Nuove richieste di condanna per 23 persone di Stormfront

L’Osservatorio: dal sito Cronache di Ordinario Razzismo riportiamo l’articolo pubblicato il 4 febbraio 2020 sui procedimenti del PM Luca Tescaroli contro Stormfront che ha chiesto quasi 50anni di carcere a carico di 23 persone

Stormfront.org, il portale che si autodefinisce “The white nationalism community”, la comunità virtuale del nazionalismo bianco, torna alla ribalta delle cronache, anche se la stampa sembra non accordargli più la stessa importanza che in passato (a parte poche righe dell’Adnkronos, solo il Corriere della Sera ne ha parlato).

Il pm Luca Tescaroli, oggi procuratore aggiunto a Firenze, già protagonista negli anni passati di tutti i procedimenti contro Stormfront, ha chiesto quasi 50 anni di carcere totali a carico di 23 persone (e per altre tre è intervenuta la prescrizione).

Le accuse sono, a seconda delle posizioni, di minacce e diffamazione «finalizzate all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi, mediante la diffusione di idee fondate sulla superiorità della razza bianca». In particolare, gli imputati, tra il 2011 e il 2012, avrebbero pubblicato sulla sezione italiana del forum ‘Stormfront’ post contro migranti, ebrei e responsabili istituzionali (tra i quali, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio e all’epoca ministro per l’integrazione nel governo Monti, esponenti della comunità ebraica, lo scrittore Roberto Saviano, l’ex sindaco di Lampedusa Maria Nicolini, giudici e giornalisti accusati di minacciare i loro «valori»).

Se il giudice desse ancora una volta ragione all’accusa, si tratterebbe dell’ennesima pesante condanna nei confronti dei gestori/collaboratori di questa piattaforma, che malgrado gli oscuramenti, resiste imperterrita, dentro e fuori il web.

Ma facciamo un passo indietro. Il primo articolo pubblicato per denunciare i contenuti antisemiti e xenofobi del forum Stormfront risale al 19 novembre 2008, scritto dal giornalista Marco Pasqua. Da quel giorno, la strada percorsa è stata lunga e tortuosa. Esattamente quattro anni (e numerosi articoli) dopo, la polizia postale e la Digos sono riusciti a dare un nome alle mani che affidavano a quel sito commenti di stampo antisemita e razzista. Anni di indagini, denunce e interrogazioni parlamentari, e poi di udienze e sentenze.

Le indagini hanno visto il susseguirsi di due “operazione Stormfront” del novembre 2012 e del novembre 2013. Il processo relativo alla prima indagine si è concluso, per i quattro arrestati, con la condanna a pene che variano da 3 anni a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Ma ciò non è stato sufficiente ad arginare questo movimento, capace di passare abilmente dall’online all’offline. E quindi si sono susseguite altre indagini e nuovi processi. Alcuni dei quali, come quest’ultimo, ancora in corso.

«Sono affiorate — ha dichiarato il pm — condotte riprovevoli, penalmente rilevanti, che rientrano nel fenomeno criminale degli “hate speech”, con la concreta prospettiva di attuare le condotte d’odio e di istigazione alla violenza tramite il volantinaggio, la traduzione di testi nei quali si propugna una lotta senza quartiere a “negri”, “ebrei”, “ispanici” e “zingari” e contenenti informazioni pratiche su come realizzare ordigni, fino ad arrivare alla formulazione di un progetto per la realizzazione di una struttura operativa per la realizzazione dei loro scopi in modo concreto».

Tescaroli, che ha istruito il primo processo conclusosi con la condanna, per la prima volta, “per associazione a delinquere finalizzata all’incitamento alla discriminazione alla violenza per motivi razziali attraverso un sito internet”, è tornato in aula con le stesse ipotesi nei confronti di altri imputati anche nel secondo processo, accusati di aver diffamato personalità della Comunità ebraica, istigato a compiere azioni violente nei confronti di ebrei e persone nere, e di aver divulgato idee razziste.

Gli stessi capi d’accusa vengono ancora riproposti in queste ultime richieste di condanna. Dovremo ancora una volta attendere il corso della giustizia, che tuttavia non tiene conto dell’estrema pericolosità e delle concrete ripercussioni nella vita reale di tali condotte.

Il passaggio auspicabile e successivo alla condanna dovrebbe essere quello della messa in campo di concrete misure di contrasto che sappiano passare, esattamente come Stormfront, dall’online all’offline, e viceversa, in modo efficace.

 

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