, mezzi. Intanto, la Francia, che è governata dal Fronte popolare, propone alle altre potenze europee la creazione di un “Comitato di non Intervento negli affari di Spagna”, al quale aderiscono formalmente anche Germania e Italia, che in realtà continuano a sostenere le forze reazionarie. La Germania nazista utilizza il conflitto spagnolo per mettere alla prova le sue nuove forze armate, in particolare l’aviazione, che nell’aprile 1937, con il sostegno italiano, rade al suolo la cittadina di Guernica (Paesi Baschi), che diverrà, anche grazie a un famoso dipinto di Pablo Picasso, il simbolo della guerra terroristica contro i civili. L’Italia fascista invia un contingente di 70.000 uomini (T. Detti, G. Gozzini, Il Novecento, Bruno Mondadori, 2002) e, nel marzo 1938, si rende responsabile, tra le altre cose, del bombardamento terroristico su Barcellona.
La repubblica reagisce con prontezza, sostenuta, dal settembre del 1936, dalle Brigate Internazionali, composte, su iniziativa dell’Internazionale comunista, da volontari che accorrono da tutta l’Europa e da vari paesi del mondo. Questi volontari, nel novembre 1936, respingono l’offensiva dei franchisti a Madrid. Pur con difficoltà, la Repubblica resiste per quasi due anni, ma nel marzo 1938 una grande offensiva delle truppe franchiste fa perdere terreno ai difensori e, di fatto, spezza in due il territorio repubblicano. I militari conquistano città dopo città e il 26 gennaio 1939 prendono Barcellona, centro nevralgico della resistenza. Il 28 marzo, dopo che Francia e Inghilterra ne hanno già riconosciuto il governo, Franco entra a Madrid e annuncia la resa dell’esercito repubblicano. Nominato “Generalissimo di tutte le forze armate e capo del governo dello stato spagnolo” a guerra ancora in corso, Francisco Franco associa immediatamente alla strategia bellica una studiata campagna propagandistica incentrata, sulla scorta del modello fascista, sul culto della personalità e, dato il sostegno del clero, sulla “santità” del proprio compito. Il partito della Falange, d’ispirazione fascista, è scelto come strumento adatto a colmare il vuoto ideologico del colpo di stato franchista.
La dittatura spagnola ha fine solo con la morte naturale del caudillo (il condottiero), avvenuta nel 1975. Franco, che sceglie di non entrare in guerra durante il secondo conflitto, sa adattarsi ai tempi. Quando gli equilibri internazionali cambiano, nel 1945, fa leva sul proprio cattolicesimo e soprattutto sul proprio anticomunismo, trasformandosi in un utile alleato delle potenze occidentali – quegli stessi stati che hanno sconfitto il nazifascismo – impegnate nella Guerra Fredda. L’identificazione con la chiesa equivale a non presentarsi agli occhi del mondo come un residuo dei regimi totalitari che hanno portato alla seconda guerra mondiale. Grazie a questo ruolo la chiesa e la cultura cattolica ottengono un controllo politico, economico e culturale quasi totale sulla società spagnola. La transizione alla democrazia avviene per iniziativa di Juan Carlos I, re dal 1975. Nel 1978 è promulgata la Costituzione.

La Falange Española
La Falange Española è un piccolo ma importante partito fondato il 29 ottobre 1933 da José Antonio Primo de Rivera, figlio del dittatore che ha guidato la Spagna dal 1923 al 1930. Il neonato movimento si unisce presto alle Jons, le giunte rappresentanti il sindacalismo nazionalista. Il giovane Primo de Rivera mira a individuare la via spagnola al fascismo, attraverso un acceso nazionalismo e la creazione dell’uomo nuovo, eroico, con istinto distruttivo e creativo insieme, votato alla violenza e all’azione. Baluardi del nuovo regime voluto dalla Falange: la tradizione e la religione, scelte a fondamento di uno stato totalitario diretto da un partito unico, come nel modello italiano.
I politici e gli intellettuali che si radunano attorno a Primo De Rivera auspicano una politica di riforme economiche e sociali radicali che reinseriscano la Spagna fra le grandi nazioni europee, così come Mussolini, un modello da seguire, è stato in grado di fare per l’Italia.
La Falange, tuttavia, non riscuote i successi sperati nel contesto della destra tradizionalista spagnola. Nelle elezioni del 1936, pur tentando diversi sodalizi, la Falange è costretta a presentarsi da sola, con un programma elettorale comprendente la riforma agraria, la promozione dell’industria locale e la piena occupazione.
La vittoria delle sinistre è schiacciante, mentre nessun candidato falangista risulta eletto. La reazione di Primo de Rivera e dei suoi è tanto violenta quanto strumentale, e finisce con l’attrarre molti di coloro che credono di intravedere nel Fronte popolare la minaccia di una rivoluzione bolscevica. Le continue incursioni contro rappresentanti del Fronte non fanno che acuire il clima di tensione che la Spagna vive in quel momento, e che finirà con il favorire il golpe franchista. Il governo, non riuscendo a porre fine alle violenze, che sono ormai quotidiane, decide di sciogliere e dichiarare fuori legge la Falange. Primo de Rivera e altri membri del partito vengono arrestati. Processato da un tribunale popolare durante la guerra civile, Primo de Rivera viene fucilato il 20 novembre 1936. La storia del suo partito, tuttavia non si interrompe: durante la guerra civile, la Falange viene utilizzata dalle forze franchiste per la persecuzione degli oppositori; nel 1937 rifluisce nella FET (Falange Española Tradicionalista), partito unico del regime di Franco.

Le Brigate Internazionali
“Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli,
figli della Spagna immortale,
e nei giorni più duri della nostra guerra,
quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata,
foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali,
che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,
il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio”.
Dolores Ibarruri
Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1939)
Nei mesi successivi allo scoppio della guerra civile, le forze politiche e sindacali legate al Fronte Popolare organizzano la difesa della Repubblica creando colonne armate alle quali, progressivamente, si uniscono volontari provenienti da tutto il mondo.
Tra queste colonne si distinguono la Colonna Durruti, guidata dal popolarissimo comandante anarchico Buonaventura Durruti (1896-1936), che cadrà nella difesa di Madrid, e il Quinto Reggimento, creato dai comunisti e comandato da Enrique Lister (1907-1994) e Juan Modesto (1906-1969).

Giovanni Pesce, comunista e gappista,combatté in Spagna con le Brigate Internazionali

I volontari delle Brigate Internazionali, promosse, organizzate e radunate in Spagna dall’Internazionale comunista, provengono da 52 paesi diversi, sono circa 40.000 e migliaia di loro moriranno in combattimento. In tutti i paesi europei e in America si moltiplicano le iniziative e le raccolte di aiuti a favore della Repubblica. Nascono così organismi quali il Comitato internazionale per l’aiuto al popolo spagnolo e il Soccorso Rosso internazionale.
Secondo l’opinione di molti storici, la sconfitta della Repubblica è in gran parte dovuta alle divisioni interne al Frente Popular. Fra le sue fila, infatti, prevale la frammentazione, la dispersione delle risorse economiche, militari e umane. A seconda delle zone, il potere, e di conseguenza la gestione delle azioni, è in mano a gruppi diversi che non riescono a coordinarsi, e nei quali si riflettono le contraddizioni dell’antifascismo e del socialcomunismo mondiale, le difficolta con gli anarchici etc. La guerra, combattuta contro un esercito vero e proprio, strutturato e bene armato, finisce con l’essere ingestibile.
Si cementano i contrasti dovuti ai differenti obiettivi sociali e politici, aggravati dall’ingerenza dell’unico sostenitore economico della Repubblica – l’URSS di Stalin – che mira ad affermare la supremazia comunista all’interno dei resistenti, anche a rischio della perdita di posizioni, come di fatto avviene durante i quattro giorni di scontro armato a Barcellona nel 1937, scontri interni fra comunisti da una parte e anarchici e POUM – Partito Operaio di unificazione marxista – dall’altra. Il POUM viene addirittura dichiarato fuorilegge nel 1938 dal fronte repubblicano filogovernativo e i suoi leader arrestati e, perlopiù, assassinati.
In tale contesto, Francisco Franco non può che avere la meglio. Dopo la conferenza di Monaco, nella quale si discute la sorte del territorio cecoslovacco dei Sudeti, che viene praticamente regalato a Hitler da Gran Bretagna e Francia, l’Unione Sovietica abbandona l’idea di un’alleanza con le potenze democratiche e finisce con l’interrompere l’invio di aiuti in Spagna. La strada per la vittoria di Franco è spianata.

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