Ordine Nuovo e Rutilio Sermonti : a volte ritornano

di seguito l’articolo di Marco Santopadre pubblicato su “Contropiano” il 22 Dicembre 2014 che denuncia la continuità tra i fascisti repubblichini e quelli dei giorni nostri. (Rutilio Sermonti muore il 15 Giugno 2015 ad Ascoli Piceno)

E’ una linea nera che parte direttamente dalla Repubblica di Salò e arriva ai giorni nostri. L’operazione «Aquila Nera», al di là degli incerti sviluppi giudiziari che si vedono all’orizzonte, scoperchia per l’ennesima volta il vaso dell’eversione nera italiana: una tentazione mai morta, tra golpe tentati o messi in scena, stragi riuscite e personaggi misteriosi che entrano ed escono dalla storia. 
Rutilio Sermonti ha 93 anni, repubblichino, fondatore dell’Msi prima e di Ordine Nuovo dopo, adesso trascorre la sua vecchiaia a Colli del Tronto, paesino di poche migliaia di anime alle porte di Ascoli Piceno. E’ lui, per gli investigatori della procura di L’Aquila, la «mente» di questa Avanguardia Ordinovista che progettava attentati contro banche, questure, prefetture, uffici di Equitalia e luoghi d’incontro per cittadini extracomunitari. Non solo. Sermonti sarebbe anche «l’estensore di una nuova costituzione repubblicana basata su un ordine costituzionale marcatamente fascista».
Barba bianca, pipa in bocca, parlata resa sempre più incerta dall’avanzare dell’età, Sermonti è avvocato, ma anche sedicente artista, intellettuale, «vecchio saggio» a disposizione dei camerati nel nome di una fedeltà al Duce mai sopita nei decenni. Volontario dell’esercito regio nella Seconda Guerra Mondiale, poi camicia nera al servizio di Hitler quando la guerra dell’Asse era già perduta. Dopo la fine delle ostilità decise di accodarsi ad Almirante, ma quando durante l’era Michelini non gradì l’atlantismo della Destra Nazionale e il dialogo con la Democrazia Cristiana uscì dal Msi contribuendo a fondare “Ordine Nuovo” per poi rientrare nel partito in occasione della vittoria dell’oltranzista Pino Rauti.
Negli ultimi anni si era assai avvicinato a Forza Nuova, che lo ha più volte candidato alla carica di presidente della Provincia di Latina, anche se con scarsi risultati.
Copiosa la sua produzione di libri su tutto lo scibile umano – dalla questione ambientale allo spiritualismo indiano, fino alla lotta contro le teorie darwiniane, proseguendo il lavoro di suo fratello Giuseppe, genetista e acerrimo critico dell’evoluzionismo – tanto da accreditarlo come sorta di guru, di intellettuale. Poco adatto, vista l’età, alla parte combattente del progetto eversivo ma assai utile per aumentare la credibilità dei continuatori di Ordine Nuovo tra i camerati di diverse tendenze.
Anche alcuni quotidiani lo hanno recentemente intervistato su temi legati all’ecologia (!) mentre vari suoi articoli giravano su alcuni dei siti della variegata galassia rossobruna.
Negli anni passati, quando l’eversione nera in Italia era attiva e confezionava stragi e attentati con la complicità di parte dell’apparato statale, Sermonti era legato ad un altro ascolano, Gianni Nardi, arrestato nel 1972 mentre tornava dalla Svizzera carico di armi ed esplosivi in compagnia di un’attrice porno tedesca e di un altro camerata romano. Nardi era il numerario 0565 della lista stilata dai servizi segreti italiani per ipotetici contatti in favore della costituzione di Gladio, la rete militare segreta che sarebbe dovuta entrare in funzione in caso di colpo di stato (o di ascesa al potere) comunista. Nel 1976, Nardi morì a Maiorca, in Spagna, vittima di un misterioso incidente stradale. Nel 1993 Donatella Di Rose, alias «Lady Golpe», parlò di riunioni segrete per programmare un colpo di stato insieme con alti esponenti delle forze armate italiane e proprio Nardi, defunto da 15 anni. Il suo corpo fu riesumato (e riconosciuto) nel giro di una settimana, ma fu così che si cominciò a parlare di “Gianni il nero” come dell’uomo che visse due volte.
Lady Golpe fu, giustamente, considerata alla stregua di una mitomane. Nei suoi discorsi sconclusionati, tuttavia, un fondo di verità c’era: e cioè che le storie di Gianni Nardi e di tanti altri camerati è custodita soprattutto nei salotti della vecchia nobiltà nera, quella che negli anni non ha mai completamente abbandonato il proposito di rovesciare «l’ordine democratico» a colpi di bombe e fucili. Ogni tanto emerge un nuovo pezzo di questa storia nera. Sempre più triste, sempre più ridicola. Ma con le armi vere, e pronte a sparare.

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