Resistenza a Roma

 

Una cronologia

(a cura di Aldo Pavia)

 

(Renato Guttuso – La Resistenza)

 

 

Libertà

Sui miei quaderni di scolaro

Sui miei banchi e sugli alberi

Sulla sabbia e sulla neve

Io scrivo il tuo nome

 Su tutte le pagine lette

Su tutte le pagine bianche

Pietra sangue carta cenere

Io scrivo il tuo nome

 Sulle dorate immagini

Sulle armi dei guerrieri

Sulla corona dei re

Io scrivo il tuo nome

 Sulla giungla e sul deserto

Sui nidi sulle ginestre

Sull’eco della mia infanzia

Io scrivo il tuo nome

 Sui prodigi della notte

Sul pane bianco dei giorni

Sulle stagioni promesse

Io scrivo il tuo nome

 Su tutti i miei squarci d’azzurro

Sullo stagno sole disfatto

Sul lago luna viva

Io scrivo il tuo nome

 Sui campi sull’orizzonte

Sulle ali degli uccelli

Sul mulino delle ombre

Io scrivo il tuo nome

 Su ogni soffio d’aurora

Sul mare sulle barche

Sulla montagna demente

Io scrivo il tuo nome

 Sulla schiuma delle nuvole

Sui sudori dell’uragano

Sulla pioggia fitta e smorta

Io scrivo il tuo nome

 Sulle forme scintillanti

Sulle campane dei colori

Sulla verità fisica

Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati

Sulle strade aperte

Sulle piazze dilaganti

Io scrivo il tuo nome

 Sul lume che si accende

Sul lume che si spegne

Sulle mie case raccolte

Io scrivo il tuo nome

 Sul frutto spaccato in due

Dello specchio e della mia stanza

Sul mio letto conchiglia vuota

Io scrivo il tuo nome

 Sul mio cane goloso e tenero

Sulle sue orecchie ritte

Sulla sua zampa maldestra

Io scrivo il tuo nome

 Sul trampolino della mia porta

Sugli oggetti di famiglia

Sull’onda del fuoco benedetto

Io scrivo il tuo nome

 Su ogni carne consentita

Sulla fronte dei miei amici

Su ogni mano che si tende

Io scrivo il tuo nome

 Sui vetri degli stupori

Sulle labbra intente

Al di sopra del silenzio

Io scrivo il tuo nome

 Su ogni mio infranto rifugio

Su ogni mio crollato faro

Sui muri della mia noia

Io scrivo il tuo nome

 Sull’assenza che non desidera

Sulla nuda solitudine

Sui sentieri della morte

Io scrivo il tuo nome

 Sul rinnovato vigore

Sullo scomparso pericolo

Sulla speranza senza ricordo

Io scrivo il tuo nome

 E per la forza di una parola

Io ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per nominarti Libertà

 Paul Eluard

 

  ”Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Vi ha gettati tra un cumulo di rovine. Voi dovete tra quelle rovine portare la luce di una fede, l’impeto all’azione e ricomporre la giovinezza e la patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dalla ignavia, dalla servilità cerimoniosa, voi, insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia d’Italia e costruire il popolo italiano”. Concetto Marchesi, ai suoi studenti di Padova.

 “Crederemmo di sporcarci”                                                                                                                                                  Aldo Cervi, ai fascisti che offrivano a lui e ai suoi fratelli salva la vita in cambio del passaggio alla RSI.

“La memoria è indispensabile e ti dirò di più: quando mi chiedono che cos’è la storia, che cos’è la memoria, io racconto sempre che mio nonno quando camminava si guardava continuamente indietro. Una volta gli chiesi: “Nonno perché vi voltate sempre indietro?”. Lui mi rispose: “Bisogna, perché è da lì che viene il modo per andare avanti”. Quindi è giusto che un popolo, che una persona, che un paese tenga conto di quello che hanno dato quelli venuti prima di loro”.                                                                                                     Tonino Guerra

 1943

 8-9 settembre (notte)

Alle ore 12,00 dell’8 settembre aerei americani bombardano Frascati, dove, a villa Torlonia, avrebbe dovuto esserci il quartier generale del generale Kesselring[1], comandante delle armate tedesche del Sud.[2] Perdono la vita 500 civili e oltre 200 soldati tedeschi. Alle 16,00 l’agenzia Reuters annuncia la resa senza condizioni dell’Italia.[3] La notizia viene confermata poco dopo, alle 18.30, da Radio Algeri, dal generale Eisenhower. Finalmente alle 19,42 dai microfoni della radio nazionale, l’Eiar, in registrazione, il maresciallo Badoglio[4] annuncia l’armistizio[5], ordinando la cessazione degli atti di guerra contro gli Alleati ma anche, ingenerando un tremendo equivoco, di opporsi con le armi “ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. Ai comandi italiani, sia di stanza in Italia sia a quelli su tutti i fronti della guerra, era stata inviata la “memoria operativa n.44” e i due promemoria che l’accompagnavano, il secondo in particolare, erano sufficientemente chiari. Il secondo, appunto, dava disposizione affinchè si dovessero “avvertire francamente i tedeschi che le truppe italiane avrebbero preso le armi contro di loro, se fossero state oggetto di atti di violenza armata”.

A Roma, in quelle ore i militari italiani possono contare su circa 60.000 uomini[6], mentre i tedeschi su 12.000 nelle zone a sud e a nord della capitale[7], su 14.000 paracadutisti a Pratica di Mare[8] e su 350 carri armati pronti ad intervenire.

Alle 20,20, ricevuto il messaggio “Il grano è maturo, Alarico subito”, tutti i reparti tedeschi si mettono in movimento in tutta la penisola.

Nella notte viene consegnato un carico di armi e munizioni, caricati su due camion, ai dirigenti comunisti Luigi Longo[9], Antonello Trombadori[10], Felice Dessì[11] che, con Roberto Forti[12], Carlo Carboni[13] Lindoro Boccanera[14] organizzano quattro depositi in diverse località della capitale. Uno presso il Museo del Bersagliere a Porta Pia, un altro nel rione Prati in un magazzino di via Silla, uno in via del Pellegrino, nell’officina del meccanico ciclista Rinaldo Collalti[15], e l’ultimo a Testaccio affidato a Umberto Scattoni[16] e al fratello.

Tra le 20,00 e le 23,00 reparti tedeschi della 2a divisione paracadutisti attaccano,disarmandoli, reparti italiani lungo la costa di Nettuno e Anzio, a Ladispoli e nei Castelli Romani.

Alle 20,30 circa, a Mezzocammino paracadutisti tedeschi, partiti da Ostia, si impadroniscono con la forza di un deposito di carburante[17], presidiato da soldati italiani, dando così inizio la battaglia per la difesa di Roma. Sopraffatta la piccola guarnigione, attaccano il caposaldo n.5 al Ponte della Magliana. Carabinieri e militi della PAI[18] accorrono in aiuto del caposaldo.

Al ponte della Magliana, fingendo di voler “fraternizzare”, di mettere in atto una tregua e offrendo sigarette, i tedeschi invitano i militari italiani a consegnare le armi, scambiandole con generi alimentari. Ma subito dopo i tedeschi aprono il fuoco con i mitra, lanciando bombe a mano e con colpi di mortaio. Cadono 8 Granatieri, i primi morti nella difesa di Roma[19]. I paracadutisti tedeschi vengono tuttavia respinti. I Granatieri, seppur giovani e in combattimento per la prima volta, resistono per ore[20].

Alla Cecchignola e sulla Via Ostiense, nella attuale zona dell’EUR, i militari del 1° Reggimento Granatieri[21] e del reparto corazzato “Lancieri di Montebello”, della divisione Ariete, si oppongono ad una divisione di paracadutisti tedeschi del battaglione “Diavoli verdi”. La mattina del 9, nonostante le artiglierie italiane siano fuori combattimento, ancora resistono sull’Ostiense.

Combattimenti hanno luogo alla Casetta Rossa delle Tre Fontane, sulla Laurentina.

E mentre i Granatieri e i Lancieri di Montebello sacrificano la loro vita, il Re, la sua famiglia, i generali dello Stato Maggiore, lungo la via Tiburtina stanno preparandosi alla fuga verso Pescara.[22] Ad Ortona li sta già aspettando un cacciatorpediniere. Combattimenti si hanno anche sulla Tuscolana, sulla Casilina, sulla Prenestina e all’aeroporto di Centocelle, a Ponte Mammolo, sulla via Aurelia.

Gli americani bombardano Santa Marinella.

I paracadutisti tedeschi liberano il generale Cavallero, Buffarini-Guidi, Ubaldo Soddu, il generale Renzo Montagna[23] e altri gerarchi fascisti, imprigionati dopo il 25 luglio a Forte Boccea.

9 settembre

All’alba il Re, a bordo di una Fiat 2800 con stemma reale, lascia la capitale. Con lui e la sua famiglia il capo del Governo, alcuni ministri e il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Roatta.

Nelle prime ore del mattino un dispaccio radio dello Stato Maggiore generale ordina di “reagire immediatamente ed energicamente et senza speciali ordini at ogni violenza armata germanica”. Ma anche che non si doveva prendere l’iniziativa di atti ostili contro i germanici. Ordina inoltre che le truppe nella capitale siano fatte ripiegare a Tivoli. I comandanti della “Piave” e della “Ariete” si rifiutano di dare corso all’ordine.

Nel pomeriggio, il Maresciallo Caviglia[24], ricevendo una delegazione di antifascisti a Palazzo dei Marescialli, fa loro sapere che non era necessario chiamare i cittadini romani alla lotta, in quanto i tedeschi si sarebbero ritirati al nord. Roma non avrebbe quindi corso alcun pericolo!

Nei combattimenti al Ponte della Magliana cade alla testa dei Carabinieri della IVa Compagnia Orlando De Tommaso.[25] Cadono anche il carabiniere Antonio Colagrossi (Medaglia d’Argento al Valor Militare) e l’allievo carabiniere Alfeo Beresini. Al Laurentino prendono parte ai combattimenti anche civili, guidati dal parroco don Pietro Occelli. A Porta san Paolo cade il capitano di fanteria Vincenzo Pandolfo.[26]

All’alba i tedeschi attaccano di sorpresa Velletri, Genzano, Ariccia, Albano. I combattimenti contro i soldati italiani non durano a lungo anche perché gli italiani sono privi di qualsiasi direttiva e organizzazione. Costretti ad arrendersi dopo aver comunque inflitto perdite ai tedeschi. Ad Albano, contro i militari della Divisione “Piacenza”, i fascisti si schierano con i paracadutisti tedeschi, guidati dall’ex segretario politico del fascio, Leonardo Bellagamba.

Tra Anzio e Nettuno gruppi di civili e di militari sbandati si oppongono ai tedeschi in combattimenti che dureranno fino al 12 settembre. Sono sostenuti ed incitati dagli antifascisti Carlo Casaldi, Pietro Comastri e Marvito Vecchiarelli.

A Frascati Kesselring, vista la tenace resistenza opposta ai tedeschi, teme una sconfitta e la cattura dell’intero suo comando.[27]

Combattimenti si hanno anche a Monterotondo, dove un reparto di paracadutisti tedeschi, 800 uomini, attacca reparti delle divisioni “Piave” e “Re”, nonché centinaia di civili armati. Il III° Reggimento Granatieri e la popolazione insorta bloccano i nazisti che solo dopo alcuni giorni riusciranno a raggiungere Roma. Dopo aver subito pesanti perdite i tedeschi sono fatti prigionieri. Viene ferito più volte Vittorio Premoli[28] durante i combattimenti.

A Bracciano, nella zona di Monterosi, la divisione Ariete combatte contro la Terza Divisione Panzergranadieren che viene fatta ripiegare con pesanti perdite. Muore eroicamente in combattimento Udino Bombieri.[29]

Si combatte contro i tedeschi anche a Tivoli, a Manziana, Ardea e a Velletri.

Nel pomeriggio proiettili di cannone cadono in città, in piazza Cola di Rienzo, in via Cavour e intorno alla stazione Termini. Combattimenti in città anche alla Garbatella.

Di prima mattina, ignari della fuga del Re, Bruno Buozzi[30], Giovanni Roveda, Oreste Lizzardi cercano invano di poter incontrare il Capo del Governo, Pietro Badoglio. Solo Meuccio Ruini[31] e Ivanoe Bonomi erano stati informati dalla Presidenza del Consiglio della urgente partenza del Re. La loro richiesta di armare la popolazione viene respinta dal ministro dell’Interno Ricci, perché è meglio non irritare i tedeschi.

In Piazza Colonna, intanto, Giorgio Amendola tiene un comizio volante parlando ai cittadini che si sono spontaneamente radunati, incitandoli a farsi dare dalle caserme le armi per difendere la città dai tedeschi e dai fascisti.

Nel pomeriggio, alle 14.30, in via Carlo Poma[32] si riunisce il Comitato delle opposizioni, cui partecipano, tra gli altri, Pietro Nenni per il PSIUP,[33] Giorgio Amendola per il PCI, Ugo La Malfa per il Partito d’Azione[34], Alcide De Gasperi per la Democrazia Cristiana, Meuccio Ruini per Democrazia del Lavoro e Alessandro Casati per i liberali.

Viene costituito il Comitato di Liberazione nazionale (CLN) il cui primo compito consiste nel chiamare gli italiani alla lotta ed alla resistenza. Per il riscatto dell’onore nazionale, per la libertà e per la pace. Non aderisce al CLN il Partito Repubblicano Italiano che non accetta la rinuncia del CLN a porre la questione istituzionale. Non aderisce anche Bandiera Rossa.[35]

Il CLN è composto da: Mauro Scoccimarro, Giorgio Amendola e Giovanni Roveda per il PCI; Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi e Giuseppe Spataro per la Democrazia Cristiana; Pietro Nenni, Giuseppe Romita e Sandro Pertini per il Partito Socialista di Unità Proletaria; Riccardo Bauer, Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea per il Partito d’Azione; Manlio Brosio, Alessandro Casati e Leone Cattani per il Partito Liberale; Meuccio Ruini e Giovanni Persico per il Partito Democratico del Lavoro.[36] Nenni fa sapere a Milano dell’avvenuta costituzione del CLN. Il giorno dopo, a nome del CLN offre il comando delle formazioni a Ferruccio Parri, che per il momento rifiuta.

Si formerà in seguito il Fronte Clandestino Militare della Resistenza.(FCMR).[37]

La sera, un soldato tedesco uccide con un colpo di fucile Domenica Cecchinelli[38], di 64 anni, che cercava di soccorrere Edgardo Zambon, un carrista della Ariete, presso la Montagnola. Al Laurentino vengono trucidate barbaramente diverse donne[39]. Due anziani coniugi sono colpiti a morte mentre cercano di soccorrere alcuni soldati italiani feriti.[40]

In piazza Tuscolo una squadra Matteotti, comandata dal tenente colonnello Enrico Di Pietro, attacca i tedeschi mettendo in fuga una pattuglia nazista e uccidendone il comandante. Soldati e tranvieri dell’Atag si scontrano con i tedeschi presso S. Croce in Gerusalemme.

Ancora la squadra del tenente colonnello Di Pietro, mentre trasporta armi, si scontra con militari tedeschi mettendoli in fuga.

Sulla via Salaria, all’altezza dell’Osteria del Grillo, militari della divisione “Re” e popolani hanno la meglio sui tedeschi.

A Porta Portese, squadre Matteotti impediscono lo smantellamento dell’ospizio Umberto I, scontrandosi con i soldati tedeschi. 7 le vittime tedesche e, tra i partigiani, feriti Luigi Ceci e Vladimiro Ciccolunghi.

A Borgata Gordiani i tedeschi vengono attaccati dalla squadra Matteotti al comando di Nicola Conte, che viene catturato e poi liberato grazie ad una donna sconosciuta.

Squadre Matteotti combattono alle Capannelle, Alberone, via Appia Nuova e a San Giovanni.

Le squadre di Gioacchino Basilotta e Giovanni Bellelli combattono contro i militari tedeschi rientrando in possesso della bandiera del II° Reggimento dei Granatieri di Sardegna.

A Prato Smeraldo, sulla Ardeatina, Nunzio Incannamorte[41] tiene bloccati per tutta la giornata, con una batteria semovente, i tedeschi che cercavano di impossessarsi della stazione radio. Cade colpito alla fronte da una raffica di mitragliatrice.

Delle Forze armate italiane, solo i soldati della divisione “Centauro II” ex divisione di Camicie Nere “M” non partecipano in alcun modo ai combattimenti contro i tedeschi. Il loro comandante aveva dichiarato che la sua divisione era: “impiegabile contro i comunisti e gli inglesi[…] contro i tedeschi mai”.[42]

10 settembre

Prima della fuga, il generale Roatta, Capo di Stato Maggiore, emana un ordine, dimenticandosi di firmarlo, con cui la difesa di Roma doveva cessare per evitare danni.

Ma i combattimenti continuano, in una ridda di ordini e contrordini. Ancora una volta i tedeschi tentano, e ancora con l’inganno di entrare in Roma. Chiedono di poter transitare sul Ponte della Magliana per proseguire verso il Nord. Stabilendo una tregua. Ma non appena i loro primi mezzi passano il ponte aprono di nuovo il fuoco sulle postazioni italiane. Reagiscono con determinazione i Lancieri di Cavalleria “Montebello” e rimane ucciso Romolo Fugazza[43]. A Porta San Paolo cade il capitano del “Genova Cavalleria”, Francesco Vennetti Donini[44], accorso in aiuto dei Lancieri, che perderanno il comandante Camillo Sabatini.[45]

Intanto la popolazione cerca armi. A Testaccio i cittadini fanno ressa intorno ad alcuni automezzi militari. Cencio Baldazzi[46] ed altri antifascisti distribuiscono armi a San Giovanni ed al Colosseo. Nelle vie della città si vedono uomini con a tracolla nastri di mitragliatrici e moschetti. Con loro anche ragazzi armati di bombe a mano. Lungo la via Ostiense, nelle strade intorno ai Mercati Generali, alla Piramide di Caio Cestio, a Porta San Giovanni, lungo la Laurentina[47], sull’Ardeatina, dove cade Vincenzo Fioritto[48], molti cittadini si uniscono ai combattenti, soccorrendo anche i feriti.

Alla Montagnola viene costituita una nuova linea di sbarramento comandata dal colonnello Di Pierro, del Primo Reggimento dei Granatieri. I tedeschi chiedono una tregua ai combattimenti, ma calpestando gli accordi attaccano con due autoblindo e alcuni carri armati. Uccidendo alcuni Granatieri[49] e anche alcuni civili che prendono parte ai combattimenti, guidati dal parroco don Pietro Occelli. Cade anche il sottotenente di fanteria Luigi Perna[50]. Da 30 ore i militari italiani stanno combattendo, senza rifornimenti alimentari, fiaccati dal sole, demoralizzati dalla notizia della fuga del Re. Ma resistono nonostante l’affiorare di una profonda sfiducia.[51]

I tramvieri romani bloccani gli ingressi alle Mura a Santa Maria Maggiore e a via Nazionale.

Nel pomeriggio gli ultimi nuclei di resistenza si battono ancora a Testaccio, a Porta San Paolo. Ma anche a San Giovanni, davanti alla Ambasciata tedesca, in piazza dei Cinquecento dove si sono rifugiati centinaia di tedeschi, in buona compagnia di spie e collaboratori. Scontri a fuoco anche a San Saba, alla Passeggiata Archeologica, a via Sannio, a via La Spezia, a largo Brindisi, a Santa Croce in Gerusalemme, in via Cavour, in via Nazionale, in via Gioberti, a Santa Maria Maggiore. In via Induno i trasteverini combattono duramente contro i fascisti del Battaglione “M”. Cade, tra gli italiani e tra i tanti, il giovane intellettuale del Partito d’Azione, Raffaele Persichetti.[52]

Nel pomeriggio, alle 16,30 a Frascati, il generale Giaccone e il generale Siegfried Wesphal[53] firmano l’atto di resa della città[54]. Roma viene riconosciuta dai tedeschi – e sarà un ulteriore inganno da parte tedesca – “città aperta”[55] ma le armi devono essere consegnate all’occupante. Secondo gli accordi i tedeschi avrebbero avuto in città solamente alcuni reparti a presidio della loro Ambasciata, della Radio e della Centrale telefonica. Il generale Calvi di Bergolo, nominato dai tedeschi Governatore di Roma, assume il comando amministrativo e di polizia, avendo la suo comando la divisione “Piave”.

L’ultima battaglia avviene alla stazione Termini e dura 4 ore, dalle 16 alle 20. Ferrovieri, e tra loro il capostazione Italo Campani, chiedono di poter avere armi per combattere. Il maggiore Carlo Benedetti, con 13 militari d’artiglieria e parecchi civili difende il treno di un comando operativo. Nei combattimenti viene ferito Giuseppe Felici[56], allievo ufficiale pilota.

Muoiono 6 militari e 41 civili, dei quali 8 resteranno sconosciuti.

Alle 21 tutto è finito.

Alle 20,30 Radio Berlino aveva annunciato che Roma era stata conquistata, senza aver incontrato una particolare resistenza. E che “le forze armate italiane non esistono più”. Ma nei Balcani e nelle isole greche i soldati italiani si battono ancora contro i tedeschi.

Sono molti i civili che hanno combattuto con i militari italiani e li hanno sostenuti in questi tre giorni d’inferno.

Per tutti ne ricordiamo alcuni: Antonio Calvani, Angelo Caratelli, Francesco Carnevali, Maria Barile in Dieli, Carmine Dieli, Pasqua D’Angelo Ercolani e il cognato Quirino Roscioni[57], Giacomo Fini, Loreto Gianmarini[58], tutti uccisi nei combattimenti. E la suora Caterina D’Angelo[59].

Mentre si combatte e Roma ancora non è caduta, i nazisti già effettuano arresti e rastrellamenti per avere uomini da inviare al lavoro coatto nel Reich. Tra i primi arrestati Vincenzo Di Sante, di cui non si avranno più notizie.

Nella notte i soldati tedeschi si danno subito a rubare quanto di prezioso trovano nelle case in cui fanno irruzione.

Il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo[60], che ha trattato con un gruppo di alti ufficiali la resa con il generale Kesselring, assume la direzione dell’Ufficio Affari Civili del comando di Roma “Città aperta”.

Il quotidiano “Il Lavoro italiano” annuncia la costituzione del CLN e l’appello agli italiani. Sarà l’unico numero pubblicato di questo giornale.

A Nola, militari e civili si scontrano con i tedeschi che il giorno successivo passano per le armi 10 ufficiali del 48° artiglieria. Giuseppe Napolitano, un contadino, viene ucciso a pugnalate e il suo corpo rimane esposto per tre giorni.

Hitler suddivide l’Italia in “territorio occupato” e in “zone operative”. Queste ultime sono l’ “Alpenvorland” (le province di Trento, Bolzano e Belluno), e l’ “Adriatisches Kustenland” (Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Lubiana e Fiume), dipendenti rispettivamente dai commissari del Tirolo e della Carinzia.

11 settembre

Il generale Calvi di Bergolo, governatore di Roma, emette l’ ordinanza n.1 con cui ordina il cessate il fuoco e definisce Roma “Città aperta”, presidiata dalle forze regolari del Regio esercito italiano.

Lo stesso giorno il generale Kesselring, comandante in capo tedesco, solo poche ore dopo l’ordinanza di Calvi di Bergolo, proclama Roma e l’Italia centrale e meridionale “territorio in stato di guerra e quindi soggetto alle leggi militari germaniche”. Quindi: “Tutti i delitti commessi contro le Forze Armate tedesche saranno giudicati secondo il diritto tedesco di guerra”. Nonché :“Ogni sciopero è proibito e sarà giudicato dal Tribunale di guerra”. E che: “Gli organizzatori di scioperi, i sabotatori ed i franchi tiratori saranno giudicati e fucilati per giudizio sommario”. Roma sarà quindi utilizzata come retrovia del fronte, con l’insediamento di Comandi e uffici, nonché come sede di ingenti truppe.

Il generale Calvi di Bergolo con la sua ordinanza ordina anche ai soldati sbandati di presentarsi, con l’armamento individuale, entro 24 ore alle proprie caserme. Chi non lo avrebbe fatto sarebbe stato deferito al Tribunale Militare. Ordina anche la consegna delle armi da parte dei civili, pena il deferimento al Tribunale di Guerra. Stabilisce il coprifuoco alle ore 21.30.

I carabinieri della “Legione Allievi” e del “Gruppo Territoriale” che non vogliono farsi disarmare, in via del Gasometro, sul ponte Margherita e in via Nazionale si scontrano con i tedeschi. 5 giovani militari dell’Arma perdono la vita.

Tra l’11 e il 12 settembre vengono trovati nelle macchie delle Tre Fontane, della Grottella, dell’Eur e di Campo San Giorgio i corpi senza vita e semispogliati di 6 Granatieri. Altri cadaveri vengono segnalati dai cittadini delle Tre Fontane, da un cantoniere della via del Mare e da guardiani dei cantieri dell’EUR. Non vengono trovati, forse perché portati nel frattempo dai tedeschi altrove. In quei giorni non funzionavano i servizi di Polizia morturaria.

12 settembre

Alle 10 del mattino, i paracadutisti tedeschi di Harald Mors e di Otto Skorzeny[61] liberano Mussolini a Campo Imperatore, in Abruzzo, dove era stato segretamente inviato da Badoglio. Da Pratica di Mare, il duce viene portato in aereo in Germania, a Monaco di Baviera e poi al Quartiere Generale di Hitler, a Rastenburg dove incontra il Führer.[62]

Il generale tedesco Kesselring fa insediare a Roma forti reparti di polizia e annuncia la proibizione di scioperi. Chi li avesse organizzati, ritenuto sabotatore, sarebbe stato portato in giudizio sommario e fucilato. Stessa sorte per i partigiani.

Viene proibita la corrispondenza privata e vengono sottoposte a sorveglianza le comunicazioni telefoniche.

Gli operai sono “invitati” a lavorare volontariamente per i tedeschi.

Scontri armati a Porta Pinciana tra militari della “Piave” e tedeschi.

Il tenente colonnello delle SS, Herbert Kappler, stabilisce in uno stabile di via Tasso, già sede dell’ufficio culturale dell’Ambasciata tedesca, la sede della Gestapo e delle SS di Roma e del Lazio. Al numero civico 145 viene costituita l’ala destinata a caserma delle SS, mentre al 155 viene organizzata la prigione. Qui vengono murate tutte le finestre in modo da impedire qualsiasi possibile contatto con l’esterno.

Nel pomeriggio, alle 17, viene uccisa Maria Ciraldi, abitante in via del Grano 34, mentre con altre donne raccoglieva legna per cucinare all’interno del campo di aviazione di Centocelle. I tedeschi portano poi il corpo nella sua abitazione. Il Commissario capo di P.S. del Quadraro, Salvatore Maranto, dispone per il trasporto all’obitorio.

A Barletta i tedeschi fucilano 11 vigili urbani e 2 spazzini.

13 settembre

Vittorio Emanuele III, da Brindisi, in un messaggio alla nazione afferma che la sua fuga dalla capitale era stata dettata dall’intento di fare sì che Roma non venisse colpita da gravi offese.

Nel suo diario, Goebbels scrive che per quanto commosso dalla liberazione di Mussolini, non ritiene comunque che ciò porti loro vantaggi politici, visto che, senza la sua presenza, avrebbero potuto avere mani libere in Italia.[63]

14 settembre

Il generale Calvi di Bergolo emana una nuova ordinanza con cui si dispone la tassativa consegna delle armi da guerra entro la mezzanotte. Dispone anche che chi sarebbe stato trovato in possesso di armi entro il 15 settembre sarebbe stato fucilato, dopo un giudizio sommario

In un albergo di Frascati viene trovato cadavere il Maresciallo d’Italia Ugo Cavallero. Oscuri i motivi della sua morte, anche se potrebbe apparire un suicidio.

Hitler afferma: “La sorte dell’Italia dovrà essere una lezione per tutti!”

I tedeschi sequestrano 41 casse di documenti al Ministero degli Esteri.

Attacco a mezzi tedeschi sull’Appia Nuova.

La razione di carne viene sostituita con le uova e il gas sarà erogato solo per alcune ore al giorno.

15 settembre

I battaglioni fascisti “M” aderiscono alle forze armate tedesche.

Mussolini parla da radio Monaco agli italiani, annunciando che libera gli ufficiali italiani dal giuramento di fedeltà al Re.

L’edizione clandestina di “Italia Libera” del Pd’A, denuncia l’effettiva consegna ai nazisti e ai fascisti della capitale.

16 settembre

I tedeschi fanno appello agli agricoltori perché facciano pervenire regolarmente approvvigionamenti alla capitale.

Partigiani di Bandiera Rossa sabotano un treno tedesco alla stazione Ostiense.

17 settembre

I cittadini svizzeri, in quanto appartenenti ad uno stato neutrale, devono affiggere sulla porta di casa lo stemma nazionale.

Pavolini inaugura la nuova sede dei fascisti romani, a palazzo Wedekind.

Roberto Maglioffetti, con la sua squadra, attacca le sentinelle dell’aeroporto di Centocelle.

Kesselring ordina al Comando della “Città Aperta” di consegnargli 6.000 uomini da inviare al servizio del lavoro. Come rappresaglia per l’uccisione di 6 suoi soldati in un ospedale, il 10 settembre. Fatto questo, in realtà, mai accaduto. Resiste alla richiesta il colonnello Montezemolo.

18 settembre

Il generale Kesselring con una lettera al ministro dell’Interno ordina di “mettere a disposizione 60.000 lavoratori di sesso maschile delle classi 1910-1925 in ragione di 20.000 lavoratori al 25 IX, al 28 IX e al 1° X per l’adempimento dei numerosi compiti nella zona di guerra italiana. Ricordiamo la massima necessità di osservare in ogni modo i termini suddetti”[64].

Il tenente colonnello Montezemolo comunica al governatore della Banca d’Italia di trasferire al sicuro le riserve auree e monetarie dell’Istituto.

Da Monaco Mussolini, in un messaggio radio alle 17,00, annuncia la nascita della RSI. Kappler, con un dispaccio delle ore 8.45, farà sapere al Quartier Generale di Hitler che: “L’annuncio della rifondazione del Partito fascista da parte di Mussolini ha destato scarsa impressione nella popolazione romana”.

19 settembre

Un gruppo partigiano, guidato da Giorgio Labò[65] e Vincenzo Toschi, fa saltare in aria un treno carico di munizioni a Poggio Mirteto.

Il generale tedesco Stahel invita i romani a “rivolgersi fiduciosamente” alle autorità tedesche in caso di incidenti con i militari germanici.

Il generale Kesselring fa pubblicare sui giornali un appello perché lavoratori italiani si rechino in Germania, dove troveranno “pane e lavoro con quello spirito di giustizia nazionale e socialista che distingue la nuova Germania”. Per arruolarsi bisogna presentarsi in via Tasso 155![66]

I nazisti, 500 SS al comando di Joachim Peiper, danno alle fiamme Boves, nel cuneese, per impartire “una severa lezione ai ribelli”. 23 i civili morti e centinaia le case bruciate.

20 settembre

Vengono chiamati alle armi gli appartenenti alle classi dal 1920 al 1924.

Il Ministero dell’Interno ordina che gli appartenenti alle classi 1921 – 1925 vengano avviati al “Servizio del lavoro Obbligatorio”. Dei 16.400 romani previsti, se ne presenteranno solo 455.

Una bomba a miccia rapida provoca “diversi morti” nella caserma della milizia fascista in via Eleonora Duse. L’azione viene organizzata e condotta da Pilo Albertelli[67] e da Giovanni Ricci, entrambi del Partito d’Azione. E’ questo il primo atto di guerriglia a Roma.

Intanto le SS si impadroniscono della riserva aurea italiana: 119 tonnellate di oro,per un valore pari a 2 miliardi di lire, custodite nella Banca d’Italia in via Nazionale. Ne verranno ritrovate in Germania, dagli Alleati, solo 93.[68]

I tedeschi minano tutta la fascia di terra da Ostia fino al fiume Garigliano, distruggendo case, aziende, opere pubbliche.

Sabotaggio ai tralicci della radio alla Magliana.

 

21 settembre  

Il Comando tedesco, in tutti i comuni della provincia di Roma, ordina a tutti i cittadini di consegnare, entro 24 ore, alla polizia tutti fucili. Pena di morte nel caso di mancata consegna.

Mentre escono dal Liceo Augusto, fascisti vengono attaccati dai partigiani delle squadre “Matteotti”.

A Matera, i cittadini insorgono contri i tedeschi che razziavano tutto quanto si poteva trovare nei negozi, soprattutto oggetti di valore. “Per ricordo”, a loro dire.

22 settembre    

A Palidoro, nelle vicinanze di Roma, alcuni soldati tedeschi ubriachi, rovistando in una cassa provocano lo scoppio di una bomba. Un soldato muore e altri due riportano ferite. La sera del giorno successivo le SS rastrellano l’abitato di Torre in Pietra e la zona circostante. 22 civili vengono caricati su di un camion e portati alla Torre di Palidoro. Tra loro il vicebrigadiere dei Carabinieri, Salvo D’Acquisto[69]. A ciascuno dei prigionieri viene consegnato un badile e vengono obbligati a scavare una fossa, seguendo un tracciato già preparato nell’erba. Salvo D’Acquisto, intuendo quale sarebbe stata la fine di tutti loro, si accusa dell’attentato, seppur non esistente, e viene fucilato. Gli altri 21 vengono  rilasciati.

Si insediano a Roma gli esponenti della RSI, a Palazzo Braschi, nei pressi di piazza Navona e del Pantheon.

Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio fascista, propone al generale Graziani, ad Arcinazzo, il ministero della Difesa nazionale. Il generale nell’immediato rifiuta, ma il giorno successivo accetta.

23 settembre

Con un inganno, Kappler arresta Mafalda di Savoia[70], arrivata il giorno prima a Roma.

I tedeschi, guidati dal generale Rainer Stahel, arrestano il generale Calvi di Bergolo. Con lui viene arrestato anche il generale Riccardo Maraffa[71], comandante della PAI a Roma e nel Lazio. Con altri ufficiali, tra i quali  Carmine Senise, capo della polizia,  il generale Ugo Tabellini, il generale Antonino Di Giorgio, dalla stazione Ostiense,  verranno deportati in Germania, a Dachau.  Fugge dal treno, prima della partenza  il generale Leandro Giaccone. Abbandonata la divisa, in abiti civili riesce a sfuggire all’arresto Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo. Si nasconde nell’abitazione della cugina Fulvia Ripa di Meana, in via Bruxelles 47[72] e da quel momento entra nella clandestinità, assumendo l’identità di Giacomo Cateratto[73]. Subito inizia a organizzare la resistenza militare. Il primo nucleo del FCMR vede suoi fidatissimi uomini, tra i quali il colonnello Giovanni Pacinotti e il maggiore di artiglieria Mario Argenton. Segretario di Montezemolo, il pittore Michele Multedo. Ai suoi compagni dice: “Dobbiamo creare un fronte di resistenza, lavorare clandestinamente, nonostante l’occupazione. […] La prova si presenta dura, ma bisogna affrontarla e l’affronteremo”.[74]

I tedeschi si impossessano così delle strutture amministrative romane, in attesa di consegnarle al governo fascista di Salò.

Negli uffici del ministero degli Interni, i tedeschi si impossessano degli elenchi di tutti gli ebrei residenti in Italia.[75]

Di sorpresa viene sciolta la divisione “Piave” che aveva il compito di assicurare l’ordine in città. Ai suoi componenti viene ordinato di arruolarsi con i nazifascisti.

Presso l’ambasciata tedesca si tiene il primo “Consiglio dei Ministri del Governo dello Stato Fascista Repubblicano”, presieduto ad Alessandro Pavolini.

Mussolini poi, tornato dalla Germania, annuncia l’istituzione della Repubblica Sociale Italiana. La sede del suo Consiglio dei Ministri sarà a Salò, sul lago di Garda.

Viene ordinato dai tedeschi lo sgombero per i civili della zona Anzio-Nettuno (Nettunia), da effetturarsi assolutamente entro il 31 settembre, pena la fucilazione. Alle persone era permesso trovare una sistemazione a non meno di 5 chilometri dalla costa.

24 settembre

Il generale Menotti Chieli, molto legato ai tedeschi e il generale Domenico Chirieleison, vengono nominati al comando della “Città Aperta”.

Il generale Umberto Presti assume la carica di capo della polizia della “Città Aperta di Roma”. Da lui dipendono la Guardia di Finanza e la PAI. I tedeschi stabiliscono che a questi reparti tocchi il compito di fornire i plotoni che eseguiranno le sentenze di morte per fucilazione emesse dai tribunali, sia tedeschi che fascisti.

Gruppi partigiani si scontrano con la polizia fascista nella zona di San Giovanni e di piazza Fiume

A Rionero in Vulture, i tedeschi con l’assistenza dei paracadutisti della Nembo, arrestano 17 persone ed un contadino ferito che aveva tentato di non farsi rubare una gallina, e li fucilano sulla piazza. Ad uno di loro che aveva chiesto pietà, un paracadutista della Nembo risponde: “Nel nome del Duce non c’è perdono per nessuno”.

26 settembre

Infuriato per il fallimento del bando per il lavoro in Germania, Kesselring ordina che gli vengano messi a disposizione 30.000 lavoratori entro il 5 ottobre.

Nel suo diario, a questa data, l’antifascista Umberto Ferrari scrive:” Addio Roma Città Aperta! Si profila nei nostri ricordi la sorte di Stalingrado”.[76]

Kappler convoca nel suo ufficio di Villa Wolkonsky il presidente della Comunità israelitica di Roma, Ugo Foà, ed il presidente dell’Unione delle Comunità Dante Almansi, intimando la consegna, entro 36 ore, di 50 chili d’oro. Se ciò non avverrà, 200 capifamiglia ebrei verranno deportati. L’oro verrà consegnato ma ciò non eviterà la razzia del 16 ottobre 1943.

27 settembre

Viene nominato direttore del Messaggero, Bruno Spampanato.[77]

Napoli insorge. La miccia è accesa da uno scontro tra impiegati della Rinascente che, a rivoltellate, cacciano due tedeschi dal magazzino. I duri scontri dureranno fino all’arrivo, alle 11 del mattino del primo ottobre, delle guardie del King’s Dragoon.

Anche durante la ritirata i tedeschi uccidono, bruciano. Nell’insurrezione muoiono 11 donne, 55 uomini; i feriti circa 270. Il più giovane tra i caduti è Gennaro Capuozzo, dodicenne.

28 settembre

Ricevuto l’oro, consegnato al quartier generale della Gestapo in via Tasso, il successivo 29 settembre le SS di Kappler perquisiscono gli uffici della Comunità e si impadroniscono del denaro, due milioni di lire, e soprattutto dei registri con i nomi e gli indirizzi degli ebrei della comunità romana.

Attacco di squadre Matteotti ai fascisti di Palazzo Braschi

29 settembre

A Genzano viene istituito il fascio Repubblicano.

I partigiani di Poggio Mirteto fanno saltare il ponte ferroviario a Galantina.

Armi e munizioni vengono conquistate dai partigiani con un attacco alla stazione di polizia di Trionfale.

30 settembre

I tedeschi invitano i soldati italiani ed i loro ufficiali ad arruolarsi, presentandosi alla caserma dei Granatieri di S. Croce in Gerusalemme, per combattere, sotto il loro comando, contro gli Alleati.

“La Primula rossa del Vaticano”, il monsignore irlandese Hugh O’Flaherty organizza la “Giunta tripartita” con lo scopo di nascondere prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento. Con lui collaborano l’ambasciatore inglese presso la Santa sede, Sir D’Arcy Osborne e il conte Sarsfield Salazar.

1 ottobre

Discorso al Teatro Adriano di Rodolfo Graziani, alla presenza di quasi 4.000 ufficiali che hanno aderito alla RSI. Li sprona a riprendere il combattimento a fianco dell’alleato tedesco per ricacciare l’odiato nemico anglosassone sulle sponde africane.[78]

2 ottobre

Sul lungotevere Sanzio viene ucciso un fascista.

Prima azione dei GAP a Milano. I gappisti, e fra loro una donna, Ida Balli, fanno saltare in aria il deposito di munizioni dell’aeroporto di Taliedo.

4 ottobre

Su iniziativa di Franco Rodano[79] esce il primo numero di “Voce Operaia”, giornale clandestino del Movimento dei Cattolici Comunisti che fa capo a Adriano Ossicini[80] e allo stesso Rodano.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della RSI, dispone il trasferimento nel nord Italia dei ministeri e del loro personale.

5 ottobre

Nella notte tra il 4 e il 5 ottobre, una banda di Bandiera Rossa guidata da Vincenzo Guarniera[81] attacca una colonna tedesca a Ponte Milvio. Uccise due sentinelle e fatti saltare in aria quattro autocarri, di cui uno pieno di munizioni.  I tedeschi attribuiscono l’azione a paracadutisti americani.

Viene stampato clandestinamente il primo numero di “Bandiera Rossa”, organo del Movimento Comunista d’Italia. Della sua redazione fanno parte i fratelli Carlo e Matteo Matteotti[82].

Viene arrestato Manfredi Talamo[83].

Nella notte una squadra Matteotti disarma in piazza Zanardelli un repubblichino che organizzava azioni antipartigiane.

Una bomba viene lanciata contro la sede della radio in via del Babuino.

Partigiani attaccano una scorta tedesca all’aeroporto di Centocelle.

Studenti e operai insorgno a Lanciano. Muoiono combattendo 11 giovani. Tra loro Nicolino Trozzi di 15 anni.

6 ottobre

Il neonato ministero della Difesa Nazionale emette un bando per la costituzione delle forze armate dello Stato nazionale (RSI). Gli ufficiali residenti a Roma devono presentarsi alla caserma del 2° Granatieri.

7 ottobre

In viale delle Milizie i fascisti della GNR e un reparto della PAI rastrellano le case alla ricerca dei renitenti al lavoro obbligatorio.

Un milite della Guardia repubblicana, Giuseppe Tirella[84],  uccide Rosa Calò Guarnieri Carducci, una madre che cercava di non fare arrestare il figlio che, per non rispondere alla precettazione al lavoro, si era nascosto in un armadio di casa.

Vengono rastrellati i Carabinieri e più di 1.500 vengono deportati in Germania. 28 ufficiali, 342 sottufficiali, 561 carabinieri e 650 allievi[85]. Tra loro Mario Bonistalli[86] che finirà nel KL Dachau e verrà liberato il 29 aprile 1945, e Abramo Rossi. Saranno 12 gli Allievi Carabinieri romani che moriranno in prigionia. Riescono ad evitare l’arresto Raffaele Aversa[87], Romeo Rodriguez Pereira[88], Genserico Fontana[89], Giovanni Frignani[90] che entreranno nella Resistenza. Tutti e quattro verranno assassinati alle Cave Ardeatine.

Eugenio Colorni, con Luisa Usellini, fa saltare in aria un pilone radio a San Paolo.

A Bellona vengono assassinate 54 persone per rappresaglia in seguito all’uccisione di un soldato tedesco che aveva tentato di stuprare una ragazza.

 

 

8 ottobre

Il Maresciallo d’Italia, generale Rodolfo Graziani[91] fa affiggere sui muri della capitale un bando per ingaggiare operai, promettendo una paga giornaliera di 12.50 lire nette,oltre a 20 lire  per la moglie, 5 lire per ogni figlio a carico e 10 lire per ogni genitore. Nonché l’esenzione da ogni richiamo alle armi. Le iscrizioni al bando cesseranno quando verrà raggiunto il totale di 90.000 lavoratori. Nei confronti degli inadempienti saranno presi gravi provvedimenti estesi anche ai loro famigliari.

Il generale Chieli parla agli ufficiali che si sono presentati alla caserma del 2° Granatieri, ordinando loro di raggiungere Firenze. Una volta raggiunta la città, potranno scegliere se militare con Graziani o essere internati. Chi non avrebbe raggiunto Firenze sarebbero stati scovati dai tedeschi e internati a loro volta.

Il generale Raffaele Cadorna, comandante della Divisione “Ariete”, e il generale Fenulli, vicecomandante, offrono il loro contributo al colonnello Montezemolo.

9 ottobre

I tedeschi fanno affiggere un manifestino di appoggio a quello di Graziani. Vi si legge che gli appartenenti alle classi 1921-1925 sono chiamati al lavoro dalle Autorità italiane, per ordine del Comando Superiore Tedesco e che chi cercherà di sottrarvisi sarà punito secondo le leggi germaniche di guerra.

A Caserta si stabilisce il quartiere alleato del Mediterraneo.

10 ottobre

A Ladispoli due militi dei battaglioni M catturano 6 giovani romani, renitenti alla leva. Li portano sulla spiaggia e lì inizia un crudele gioco. Ai giovani viene messo in mano un cerino acceso. Verrà ucciso chi farà spegnere il cerino per primo. E il primo è Ferruccio Fumaroli. Un tedesco lo abbatte con un colpo di rivoltella alla nuca. Poi ne viene ucciso anche un secondo. Infine due tedeschi, a raffiche di mitra, uccidono anche gli altri quattro.

Chiodi a quattro punte vengono disseminati sulle vie Appia, Casilina, Tuscolana, Ardeatina e Laurentina.

Si costituisce il primo nucleo del Fronte Clandestino Militare della Resistenza dei Carabinieri, al comando del generale Filippo Caruso. Capo di Stato Maggiore il maggiore Ugo De Carolis.

 

 

11 ottobre

Viene fucilato a Forte Bravetta l’operaio Giacomo Proietti, condannato a morte per detenzione di armi.

12 ottobre

6 componenti di un gruppo armato che nella notte precedente aveva tentato di impossessarsi di generi alimentari e di vestiti in via Gelsomino, vengono giustiziati.

Ad Ariccia viene effettuato un rastrellamento che porta alla cattura di 190 giovani.

Le truppe naziste massacrano 23 civili a Caiazzo.

13 ottobre

Gli uomini di Kappler saccheggiano il Tempio Maggiore della Comunità ebraica impossessandosi dei libri antichi, dei preziosi manoscritti e di documenti di notevole valore storico.

Sulla Via Trionfale, tra le 22 e le 23, quattro gappisti del “Pescatore”[92] attaccano con bombe a mano e colpi di mitra tre camion tedeschi. Tre i morti e qualche ferito. Dell’azione vengono ritenuti autori  i carabinieri alla macchia.

A Caiazzo, nel casertano, i tedeschi del 29° Panzergrenadieren Regiment uccidono 22 civili accusati di aver fatto segnalazioni agli alleati. 7 le donne 11 i bambini.[93]

Il Governo italiano dichiara guerra alla Germania. Americani e Russi riconosceranno agli italiani l’essere “cobelligeranti” ma non alleati.

15 ottobre

Giuseppe Bernasconi, un truffatore che dopo il 25 luglio si spacciava per alpino e dopo l’8 settembre collaboratore delle SS, con la sua banda riesce ad arrestare due dei più importanti dirigenti della Resistenza: Sandro Pertini e Giuseppe Saragat[94]. Dopo un interrogatorio in questura, vengono rinchiusi nel Sesto braccio di Regina Coeli. Poi, visto che nulla esce dalle loro bocche, il 15 novembre vengono inviati al Terzo braccio, a disposizione delle SS.

Dai muri di Roma vengono strappati i manifesti tedeschi che incitano all’arruolamento volontario degli operai. Vengono licenziate le maestranze del Poligrafico dello Stato. Gli impianti sono destinati ad essere trasferiti al Nord.

Viene bombardata Aprilia.

16 ottobre

Rastrellamento degli ebrei romani. La “Razzia del Ghetto” inizia alle 5.30 attorno a via Portico d’Ottavia, via Arenula e Teatro Marcello. Anche nel resto della città inizia, in tutte le 26 zone operative in cui il comando tedesco l’ha divisa,  la “caccia all’ebreo”. Tutti i rastrellati vengono concentrati al Collegio Militare in via della Lungara. Dopo una prima selezione, sono 1.023 gli ebrei, donne, bambini, uomini, giovani e vecchi che il 18 ottobre, dalla stazione Tiburtina partono, in vagoni piombati, alla volta di Auschwitz-Birkenau. I bambini deportati sono 244, il più piccolo, figlio di Marcella Perugia nato il giorno prima della partenza. 188 gli anziani, nati prima del 1884. La più anziana, Rachele Livoli di 90 anni. Al loro arrivo a Birkenau, entrano nel campo solo 149 uomini e 47 donne. Tutti gli altri vengono inviati immediatamente alle camere a gas. Delle donne tornerà la sola Settimia Spizzichino[95]. 16 gli uomini che faranno ritorno alle loro case.

Prima della liberazione di Roma ne verranno catturati, soprattutto dietro delazione dai fascisti, e deportati altri 1.000.

Aldo Guadagni, impiegato della TE.TI, di Bandiera Rossa e capocellula, arrestato il 13 ottobre, viene ucciso con due colpi alla nuca e gettato dal quarto piano di via Tasso, per fingere un suicidio.

Il CLN approva un Ordine del giorno in cui si chiede la sostituzione del governo Badoglio, al quale si rifiuta obbedienza, con un governo straordinario “espressione di quelle forze politiche che hanno costantemente lottato contro la dittatura fascista e fino dal settembre 1939 si sono schierate contro la guerra fascista”. Per quanto riguarda il destino della monarchia l’Ordine del giorno si impegna a: “convocare il popolo, al cessare delle ostilità, per decidere sulla forma istituzionale dello Stato”.

Combattimenti sulla via Flaminia.

17 ottobre

Lungo le vie consolari, con i chiodi a quattro punte vengono bloccate le autocolonne tedesche. E’ questa la prima volta che, in Roma, vengono utilizzati questi chiodi[96]. L’idea era stata di Lindoro Boccanera che li aveva notati al Museo Storico dei Bersaglieri a Porta Pia. Utilizzati dagli austriaci nella prima guerra mondiale.I chiodi vengono realizzati dapprima dal fabbro Enrico Ferola, a Trastevere.

I giornali pubblicano un comunicato tedesco che minaccia pesanti ritorsioni nei confronti delle persone che abitano lungo le strade in cui avvengono sabotaggi.

Una SS viene uccisa tra ponte Sisto e ponte Garibaldi.

18 ottobre

Alle 13.30, dal primo binario della stazione Tiburtina, parte il trasporto degli ebrei romani alla volta di Auschwitz-Birkenau. Il macchinista si chiama Quirino Zazza. I deportati, 75 per ogni carro, possono disporre per il lungo viaggio di 50 litri di acqua e dei viveri che hanno potuto portare con sé, come da ordine delle SS, per un viaggio di 8 giorni.

Qualche giorno dopo la partenza degli ebrei, alla stazione Tiburtina, per iniziativa del capostazione Caccavale, con l’aiuto di una interprete tedesca[97], vengono fatte fuggire dai ferrovieri[98] circa 350 persone che , rastrellate nel napoletano, stavano per essere deportate nel Reich destinate al lavoro forzato.

I tedeschi minacciano rappresaglie nei confronti di coloro che con i chiodi sabotano le loro colonne e portano sabotaggio alle loro linee telefoniche.

A Centocelle i gappisti tentano di impadronirsi di armi e munizioni nell’aeroporto. Viene ferito il partigiano Giulio Boccacci.

Gappisti attaccano i repubblichini di guardia ad una scuola elementare di viale Mazzini, trasformata in caserma.

Il “Giornale d’Italia” deplora la comparsa di scritte antitedesche sui muri.

19 ottobre

Sulla via Salaria, davanti all’aeroporto del Littorio, viene ucciso un portaordini tedesco.

20 ottobre

Circa 40 partigiani delle borgate di Pietralata e San Basilio, appartenenti a Bandiera Rossa, e popolani attaccano la caserma presso il Forte Tiburtino, per impadronirsi di armi, medicinali e viveri[99]. Le SS, intervenute in numero superiore ai partigiani, dopo un combattimento di breve durata ne catturano 22. Fatta loro attraversare tutta la borgata di Pietralata, vengono rinchiusi nel castello di Casal de’ Pazzi. Durante questa marcia, 3 riescono a fuggire. I 19 rimasti sono tenuti tutta la notte sotto la luce di riflettori e sotto la minaccia di due mitragliatrici. La mattina successiva vengono condotti a Palazzo Talenti, per essere giudicati dal Tribunale militare tedesco. Alla fine di un breve processo, tenuto tutto in lingua tedesca e quindi incomprensibile per i prigionieri, vengono divisi in due gruppi, uno di 9 e l’altro di 10. Uno  rinchiuso in una cantina del palazzo, l’altro in una stanza al piano terra. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, il gruppo dei 9 viene portato con un camion nei pressi di Rebibbia. Vengono consegnate loro badili e zappe e sono costretti a scavare una larga e profonda fossa. Il lavoro viene ultimato durante la notte. Il mattino del 22 ottobre alle cinque, il gruppo dei 10 condannati, a loro insaputa, a morte, con gli occhi bendati e le mani legate dietro la schiena viene fatto montare su un camion e portato al margine della fossa. I prigionieri, scortati ciascuno da un milite della PAI e da una SS, vengono, ad uno ad uno, fatti inginocchiare davanti alla fossa e uccisi con un colpo di pistola alla nuca. In cambio di un paio di stivali da ufficiale che avevano suscitato il desiderio di un caporale della PAI, viene lasciato in vita, nascosto durante il tragitto in fondo al cassone del camion, il giovane Guglielmo Mattiozzi[100]. Ma poiché i fucilati dovevano essere assolutamente nel numero di 10, viene fermato un ignaro ciclista, diretto alla volta della città e ucciso per fare tornare i conti.

A Forte Bravetta viene fucilato Giacomo Proietti, condannato per detenzione di armi e per aver fatto fuoco contro militari tedeschi.

Nel territorio di Velletri e Colleferro in un rastrellamento vengono catturati 250 giovani e ufficiali italiani e numerosi soldati alleati.

A Vicovaro viene arrestato Riccardo Di Giuseppe.[101]

Un proclama di Badoglio ordina di procurare danni al nemico, ovunque ed in ogni modo.

21 ottobre

Vengono uccisi due soldati tedeschi.

Con un accordo finanziario la RSI si impegna a pagare ai tedeschi, come contributo di guerra, 7 miliardi al mese. Che, dopo il 17 dicembre, diventeranno 10.

22 ottobre

I matteottini Gino Petri e Domenico Panetta, con le loro squadre si impossessano di armi e di altro materiale alla stazione Roma-Trastevere, dopo uno scontro con le sentinelle tedesche.

23 ottobre

Alla stazione Tuscolana viene danneggiato un treno merci.

Nel corso di una azione di sabotaggio dei posti di blocco sulla Tuscolana vengono arrestati i fratelli Giovanni e Carlo Lucchetti.

A Capranica Prenestina, viene fucilato il cappellano militare don Giuseppe Butturazzi, per complicità con i partigiani. Il suo corpo viene lasciato insepolto per tre giorni come monito alla popolazione.

I fascisti ricostituiscono le “squadre d’azione”.

A Forte Bravetta viene fucilato il contadino Etargenio Angelini, di Artena, sorpreso nelle campagne del suo paese con un fucile, dopo che ignoti hanno sparato colpi di arma da fuoco contro soldati tedeschi.[102]

Le autorità fasciste sostituiscono i direttori dei quotidiani romani.

24 ottobre

Viene messo in atto un piano di fuga di prigionieri russi dal campo di concentramento dello scalo merci di Monterotondo. Il piano era stato messo a punto dai comandanti partigiani Alvaro Marchini e Francesco Zuccheri con il russo Alessio Fleisher. Un gruppo di oltre 20 di questi prigionieri viene inviato ai Castelli romani. Accolti e rifocillati ad Albano, vengono fatti proseguire per Genzano. Altri vengono inviati nei comuni tra Monterotondo e Mentana. Alcuni a Roma, in un comando clandestino a Villa Thay. Anche altri prigionieri russi, fuggiti nei primi giorni di ottobre sempre da Monterotondo, erano nascosti nella tenuta Valchetta-Cartoni, a Prima Porta.

I partigiani si impossessano delle armi nella caserma di polizia di via Guido Reni.

25 ottobre

Sulla Salaria, scontro a fuoco tra un gruppo di partigiani e i tedeschi. Feriti alcuni ufficiali.

26 ottobre

I fascisti irrompono negli uffici della direzione della TE.TI, ne rubarono la cassa centrale ed arrestarono il direttore generale.

Il quartiere di Monte Mario, messo sotto assedio dalle SS, viene rastrellato. I comunisti Antonio Righi[103] e Guido Gori, arrestati il 24 ottobre, vengono fatti girare dai nazisti per tutto il quartiere, poi vengono portati nella campagna limitrofa. Dopo aver fatto loro scavare la fossa e davanti ai cittadini rastrellati, vengono uccisi a colpi di mitra. Le SS impediscono violentemente ai familiari il recupero dei corpi, facendo fuoco. Solo nella notte i cadaveri vengono rimossi.

La banda del Cimino si batte contro i tedeschi.

Un decreto stabilisce la pena di morte per chi nasconde prigionieri alleati.

Viene razionato il sale.

Sulla Gazzetta del Popolo di Torino, intervistato da Giorgio Schroeder, il fascista fanaticamente razzista Giovanni Preziosi dichiara. “Le statistiche italiane registrano 40.000 ebrei contando solo quelli di religione ebraica. Ma gli ebrei di razza sono almeno 100.000. Bisogna emanare un decreto che li privi della cittadinanza italiana”. Ciò che la RSI farà di fatto con la Carta di Verona.

27 ottobre

Vengono rastrellati i quartieri di Montesacro, Tufello e Valmelaina. 1.000 uomini vengono fatti marciare sulla Nomentana. 364 uomini vengono trattenuti ed inviati al lavoro  in Germania.

28 ottobre

Nell’anniversario della marcia su Roma vengono attaccate caserme fasciste.

La RSI decreta lo scioglimento delle forze armate regie, sostituite da quelle repubblicane.

I GAP, 6 partigiani, lanciano bombe a mano e sparano con le pistole contro un corteo fascista in piazza Sant’Andrea della Valle. Feriti 12 fascisti. Gino Bardi, fino a quel momento alla testa della colonna fascista, fugge vigliaccamente, gridando che gli coprano le spalle.

In via Brenta due bombe a mano vengono lanciate contro un piccolo corteo di fascisti che riparano a precipizio nella caserma.

Davanti alla scuola “Gelasi Gaetani” lancio di bombe a mano su di un gruppo di militi fascisti che a squarciagola cantano inni del fascio.

Un milite fascista viene ucciso all’odierno Ponte Matteotti.

Scontri anche a Trastevere, in piazza Sonnino, dove a difendere i militi M intervengono i tedeschi con tre blindati, in viale Mazzini,  al Flaminio e a Testaccio.

I fascisti iniziano un’operazione di propaganda, distribuendo nelle cassette delle lettere volantini che invitano gli italiani a sostenere la RSI e i camerati tedeschi.

A Tor di Quinto attacco ai fascisti che si erano riuniti al poligono di tiro. Viene catturato il partigiano Carlo Bracco, torturato poi a Regina Coeli.

Cesare Disaldi con le sue squadre attacca il deposito di benzina tedesco allo stabilimento Bagni Traversa.

Marcello Guarcini, della Guardia di Finanza, aderente alle formazioni socialiste, attacca il Forte Prenestino, impossessandosi di armi e munizioni.

Scontri a fuoco al Quadraro.

 30 ottobre

Chiodi a quattro punte vengono lanciati sulla via Appia, nella zona tra Genzano e Velletri, immobilizzando una colonna tedesca.

L’ufficiale SS Erich Priebke, confermando quanto già in precedenza comunicato da Kappler, segnala a Berlino che a Roma: “Il fascismo è oggetto di derisione”.

31 ottobre

Nel centro città i partigiani attaccano diversi fascisti. Un capo manipolo cade in corso Umberto, un centurione in via del Plebiscito e un milite in piazza Vittorio Emanuele.

1 novembre

Bombardamento su Colleferro.

2 novembre

La polizia tedesca irrompe nei locali di via Catanzaro 1, dove, nel negozio di fioraio di Agostino Raponi[104], aveva sede il Comando della Va Zona dei partigiani comunisti. I partigiani, tra cui Enrico Socrate, riescono a fuggire. Raponi per non fare arrestare la moglie e la figlia, esce dal nascondiglio in cui aveva cercato scampo e si consegna alle SS che lo portano a via Tasso[105].

3 novembre

Sabotate le linee telefoniche a Pietralata.

4 novembre

Nella notte tra il 4 e il 5 novembre, un aereo lancia cinque piccole bombe sul Vaticano. I fascisti accusano di ciò gli angloamericani, ma si scopre ben presto che l’aereo partito da Viterbo era pilotato dal sergente fascista Parmeggiani che, con l’appoggio delle SS, aveva messo in pratica un‘idea provocatoria di Farinacci.

5 – 7 novembre

Dieci giovani, accusati di appartenere ad una associazione comunista, vengono arrestati dai fascisti e consegnati ai tedeschi. Stessa sorte per altri quattro il giorno 7.

Distrutta l’auto di un generale nazista in via Nazionale.

7 novembre

Nell’anniversario della Rivoluzione sovietica, Franco Calamandrei[106] tiene un comizio a piazza Fiume, che termina con lo scoppio di alcune bombe a mano senza che si abbiano vittime. Altri comizi volanti vengono tenuti da Mario Leporatti e da Carlo Salinari. All’Alberone Lillo Pullara fa sventolare una bandiera rossa, con falce e martello. Durante la notte, Carla Capponi[107], Rosario Bentivegna[108] e Rodolfo Coari, con vernice rossa, tracciano scritte antifasciste sui muri di via del Corso e piazza del Popolo. Altrettanto fa un’altra squadra in via IV Novembre. Intercettati dai fascisti, Mario Formentini, Carlo Lizzani, i pittori Giulio Turcato[109] e Emilio Vedova[110], riescono a fuggire. A via Quattro Fontane sfuggono all’arresto anche Marcello Bollero[111], Renato Mordenti e Emanuele Rocco. Viene invece ferito e arrestato Gianni Toti.

In via Dacia viene arrestato Eugenio Messina. Nella sua abitazione vengono rinvenuti una pistola, alcune bombe a mano, una copia de “L’Unità” e buoni per una sottoscrizione a favore del PCI. Messina verrà fucilato a Forte Bravetta, il 4 marzo 1944.

A piazzale Ostiense viene attaccata un’autocolonna tedesca.

Rastrellamenti da parte di tedeschi e fascisti nella zona tra piazza Mazzini e piazza Bainsizza.

Al Quadraro attacco a gruppi fascisti intenzionati ad arrestare “sovversivi”.

8 novembre

Carlo Salinari (Spartaco)[112] tiene un comizio volante a San Giovanni. Un altro ha luogo a largo Tassoni. La folla accorsa protegge la loro fuga dall’intervento dei fascisti, arrivati da Palazzo Braschi.

Una vettura militare tedesca viene colpita in viale Marconi.

Viene ordinata la chiusura dei negozi alle 17,30.

Viene arrestato, su delazione, Filippo d’Agostino.[113]

9 novembre

La RSI chiama alle armi i cittadini italiani delle classi 1924 e 1925. I richiamati avranno una paga di 300 lire al mese, ma devono restituire le tessere annonarie.  

10 novembre

Il giovane Osvaldo Colavecchi, colpito la torace, viene arrestato. Si nascondeva dietro un cespuglio per non essere prelevato per il lavoro coatto.

Il foglio “L’azione” dei Cristiano Sociali annuncia l’alleanza tra Bandiera Rossa, Cristiano Sociali, Repubblicani e Federazione Repubblicana Sociale.

Rastrellamento tedesco ad Ariccia.

11 novembre

Deportazione in Germania di 900 ufficiali italiani, imprigionati dei tedeschi a Pratica di Mare, che si rifiutano di impegnarsi a non combattere la Germania.

Viene ucciso dalla squadra matteottina il fascista Gabriele Omena, tristemente noto.

12 novembre

Fallisce un primo tentativo di sabotaggio, da parte delle bande dei Castelli Romani sulle linee ferroviarie Roma-Velletri e Roma-Formia-Napoli.

Attaccato e distrutto un carro armato tedesco, in trasferimento verso il fronte di Cassino.

13 novembre

Gli alleati effettuano un lancio di materiale bellico nella zona del lago di Martignano, nel comune di Anguillara Sabazia. Il recupero del materiale è affidato ai partigiani Vincenzo “Cencio” Baldazzi e Edoardo Volterra[114]. Il materiale, recuperato con difficoltà in seguito ad un lancio impreciso, viene portato in Roma con delle biciclette.

I tedeschi fanno irruzione all’ospedale di Santo Spirito, alla ricerca di partigiani che avevano lì il loro nascondiglio.

Dopo la sospensione del 15 settembre, viene ripresa dall’Annona la distribuzione settimanale di 100 grammi di carne.

14 novembre

Rastrellamento a Piazza Fiume e a Pietralata.

Nel centro città, in via IV novembre, colpito un automezzo tedesco.  

Metà novembre

L’organizzazione militare del Partito Comunista, su suggerimento di Ilio Barontini[115], costituisce i GAP, “Gruppi di Azione Patriottica”, ognuno dipendente dai comandi militari di zona. Viene anche creato uno speciale settore che deve curare la diffusione di scritte antitedesche. Responsabile di questo settore Renato Guttuso, con Gastone Manacorda e Massimo Aloisi.

Per primi furono costituiti i GAP centrali: il “Pisacane” e il “Gramsci”, responsabile Carlo Salinari (Spartaco), il “Garibaldi” e il “Sozzi” affidati a Franco Calamandrei (Cola)[116]. Al comando della struttura Antonello Trombadori (Giacomo).

Il GAP “Pisacane”, era formato da Mario Fiorentini (Giovanni)[117], comandante e da Rosario Bentivegna (Paolo), Carla Capponi (Elena), Franco di Lernia (Pietro) e Lucia Ottobrini (Maria)[118].

15 novembre

Al dodicesimo chilometro della via Aurelia, partigiani del Partito d’Azione, pongono uno sbarramento notturno con chiodi a quattro punte. Una lunga colonna di automezzi tedeschi viene così bloccata e danneggiata. Per cinque ore il traffico rimane totalmente bloccato.

Il Comando tedesco ordina il richiamo alle armi delle classi dal 1910 al 1924.

16 novembre

Nel mattinale della polizia fascista della Città Aperta, viene indicato che da parte del personale della Questura sono stati arrestati in località Valle dell’ Inferno,[119]

5 persone. Tra loro un giovane carabiniere e un palestinese di Betlemme, già in precedenza arrestato dai tedeschi. Inoltre, a Valle Aurelia sono state rinvenute in una baracca abbandonata, 26 bombe a mano, 6 moschetti, 3 fucili, cartucce e 4.000 proiettili per mitra.[120]

18 novembre

La “banda Sarda”, composta da militari sardi sbandati dopo l’8 settembre, ingaggia un duro combattimento nelle campagne di Capranica con circa 200 paracadutisti tedeschi che erano in azione di rastrellamento. I tedeschi subiscono la perdita di una cinquantina di uomini. Passano per le armi alcuni dei componenti la banda, dopo averli seviziati.

Essendo a conoscenza che il generale Rodolfo Graziani e il generale tedesco Stahel avrebbero presenziato ad una adunata di ufficiali della R.S.I. al Teatro Adriano, il Comando delle Brigate Garibaldi affida a Giulio Contini e Roberto Forti il compito di collocare una bomba ad alto potenziale, preparata in precedenza in un locale di viale Giulio Cesare 137, sotto il palcoscenico del teatro. Una volta collocato l’ordigno, camuffato da estintore, lo scoppio doveva avvenire alle ore 16. Purtroppo, per un errore di confezionamento dell’ordigno, l’operazione non riuscì.

Viene pubblicato clandestinamente il primo numero del giornale “La Nostra Lotta”, con il sottotitolo “Giornale degli studenti universitari”, in cui si invitano “tutti i fratelli italiani” a combattere contro i nazifascismi.

A Torino i lavoratori della FIAT scendono in sciopero.

19 novembre

La polizia fascista scopre la tipografia in cui veniva stampata “Italia Libera”, organo del Partito d’Azione, che si trovava in via Basento. Tra gli arrestati Leone Ginzburg[121], morto il 5 febbraio 1944, a Regina Coeli, in seguito alle violente torture e Benedetto Pitorri che verrà poi fucilato alle Ardeatine. Viene arrestato, con loro, anche Stefano Siglienti.[122]

Nuovo rastrellamento a piazza Fiume e a Pietralata.

20 novembre

Il GAP “Pisacane” attacca un gruppo di fascisti armati, in piazza del Gesù. Partecipano all’azione Rosario Bentivegna, Mario Fiorentini, Lucia Ottobrini e Franco di Lernia.[123]

Sulla via Aurelia, al ventiquattresimo chilometro, la Banda “Moro” di Giuseppe Guarniera,  attacca sette macchine tedesche. Vengono uccisi due ufficiali superiori della Wehrmacht e recuperate armi.Viene lasciato un volantino con scritto in italiano e in tedesco: “Tedeschi e fascisti, a Roma avrete la vita difficile. Tommaso Moro, partigiano”.

La RSI costituisce la “Guardia nazionale repubblicana” (Gnr).

21 novembre

La sera, attacco gappista a ufficiali della milizia in corso Umberto, davanti al cinema Olimpia.

In un rapporto a Berlino, Kappler ricorda: “Ho ripetutamente affermato che gli italiani onesti e di principio non avrebbero mai collaborato con un governo fascista”.

22 novembre

Tentativo di fare saltare il ponte della Magliana.

23 novembre

Un camion tedesco, bloccato dai chiodi a quattro punte, è distrutto alle Capannelle.

 24 novembre

Viene arrestato Giuseppe D’Amico, un impiegato, del PCI “Banda Genazzano”. Assassinato alle Ardeatine.

Viene messo in fuga un gruppo di fascisti della banda Bardi-Pollastrini, che volevano mettere in atto un rastrellamento a Trastevere.

25 novembre

A Torre Gaia, i partigiani attaccano due autocarri tedeschi, incendiandoli e uccidendo i conducenti.

Sulla Via Tuscolana vengono tagliati 300 metri di cavo telefonico, isolando due posti di blocco tedeschi. Vengono purtroppo catturati i due partigiani  Giovanni e Carlo Lucchetti, quest’ultimo di Bandiera Rossa.

26 novembre

Otto squadre partigiane eseguono operazioni di sabotaggio lungo le strade principali nella zona dei Castelli, permettendo all’aviazione alleata di bombardare gli automezzi tedeschi immobilizzati.

Vengono fucilati a Forte Bravetta il muratore Walter Ludovisi e Agostino Basili.[124]

27 novembre

La polizia fascista, costretta anche dalle dure e ultimative rimostranze di Kappler, arresta 40 componenti della banda fascista Bardi – Pollastrini.[125] Nelle celle di tortura di Palazzo Braschi vengono trovati 24 prigionieri in condizioni terrificanti.

Eliminato il console della milizia fascista, Musco.

28 novembre

Arrestato Roberto Guzzo, del comando militare di Bandiera Rossa.

A Padova, il professor Concetto Marchesi,[126] rettore dell’Università, costretto a rassegnare le dimissioni, rivolge un alto messaggio agli studenti: “ […] Traditi dalla frode, dalla violenza, dalla ignavia, dalla servilità criminosa, voi, insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il popolo italiano”.

Giuseppe Pizzirani è il commissario del partito fascista a Roma.

 30 novembre

I partigiani della “Banda Moro”, di Bandiera Rossa, guidati da Vincenzo Guarniera,attaccano un camion della PAI che porta a Forte Bravetta 7 loro compagni condannati a morte. Indossate le divise dei militi fascisti sopraffatti, entrano nel Forte, annientano il presidio e fanno fuggire i loro compagni.

2 dicembre

Squadre Matteotti attaccanono una colonna tedesca sulla via Aurelia e il corpo di guardia dei battaglioni M a via Egea.

3 dicembre

Squadre Matteotti attaccano la sede della polizia fascista in via Domodossola.

Un milite fascista viene ucciso al X° chilometro dell’Aurelia.

Viene arrestato dalla banda Caruso, denunciato da una spia, l’ ebanista Fernando Norma del Partito d’Azione. Torturato e poi consegnato ai tedeschi, verrà assassinato alle Ardeatine.

4 dicembre

In piazza di Spagna un repubblichino uccide il magistrato Mario Fioretti, esponente del PSIUP.

A Grottaferrata i tedeschi impongono al podestà la consegna di 20 uomini per montare la guardia alle linee telefoniche oggetto di continui sabotaggi.

5 dicembre

Il GAP della IVa Zona garibaldina, al Teatro dell’Opera ferisce militari tedeschi e dà fuoco alle loro macchine.

6 dicembre

Mentre distribuisce volantini in via Cola di Rienzo, davanti al cinema Principe, viene arrestato Romolo Iacopini, un operaio della Scalera Film, aderente a Bandiera Rossa. Iacopini verrà fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944. Vengono arrestati anche Augusto Paroli[127] e Guerrino Sbardella[128]. Nei cinema di piazzale Appio, di piazza Tuscolo, e in altri locali della città, vengono lanciati manifestini di Bandiera Rossa. L’azione è diretta dal socialista Antonio Poce.

Da Pesaro arriva a Roma una missione dell’OSS[129] dotata di radio ricetrasmittenti, guidata dal capitano Enrico Sorrentino e dal sottotenente Arrigo Paladini.[130]

Una mina collocata dalla banda dei Castelli Romani sulla Nettunense distrugge un autocarro tedesco e provoca 10 morti tra i soldati.

Oltre 2.000 persone prendono parte al funerale di Mario Fioretti.

7 dicembre

Convogli tedeschi vengono attaccati sulla via Casilina. Viene ferito il partigiano Bruno Fanelli e catturato il gappista Mario Zucchetti. I gappisti e partigiani delle formazioni dei Castelli e dell’Appio Tuscolano disseminano chiodi a quattro punte lungo le vie Appia, Nettunense e Ardeatina. Partigiani delle squadre di Tor Pignattara e di Palestrina effettuano una identica operazione sulla Casilina.

8 dicembre

Attacco ad una autorimessa requisita dai repubblichini, in via Albalonga. Molti mezzi danneggiati e distrutti. Attacchi anche in piazza Ungheria.

A Pantano Borghese bloccata dai partigiani un’ autocolonna tedesca, poi distrutta dai cacciabombardieri americani.

9 dicembre

Viene arrestato il tenente generale di Artiglieria Vito Artale[131]. Portato a via Tasso, verrà assassinato alle Ardeatine.

Catturato, nel suo negozio, Ottavio Cirulli.

10 dicembre

Con una circolare inviata a tutte le bande militari di Roma e dell’Italia occupata, il colonnello Montezemolo fissa le direttive per l’organizzazione e per la condotta della guerriglia da parte del Fronte Clandestino Militare.[132]

Attacco a automezzi tedeschi a Piazza Verdi e in via Padova.

Viene eliminato il fascista Cristofaro Umena.

Nello studio dell’avvocato Carboni, in via della Mercede, vengono arrestati il brigadiere Candido Manca,[133] il tenente Federico Fontana e il tenente Romeo Rodriguez Pereira, tutti carabinieri. Verranno assassinati alle Ardeatine.

Vengono arrestati dalle SS Enzio Malatesta[134], Ettore Arena[135], Ottavio Cirulli[136]  Carlo Merli[137], Gino Rossi e Antonio Nardi.

Le SS in un locale di piazza Barberini arrestano Gerardo De Angelis.[138]

12 dicembre

I GAP, nella notte, tolgono tutti i cartelli stradali sulle vie Casilina, Prenestina e Tuscolana.

Enrico Basevi del FCMR e il capitano delle Guardie di Finanza, Argenziano, si impossessano al Poligrafico dello Stato, in piazza Verdi, di una notevole quantità di carta filigranata. Con questa carta verranno realizzate circa mezzo milione tra carte annonarie contraffatte e documenti falsi da distribuire alla cittadinanza.[139]

A Roma viene arrestato, sul piazzale di Ponte Milvio, Mariano Buratti[140], azionista operante con la sua banda nel viterbese, sui monti Cimini.

I fornai ricevono l’ordine di panificare a giorni alterni.

Tagliati i cavi telefonici a Prima Porta.

Vengono catturati i partigiani matteottini Mariano e Celestino Natili. Condotti a via Tasso, verranno assassinati alle Ardeatine.

13 dicembre

A Milano, Sesto San Giovanni, Melzo, Monza uno sciopero blocca tutti gli stabilimenti.

14 dicembre

Viene arrestato Enrico De Simone, del FCMR.

15 dicembre

Viene eliminato, mentre stava salendo sul tram, il milite volontario fascista Vincenzo Pesce.

Bombardamento alleato su Colleferro

16 dicembre

Una bomba esplode nella sede della Guardia repubblicana in viale Romania, ai Parioli.

Eliminato un ufficilae repubblichino a Montesacro.

17 dicembre

I GAP uccidono un tenente colonnello della Wehrmacht tra via Veneto e via San Nicola da Tolentino. Azione condotta da Mario Fiorentini, Carla Capponi[141], Rosario Bentivegna e Lucia Ottobrini, che gli sottraggono una valigetta contenente le mappe delle centraline che alimentano le batterie contraeree a Roma e nella provincia.

Due fascisti vengono uccisi in via Donizetti e in via Cola di Rienzo.

18 dicembre

Una bomba gettata dai partigiani all’interno della trattoria Antonelli, in via Fabio Massimo, provoca 10 morti, tra cui 6 militi del lavoro.

Rosario Bentivegna, dei GAP centrali, scortato da Mario Fiorentini e sotto copertura di Carla Capponi e Lucia Ottobrini, lancia uno spezzone tra i militari tedeschi che escono dal cinema Barberini. Il bilancio dell’azione è di 8 tedeschi uccisi. Il coprifuoco viene, come conseguenza, portato dalle ore 22 alle 19.

Al Quarticciolo, con un assalto ad un deposito d’armi, i partigiani della Banda Rossi si impadroniscono di 30 fucili, di un mitra e di una cassa di bombe a mano.

A Milano, mentre uno sciopero è in pieno corso, i GAP giustiziano il federale fascista Aldo (Arnaldo) Resega. Per vendicarsi i fascisti fanno fucilare nove patrioti detenuti nel carcere di San Vittore.

19 dicembre

I GAP attaccano la sede del Comando tedesco e del Tribunale di guerra, insediati all’Hotel Flora in via Veneto. L’azione decisa da Antonello Trombadori è portata a termine dal GAP “Pisacane”, con la collaborazione di Maria Teresa Regard[142], Franco Calamandrei, Ernesto Borghesi[143] e Marisa Musu[144]. Le bombe erano state preparate da Giorgio Labò, fucilato a Forte Bravetta il 9 marzo 1944, dopo essere stato torturato a via Tasso.

Di nuovo bombardata dagli alleati Colleferro.

Il coprifuoco è fissato alle 19.

20-21 dicembre

Nella notte tra il 20 e il 21 dicembre, dopo un primo insuccesso la notte tra l’11 e il 12 novembre, due squadre partigiane dei Castelli Romani, una con Ferruccio Trombetti e Alfredo Giorgi, l’altra composta da Enzo D’Amico, Pino Levi Cavaglione[145] e Giuseppe Mannarino, minano con 28 chili di esplosivo[146] il Ponte Sette Luci, al 25° chilometro della linea ferroviaria  Roma – Formia – Napoli. Pochi minuti dopo la mezzanotte il ponte salta in aria mentre un convoglio tedesco lo sta percorrendo. Quasi contemporaneamente un’altra squadra partigiana, con una mina di 32 chili di esplosivo, sulla linea ferroviaria Roma – Cassino, all’altezza di San Cesareo[147], tra i caselli 14 e 15, colpisce altrettanto duramente i tedeschi, che complessivamente perdono, tra morti e feriti, 400 uomini. I tedeschi credono che le due azioni militari siano state opera dei paracadutisti alleati. Prorompe Pino Levi Cavaglione: “No, dannati tedeschi, questa volta il colpo non vi è venuto dal cielo, non vi è venuto dagli aviatori inglesi. Vi è venuto da noi! Da noi che in questo momento ci sentiamo orgogliosi di essere italiani e partigiani e non cambieremmo i nostri laceri abiti bagnati e fangosi per nessuna uniforme”.[148]

20 dicembre

Il Comando tedesco ordina che il coprifuoco inizi alle ore 17 e duri fino alle 7 del mattino. Vengono arrestate circa 1.000 persone, già schedate come sovversive.

Le squadre Matteotti di Gioacchino Basilotta riescono ad impossessarsi di armi, sottraendole da un vagone in sosta alla stazione Tuscolana. Scontro a fuoco con i tedeschi e incendio del treno.

A Montesacro vengono arrestati Italo Grimaldi, in corso Sempione, e Vittorio Mallozzi.[149]

21 dicembre

Viene arrestato Alberto Cozzi, appartenente alla “banda Colleoni” di orientamento repubblicano, tradito da Biagio Roddi[150], sedicente partigiano di Bandiera Rossa in realtà stipendiato dalle SS.  Cozzi, portato dapprima a via Tasso poi a Regina Coeli, viene condannato a 7 anni di carcere. Assassinato alle Ardeatine, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Viene ferito, dalla Guardia di Finanza, Edoardo Di Sanzo, mentre tentava di impadronirsi di un sacchetto di farina.

Viene proibito l’uso delle biciclette dalle 17 fino al mattino.

Paracadutisti tedeschi rastrellano circa 300 uomini trovati nel raggio di 4-5 chilometri dal ponte Sette Luci, concentrandoli nel campo della stazione radio di Santa Palomba, vicino a Pomezia. Rilasciati dopo alcuni giorni, salvo una ventina portati al Villaggio Breda a Roma.

A Erba (Como) viene fucilato Giancarlo Puecher, Medaglia d’Oro al valor militare. Suo padre, deportato, morirà a Mauthausen.

 21-22 dicembre

Un reparto di SS e gli uomini della banda Koch, violando le norme di diritto internazionale riguardanti l’extraterritorialità degli edifici del Vaticano, irrompono nel Collegio Russicum , in quello Orientale e nel Collegio Lombardo, tutti ubicati nei pressi di Santa Maria Maggiore, arrestando 11 persone. Nel Collegio Lombardo viene arrestato Giovanni Roveda[151].

22 dicembre

Viene vietato il cambio di domicilio senza precisa autorizzazione. I portieri degli stabili vengono resi responsabili dell’osservanza del divieto[152]. Qualora non osservassero l’ordine per loro è prevista la deportazione in Germania.

Vengono fucilati a Forte Bravetta Mario Carucci[153] e Riccardo Di Giuseppe[154].

23 dicembre

A Torre Maura i partigiani disarmano i militi della PAI e si impossessano di due mitra e di quattro caricatori. Due i militari feriti.

Nel quartiere Montesacro Valmelaina vengono arrestati Italo Grimaldi, Riziero, Adolfo e Furio Fantini, Raffaele Riva, Antonio Feurra, Giovanni Andreozzi, Filippo Rocchi.[155]

24 dicembre

Il Comando tedesco emette due ordinanze: agli uomini di età compresa tra i 16 e i 60 anni viene imposto l’obbligo del lavoro, mentre i giovani delle classi 1923-24-25 devono denunciarsi ai distretti militari. A chi non avesse ottemperato a questa ordinanza, considerato renitente alla leva, sarebbe stata comminata la pena di morte. A Villa Certosa, sulla Casilina, i gappisti danneggiano fusti di benzina dei tedeschi.

Scontro a fuoco con i tedeschi in via di Porta Castello.

Mentre trasportano armi vengono catturati dai tedeschi i partigiani socialisti Armando e Romolo Neroni e Antonio Napoleoni che verranno imprigionati nel campo di concentramento di Castelfranco Emilia, dal quale fuggiranno.

Viene arrestato Mario Capecci,[156] mentre trasportava armi, a Isola Farnese, con il fratello Alfredo.

27 dicembre

A Tor Pignattara, in vicolo degli Angeli, partigiani garibaldini, dopo il coprifuoco, disarmano due soldati tedeschi.

Sulla Tuscolana, con chiodi a quattro punte vengono bloccati due autocarri tedeschi.

 28 dicembre

Mario Fiorentini, dei GAP centrali, da solo e in bicicletta passa davanti al corpo di guardia del carcere di Regina Coeli[157]. Si ferma e getta uno spezzone. Poi fugge, sempre in bicicletta, sfuggendo agli spari. Trovando riparo presso la libreria antiquaria di Fernando Bertoni. 7 i militari morti e 20 i feriti.

Molti quartieri di Roma sono bombardati dagli Angloamericani.

Vengono affissi i manifesti per il censimento della popolazione.[158]

Viene arrestato Roberto Forti.

A Campegine (Reggio Emilia) vengono fucilati i sette fratelli Cervi.

27 -28 dicembre

Per ordine di Hitler, viene rimosso dal comando della “città aperta” il generale Stahel, ritenuto inadatto ad affrontare il problema del partigianato. Viene sostituito dal generale Mältzer.

Sul “Corriere della Sera”, il filosofo Giovanni Gentile con un suo articolo invita gli italiani a sostenere i fascisti nel loro sforzo di riscossa nazionale contro gli Alleati. Definendo i partigiani “ribelli sadici”.

28 dicembre

Bombardamenti alleati sulla Tuscolana e Centocelle. Vittime all’Arco di Travertino e mitragliata l’osteria di Carlo Carra, ove muoiono 10 clienti.

Vengono affissi manifesti per il censimento della popolazione.

29 dicembre

Il giorno prima, Bartolomeo Di Pietro, della banda “Vaccareccia”, tradito da due infiltrati, era stato arrestato con il fratello Giovanni, perché in possesso di armi. Condotto a Regina Coeli, la mattina del 29 viene portato a via Tasso per essere interrogato. Duramente torturato, rimandato in fin di vita a Regina Coeli, muore nella notte.

A seguito dell’azione di Mario Fiorentini del 28 dicembre, sui muri di Roma appare un manifesto con cui il Comando Germanico proibisce l’uso di qualsiasi tipo di bicicletta. Si sparerà ai trasgressori, anche senza preavviso e le biciclette verranno requisite senza diritto a risarcimento. Applicando una rotella alle biciclette, i romani le trasformano per evitare la proibizione.

Viene disposto il coprifuoco dalle 22 alle 4 del mattino.

Censimento degli abitanti di Roma.

30 dicembre

Vengono fucilati a Forte Bravetta Riziero Fantini, Antonio Feurra, Italo Grimaldi.[159]

31 dicembre

Fucilati a Forte Bravetta Raffaele Pinto e Antonio Pozzi, che erano stati arrestati dalla banda Pollastrini.[160]

Il GAP “Storto” distrugge un deposito di carburante presso la tenuta Polmarola mentre il GAP “Pescatore” attacca e distrugge un centro radio in un villino della borgata Ottavia, sede del comando del VII° reggimento paracadutisti tedeschi. La reazione tedesca porta all’arresto immediato di 31 ostaggi civili. Nell’azione con i tedeschi collaborano anche militi fascisti. Il comando partigiano, nel corso della notte, invia ai tedeschi un ultimatum, richiedendo il rilascio degli ostaggi entro 24 ore. L’ultimatum è accompagnato da azioni del GAP di Forte Aurelio, che attaccano automezzi tedeschi sulla via di Pineta Sacchetti, sulla via Cassia all’altezza della Giustiniana, della Storta e sulla via Braccianese. Gli ostaggi verrano rilasciati il pomeriggio successivo, dopo che una pattuglia di SS, accompagnata da una interprete italiana, ai parenti degli arrestati fa un breve discorso, annunciando il rilascio ma invitandoli a far avere loro qualsiasi notizia ed informazione sui banditi comunisti. Di questo episodio, qualche giorno dopo, ne parlerà Radio Londra.

Rosario Bentivegna e Carla Capponi fanno saltare la centralina antiaerea di Roma, alla stazione ferroviaria di Trastevere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un gruppo di gappisti romani: (dall’alto e da sinistra): Alfredo Reichlin,Tullio Pietrocola,Giulio Cortini,Laura Garroni,Maria Teresa Regard,Franco Calamandrei,Valentino Gerratana,Duilio Grigioni,Marisa Musu.(sotto,accovacciati)Arminio Savioli,Francesco Curreli,Franco Albanese,Carla Capponi,Rosario Bentivegna,Carlo Salinari,Ernesto Borghesi, Raoul Falcioni(seduti,davanti al gruppo)Fernando Vitagliano, Franco Ferri(sdraiato a terra), Pasquale Balsamo.


1944

 

1 gennaio

Colpiti due militi della GNR, da ignoti, all’altezza degli archi di San Giovanni.

La notte, a Campoleone, Pino Levi Cavaglione con una squadra partigiana dei Castelli Romani attacca automezzi tedeschi sulla via Nettunense, all’altezza del fosso di Casal Bruciato. Uccisi alcuni soldati e ufficiali.

Sei squadre socialiste, costringendo alla fuga una pattuglia tedesca, permettono con il loro intervento il trasporto di armi in una magazzino clandestino alla Garbatella.

2 gennaio

In un appartamento di Via Flavia 112, si tiene una riunione clandestina dei rappresentanti dell’ARSI (Associazione Rivoluzionaria Studenti Italiani) con studenti delle facoltà di Ingegneria, Legge e Statistica. L’Associazione era stata organizzata, nell’ottobre 1943, da Ferdinando Agnini e operava sabotaggi sulla Nomentana, sulla Salaria, ai Prati Fiscali, a San Basilio e a Montesacro. Viene costituito il Comitato Studentesco di Agitazione, guidato da Maurizio Ferrara, che sarà responsabile del Comitato tecnico, Giovanni Corbi, Ferdinando Agnini (ARSI), Dario Puccini e Carlo Lizzani (PCI), Paolo Moruzzi e Carlo Franzinetti (Movimento Cattolici Comunisti), Giorgio Lauchard e Giorgio Conforto (PSIUP), Matteo Cirenei, Pier Luigi Sagona e Luigi Silvestri (P d’A) e da alcuni cristiano-sociali.

Alle Capannelle i GAP attaccano un camion tedesco pieno di armi. Ucciso un tedesco e 4 feriti.

A Campoleone Guerrino Perrucca, con una squadra di partigiani di Ariccia, tenta l’assalto a mezzi tedeschi, ma senza alcun risultato positivo.

Automezzi tedeschi vengono colpiti in via delle Terme.

3 gennaio

Allo scalo San Lorenzo vengono fatti saltare in aria alcuni carri ferroviari.

Tre soldati tedeschi eliminati a Centocelle.

A Genzano, una formazione di partigiani sovietici viene circondata da autoblindo tedesche. Riesce a darsi alla fuga grazie all’intervento di partigiani italiani e della popolazione. Nascostisi in grotte a Nemi, vengono poi trasferiti a Palestrina.

4 gennaio

Viene arrestato don Giuseppe Morosini[161], in via Pompeo Magno, mentre stava rincasando con il suo ex alunno Marcello Bucchi[162].Venduti ai tedeschi per 70.000 lire da Dante Bruna, spia della Gestapo[163]. Don Morosini viene portato a via Lucullo[164] e dopo qualche giorno a Regina Coeli, accusato di traffico d’armi per i partigiani e di spionaggio per gli Alleati. Imprigionato nel III° braccio tedesco, nella cella 382. Più volte sottoposto a duri interrogatori, non cede e non fa nomi. Il 22 febbraio, dopo un processo farsa durato non più di venti minuti, viene condannato a morte. Marcello Bucchi, condannato a dieci anni di lavori in Germania, verrà invece assassinato alle Cave Ardeatine.

Da Regina Coeli vengono deportati 335 prigionieri politici. 257 di loro verranno imprigionati nel KL Mauthausen. Tra loro i fratelli Gino e Pietro Valenzano, nipoti di Badoglio, Filippo D’Agostino[165], uno dei fondatori del Partito Comunista e Valrigo Mariani.[166] Nonché 11 gli ebrei.[167] Con questo trasporto giungono a Mauthausen anche gli arrestati a Pietralata: Franco Venturelli[168], Pietro Gismondi,  Fausto Iannotti[169], Mario Prestinicola, Alfredo Petrucci[170], Gaetano Nugnes, Guglielmo Mattiozzi, Antonio Risi[171], Pietro Mancini, Carlo Maccione[172]. Con loro anche Fernando Nuccitelli.[173]

5 gennaio

Partigiani di Ariccia catturano nei boschi tre militi dei battaglioni fascisti M che, armati fino ai denti, cercavano di raggiungere Roma per unirsi ai tedeschi. Impadronitisi delle divise dei fascisti, due partigiani al comando del tenente Aldo Lado si presentano allo stabilimento della B.P.D. di Colleferro con un autocarro e riescono ad impadronirsi di diversi quintali di esplosivo.

Squadre socialiste, alla borgata Ottavia, attaccano i tedeschi e distruggono un loro camion.

A Cisterna partigiani sovietici fanno saltare in aria due autocarri tedeschi, uccidendo 5 soldati.

Sulla Roma-Avezzano viene fatto saltare il Ponte di Forca d’Acero. Il giorno dopo la Galleria di Monte Bove.

Il prezzo del latte viene portato a 5 lire al litro.

6-7 gennaio

Nella notte, centinaia di chiodi a quattro punte vengono lanciati sulla Aurelia, sulla Salaria e sulla Casilina, bloccando centinaia di automezzi tedeschi diretti al fronte.

I partigiani della Banda Rossi attaccano al ponte del Quadraro una pattuglia tedesca, ferendo un soldato.

A Zagarolo viene attaccata una camionetta tedesca. Due tedeschi feriti.

7 gennaio

Con l’ inganno anche una squadra partigiana di Genzano riesce a recuperare alla B.P.D. materiale esplosivo. Ripetendo l’azione nei giorni successivi. Entrando così in possesso di 28 sacchi di esplosivo, ciascuno di 25 chilogrammi.

A Pietralata, 1.200 persone cadono nelle mani naziste in un rastrellamento. 242 di loro vengono deportate in Germania.

I gappisti di Tor Pignattara, mentre trasferiscono, per nasconderli, alcuni prigionieri inglesi e sudafricani, si scontrano a Centocelle con una pattuglia della PAI (Polizia Africa Italiana) e la disarmano.

L’attività di spie e delatori è sempre più intensa. Il vicesegretario nazionale del Pfr e segretario federale romano Giuseppe Pizzirani[174], inoltra al comando di Kappler tre informative con le quali si denunciano rispettivamente il nascondiglio dell’ebrea Miriam Di Cave e della sua famiglia, il gestore della trattoria “Tarantola” per attività antirepubblicana e antigermanica e tale Vincenzo Belloni quale appartenente ad una banda di comunisti del Tiburtino III. Segnalando anche ove si riunisce detta banda.[175]

Sulla via Appia lancio di bombe incendiarie contro un camion tedesco.

8 gennaio

Esplode una mina a via Liegi. Le squadre di Nello Mancini e Libero De Angelis combattono contro i tedeschi a Porto Fluviale e a Vigna Pia.

Viene arrestato Branko Bitler, di Bandiera Rossa[176]. Con lui anche un gruppo di prigionieri inglesi, nascosti nel suo appartamento.

9 gennaio

Una bomba scoppia all’Ostiense.

Il CNL decide di unificare tutte le formazioni nel Corpo volontari della libertà.

 

10 gennaio

Nell’VIIIa Zona, accordo fra le formazioni gappiste e il responsabile del l’organizzazione clandestina della Marina Militare per recuperare i marinai sbandati che si erano rifugiati nella zona.

Radio trasmittenti per segnalare gli spostamenti delle truppe tedesche dirette a Montecassino, vengono installate in via Casilina 598 e in via Tuscolana 463, in casa di due partigiani, Giovanni Sansoni e Angelo Tramontana.

Al comando del Fronte Clandestino Militare il generale Quirino Armellini[177] prende il posto del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, al quale resta la responsabilità operativa.

11 gennaio

Viene attaccata una autorimessa militare in via Annia. Il lancio di bombe al fosforo distrugge gli automezzi posteggiati.

A Verona vengono fucilati i gerarchi fascisti Galeazzo Ciano (genero di Mussolini), Emilio De Bono, Giovanni Marinelli, Luciano Gottardi e CarloPareschi, rei di aver votato l’ordine del giorno di Dino Grandi nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943, che portò alla caduta di Mussolini.

12 gennaio

Combattimento tra partigiani e tedeschi nella zona di piazza Vittorio.

Felice Salemme e Manlio Bordoni vengono arrestati nella casa di quest’ultimo, in via Taranto 95. Salemme viene condannato a morte, pena commutata in 10 anni di reclusione. Verrà assassinato alle Ardeatine. Anche Manlio Bordoni[178] sarà assassinato alle Ardeatine.

Viene arrestato il carabiniere Augusto Renzini[179] del Fronte Clandestino Militare. Assassinato alle Ardeatine.

13 gennaio

Manlio Gelsomini, medico, del Fronte Clandestino Militare, della formazione “Monte Soratte”, viene arrestato. Verrà assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Allo stabilimento AEG di Berlino arriva la lavoratrice coatta romana Giselda Pietrangeli.[180]

 

 

 

 

14 gennaio

Intorno alle 19, in via Tuscolana, presso Cinecittà, soldati tedeschi lanciano una bomba. Restano feriti gravemente due cittadini. Uno, Pasquale Di Raddo, morirà all’ospedale San Giovanni il giorno 16.

A Forte Bravetta viene fucilato Andrea Franceschetti.

Partigiani del battaglione “Mazon”, guidati da Angelo Ioppi,[181] attaccano il comando tedesco di via Tasso, lanciando due bombe a mano all’interno, nel cortile.

15 gennaio

Vengono bombardate dagli alleati Centocelle, Cinecittà e il Quadraro. Sulla Tuscolana crollano 4 palazzi.

Viene assalita, con lancio di bombe a mano, l’autorimessa del comando tedesco di via San Nicola da Tolentino.

Mitragliamento contro autocolonne tedesche fra Cave e Valmontone.

16-17 gennaio

La Banda partigiana “Sette Comuni”[182], che controlla la Via Flaminia,   blocca un treno sulla linea Roma-Firenze, al 47° chilometro, eliminando la scorta tedesca e permettendo la fuga di numerosi militari italiani  destinati alla deportazione in Germania.

A Pomezia, al bivio per Santa Palomba, vicino alla stazione ferroviaria, i partigiani attaccano un gruppo di militari tedeschi. 7 militari vengono uccisi.

Scontro con i tedeschi in via delle Sette Chiese.

17 gennaio

Kappler arresta i generali di brigata aerea Sabato Martelli-Castaldi[183] e Roberto Lordi.[184] Rinchiusi a Via Tasso, verranno assassinati alle Ardeatine. La Guardia di Finanza si rifiuta di inviare uomini e ufficiali per i plotoni di esecuzione, in osservanza ad una imposizione nazista a che plotoni delle forze armate italiane eseguissero le condanne a morte pronunciate dal Tribunale di guerra tedesco.

Nella notte tra il 17 e il 18, i gappisti della VIIIa zona fanno saltare centraline telefoniche sulla Casilina e sulla Prenestina.

In occasione dell’apertura dell’anno accademico, manifestazione davanti al Policlinico, organizzata dal Comitato Studentesco di Agitazione, con la richiesta di sospendere i corsi di laurea. Gli studenti stracciano i registri e percutono i fascisti di guardia. Maurizio Ferrara incita i colleghi alla ribellione. Poi si forma un corteo.

Per tutto i mesi di gennaio e febbraio si hanno scioperi studenteschi nei Licei, quali il Visconti, il Dante Alighieri, il Virgilio, l’Apollinare, organizzati da un Comitato di agitazione unitario formato da Giorgio Candeloro (Pd’A), Ignazio Ughi (DC), Pasquale Dabbiero (PCI), Gaetano Gabriele (Cattolici comunisti).

18 gennaio

Attacco ai repubblichini in piazza del Pantheon.

Manifesti vengono affissi in piazza Vittorio, via Napoleone II e via Cattaneo.

Bonimi convoca il CLN e propone che il generale Roberto Bencivegna venga nominato capo della Municipalità. Proposta accettata, anche se non vi è accordo sui rapporti da stabilirsi tra il capo del Comune e l’autorità militare italiana.

19 gennaio

Bombardati il Quadraro, piazza Bologna e Porta Maggiore.

20 gennaio

La spia Franco Sabelli[185] fa catturare un giovane partigiano di 17 anni, Luigi Selva del Partito d’Azione. Portato a via Tasso, lungo il tragitto, il Selva tenta la fuga ma colpito da 5 colpi di pistola sparati dal Sabelli, muore il giorno dopo all’Ospedale San Giovanni.

La polizia fascista arresta il dottor Ettore Basevi[186] e l’avvocato Mario Bontempi del FCMR e il personale della tipografia Minervini, in via del Governo Vecchio, che verrà poi rilasciato dopo 40 giorni di prigionia a Regina Coeli.

In Piazza dei Mirti, due squadre partigiane scrivono sui muri frasi inneggianti alla Resistenza. Nella piazza viene anche tenuto un comizio. In uno scontro con i fascisti viene ucciso un repubblichino e rimane ferito il gappista Arnaldo Conforti.

I nazifascisti dispongono che tutti gli uomini disoccupati, tra i 16 e i 60 anni, vengano inviati al lavoro obbligatorio. Verranno ritirate le tessere annonarie a chi non si presenterà e ai loro familiari.

Fucilati a Forte Bravetta Salvatore Petroneri[187] (PCI di Testaccio) e Andrea Franceschetti.

Peter Tompkins[188], arrivato a Roma, organizza il servizio di spionaggio dell’OSS (Office of Secret Service).

21 gennaio

Gli alleati bombardano Centocelle, Borgata Gordiani, Casal Bertone, la Maranella, Tor Pignattara, Pigneto, Acqua Bullicante.

Gianni Toti[189], con  Franco Coppa, Franco Dalla Peruta[190], Gianfilippo De Rossi e Renato Cipriani cercano di portare un attentato a palazzo Wedekin, in piazza Colonna, sede del comando fascista. L’azione non riesce e Toti viene ferito durante la fuga.

Squadre Matteotti commemorano al Quadraro la morte di Lenin. Intervengono i fascisti che, messi in fuga, hanno tre feriti.

Attacco ad un autocarro tedesco in via Cavour.

 

 

 

 

 

22 gennaio

 

Soldati americani della Va Armata sbarcano a Anzio

 

Alle 2 della notte ha inizio la sbarco degli Alleati ad Anzio[191] e Nettuno. I partigiani ne erano stati avvertiti con il messaggio radio: “La zia malata sta per morire”. A Roma si spera in una rapida liberazione della città. Ma la speranza andrà purtroppo delusa. Dirà Churchill: “Io avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvaggio, mentre invece ci siamo trovati sulla riva con una balena arenata”.

I tedeschi mettono mine in alcuni palazzi sulla Via Appia e proclamano lo stato d’assedio, minando i ponti della città. Le mine vengono disinnescate dai partigiani.

Nella notte si hanno conflitti a fuoco all’Arco di Travertino e in via Francesco Baracca.

I tedeschi dichiarano l’intera provincia di Roma “zona di operazioni”.

Sabotaggi da parte dei partigiani sull’Appia, sulla Casilina e sulla Tuscolana.

A via degli Angeli ucciso un soldato tedesco.

Viene arrestato Placido Martini[192], fondatore dell’Unione nazionale della Democrazia Cristiana. Torturato a via Tasso, assassinato alle Ardeatine.

La polizia tedesca arresta i generali Simone Simoni[193] e Dardano Fenulli[194],

Gruppi partigiani si scontrano con la polizia fascista nella zona di San Giovanni e di piazza Fiume

Bombardamenti alleati su Palestrina e Velletri.

23 gennaio

Agenti della Gestapo arrestano il maggiore Ugo de Carolis[195], i tenenti colonnello Giorgio Ercolani e Giovanni Frignani[196], il capitano Raffaele Aversa. Verranno assassinati alle Ardeatine.

Davanti all’Università viene distribuito un volantino firmato “Il Comitato Giovanile Romano della Democrazia Cristiana”, in cui si sollecita un rinnovato impegno alla Resistenza.

A Tor Pignattara, in via Francesco Baracca, scontro a fuoco con i tedeschi.

Scontro a fuoco anche all’Arco di Travertino.

Autocisterne tedesche vengono distrutte alle Capannelle.

I gappisti attaccano i tedeschi a Ponte Vittorio.

24 gennaio

La partigiana Marcella Ficca Monaco e il marito Alfredo, medico di notte del carcere di Regina Coeli[197], riescono a fare fuggire dalla prigione, grazie a documenti falsificati, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e i partigiani Luigi Andreoni, Torquato Lunadei, Ulisse Ducci, Carlo Bracco e Luigi Allori del PSIUP.[198] A Marcella Monaco verrà conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare.

Viene catturato il tenore Nicola Ugo Stame[199], uno dei comandanti di Bandiera Rossa. Torturato a via Tasso e imprigionato a Regina Coeli, verrà assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Maria Teresa Regard, dei GAP Centrali, fa esplodere un ordigno nel posto di ristoro tedesco alla stazione Termini, provocando una ventina di morti e molti feriti.

Incendiato un autocarro in via Crispi.

25 gennaio

Viene arrestato, da poliziotti italiani, il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, che viene immediatamente consegnato alle SS in attesa.[200] Arrestati anche  Filippo de Grenet[201], l’avvocato Carlo Zaccagnini[202].  Portati a via Tasso, dove li riceve personalmente Kappler, Montezemolo verrà rinchiuso nella cella n°5 del secondo piano[203]. Saranno tutti barbaramente trucidati alle Ardeatine.

Nella stessa giornata vengono arrestati anche Augusto Ronzini, Gerardo Sergi, Francesco Pepicelli e Angelo Manca, tutti del FCMR.

Traditi da Mauro De Mauro, un infiltrato, in una latteria di via Sant’Andrea delle Fratte vengono arrestati i partigiani di Bandiera Rossa Aladino Govoni[204], Unico Guidoni, Uccio Pisino, Ezio Lombardi, Tigrino Sabatini che verrà fucilato a Forte Bravetta il 4 aprile. Gli altri vengono assassinati alle Ardeatine.

Il coprifuoco viene fissato alle 17,00.

 

Giuseppe Cordero Lanza

di Montezemolo

 

25 – 26 gennaio

Partigiani di Poggio Mirteto provocano una interruzione della linea ferroviaria Roma-Orte.

26 gennaio

Al comando di Pino Levi Cavaglione, una squadra di patrioti lancia chiodi a quattro punte e spara contro una autocolonna tedesca. Nel corso dello scontro Marco Moscati[205], ebreo romano entrato nella resistenza, salva la vita al partigiano Vittorio Alinari di Albano, ferito al femore. Marco Moscati verrà poi assassinato alle Ardeatine.

Viene arrestato Giuseppe Celani, funzionario dell’Annona, che distribuiva false carte annonarie.

Vengono arrestati anche l’avvocato Carlo Zaccaglini e Mario Magri. Verranno tutti assassinati alle Ardeatine.

27 gennaio

Bombardata dagli alleati Albano.

A cinque giorni dallo sbarco alleato, il giornale “Italia Libera” del P d’A, esce in con un titolo a tutta pagina: E’ questo il momento atteso! Uomini e donne di Roma, in linea!. Un ‘edizione straordinaria dell’Unità esorta allo sciopero insurrezionale e chiama il popolo romano alle armi.

Viene liberata Leningrado dall’assedio nazista iniziato l’8 settembre 1943.

28 gennaio

Vengono condannati a morte, dal Tribunale di guerra tedesco, nel corso della notte, 11 partigiani del movimento “Bandiera Rossa”. Altri 5 sono condannati a pene detentive.

Scontri a fuoco a Tor Tre Teste, ferito il partigiano Valeriano Scarozza.

A piazza dei Mirti ucciso un milite della polizia ferroviaria.

Le SS catturano Guido Rattoppatore[206] e Umberto Scattoni[207], in procinto di portare un attentato all’albergo Aquila d’Oro[208], ritrovo dei tedeschi. Rattoppatore verrà fucilato a Forte Bravetta, Scattoni assassinato alle Ardeatine.

In piazza San Pietro in Vincoli manifestazione studentesca, con la presenza di giovani e operai del Tiburtino III e alla quale partecipano anche molti cittadini, che porta alla chiusura di alcuni corsi della Facoltà di Ingegneria.

A Bari si tiene il primo congresso dei partiti antifascisti. Viene stabilito che alla liberazione di Roma, venga formato un governo guidato dal CLN, che sia respinta ogni proposta di patteggiamento con il regime fascista e che, per il momento, venga accantonata l’immediata decadenza della monarchia.

29 gennaio

In tutte le scuole di Roma viene proclamato dal Comitato studentesco di agitazione uno sciopero di protesta contro la guerra e le autorità fasciste. Carlo Lizzani[209], Massimo Gizzio e Vincenzo Lapiccirella guidano un nutrito gruppo di studenti del liceo Dante Alighieri ad una manifestazione in piazza della Libertà. I fascisti, intervenuti con una squadra di militi, sparano sugli studenti e feriscono a morte Massimo Gizzio che morirà, dopo tre giorni di agonia, all’Ospedale Santo Spirito. Gizzio, studente universitario,  a 17 anni era stato condannato dal Tribunale Speciale per la sua attività contro il regime fascista.

Viene scoperta la redazione clandestina de “L’Unità”, in via Licia 56. La devastano e arrestano Gioacchino Gesmundo[210]. I nazisti scoprono nella casa molti chiodi a quattro punte, utilizzati per distruggere le gomme dei camion tedeschi diretti al fronte con rifornimenti ed uomini. Per possesso di questi chiodi vengono arrestate anche, e portate a via Tasso, Maria Teresa Regard e Lina Trozzi. Gesmundo, dopo torture a via Tasso, verrà assassinato alle Ardeatine. Lina Trozzi verrà deportata in Germania, nel carcere di punizione e massima sicurezza di Aichach.

Denunciati dalla spia Gino Crescentini, vengono arrestati, in via Urbana, don Pietro Pappagallo[211] e il tenente colonnello di Artiglieria Roberto Rendina[212]. Assassinati entrambi alle Ardeatine.

Alla Garbatella, corteo protetto dalle squadre socialiste per il pane.

30 gennaio

I GAP lanciano tre bombe contro un camion tedesco, in via del Tritone. Contemporaneamente viene attaccato, sempre con bombe a mano, un camion carico di soldati in via Francesco Crispi. Sei i tedeschi uccisi e molti altri feriti. Attacco ad una autocolonna tedesca anche a via Regina Elena.

A Tor Pignattara, in via Capua, viene ucciso da un gappista il capo rionale fascista Amedeo Di Giacomo.

In via Paruta vengono feriti due repubblichini.

A Marino, dopo il ferimento di un militare, i tedeschi fermano Ferdinando Lanciotti. Trovato in possesso di un’arma da fuoco, viene immediatamente fucilato.

31 gennaio

La Wehrmacht, le SS e i fascisti della Guardia nazionale repubblicana, 1.500 uomini tra italiani e tedeschi, danno il via ad un pesante rastrellamento. Bloccata con blindati e mitragliatrici tutta la zona compresa tra piazza Indipendenza, la stazione Termini e via Nazionale, in poche ore, nemmeno due, rastrellano 2.000 persone e le rinchiudono nella Caserma Macao di Castro Pretorio.[213] 800 di loro verranno inviate, una parte al lavoro coatto sul fronte di Anzio, un’altra parte in Germania in fabbriche nel circondario di Hannover.[214] Conduce questa “sauberungsaktion[215] il tenente colonnello delle SS, Herbert Kappler[216].

Nel rastrellamento incappa anche il nuovo questore di Roma Pietro Caruso, appena arrivato da Milano. Non riconosciuto da una pattuglia di SS viene caricato a forza su di un camion e portato alla Caserma Macao, da dove solo all’inizio del pomeriggio viene rilasciato.

Vengono fucilati a Forte Bravetta Giovanni Andreozzi, Mario Capecci, Augusto Latini, il muratore Paolantonio Renzi, Vittorio Mallozzi, Raffaele Riva, Mariano Buratti[217], Renato Traversi, Franco Sardone[218], Enrico De Simone[219], condannati a morte dal Feldgericht. Il plotone d’esecuzione era formato da militi della PAI.

Il coprifuoco scatta alle 18, ma i negozi devono chiudere entro le 16.

Gennaio – date non conosciute

Partigiani della banda Rossi sottraggono armi al Forte Prenestino.

Partigiani e repubblichini si scontrano in piazza Lodi.

Partigiani della banda Rossi fanno deragliare alcune locomotive alla Stazione Tuscolana.

1 febbraio

Pietro Caruso è il nuovo Questore di Roma[220]. Stabilisce la sua sede in via Santo Stefano del Cacco. Nella stessa giornata, con la sua personale partecipazione, mette in atto due rastrellamenti: in via Nazionale e in via Merulana. Al termine, 200 uomini vengono consegnati ai tedeschi, alla caserma Macao, per essere inviati al servizio obbligatorio del lavoro.

La Gestapo fa irruzione in via Giulia, dove vengono confezionati gli ordini esplosivi dei GAP. Arrestati Giorgio Labò e Gianfranco Mattei[221].

Il generale Angelo Odone sostituisce Montezemolo nel ruolo di capo di stato maggiore del FCMR.

Nel corso di una retata in via del Corso, viene arrestato Adriano Ossicini, dei Cattolici Comunisti. Portato in Questura, riuscirà astutamente a fuggire.

2 febbraio

Il generale Mältzer, irritato per le molte azioni dei resistenti, ordina che venga immediatamente eseguita l’esecuzione dei 16 partigiani di Bandiera Rossa, condannati il 28 gennaio. A Forte Bravetta viene fucilato Augusto Paroli,[222] con altri partigiani di Bandiera Rossa: Romolo Iacopini, Carlo Merli,[223] Gino Rossi,  Enzio Malatesta, Guerrino Sbardella,  Ettore Arena[224], Ottavio Cirulli, Benvenuto Badiali, Filiberto Zolito e Branko Bitler.

Attacco ad un camion tedesco sulla via Casilina, eliminati due soldati.

In via Giulia viene arrestato Antonello Trombadori, comandante dei GAP Centrali. Arrestato anche Antonio Bussi.

Eliminata una SS sul lungotevere di Ponte Vittorio.

 

3 febbraio

Grazie all’opera di delazione delle spie Armando Testorio[225], Franco Sabelli e Aristide Balestra, le SS arrestano a Montesacro parecchi partigiani, studenti ed operai. Tra loro Lallo Orlandi, Renzo Piasco e Paul Lauffer.

3/4 febbraio

Nel corso della notte il tenente fascista Pietro Kock, con il tenente Tela, due commissari e 120 uomini, con l’inganno e con la collaborazione di un prete delatore, don Epaminonda Ildefonso Troya[226], riesce ad entrare nella Basilica di San Paolo. I fascisti sono guidati da Giuseppe Pizzirani, segretario della Federazione fascista di Roma[227]. Vengono arrestate 67 persone e tra loro il generale Adriano Monti. Con lui una ventina di sottoufficiali che non avevano voluto servire i tedeschi e nove ebrei, finiti poi nei campi di annientamento. Altri, renitenti alla leva, vengono inviati al Nord per essere giudicati dal governo fantoccio di Salò.

Nel corso di un attacco ad una autocolonna tedesca sulla via Casilina, viene ferito e catturato il partigiano Anzellotti, che riesce poi a darsi alla fuga.

4 febbraio

Si impicca in una cella di via Tasso, Gianfranco Mattei, 27 anni, docente universitario di chimica, artificiere dei GAP Centrali, per non parlare sotto torture indicibili.

Arrestato, a largo Brancaccio, Antonio Pistonesi.

Attacco ad una autocolonna a Centocelle.

Quattro soldati tedeschi, che depredavano i contadini a Valmontone, vengono uccisi.

5 febbraio

Incursione notturna all’aeroporto di Ciampino, da parte di partigiani del Pd’A. Avvertite da una spia, le SS arrestano 4 partigiani del Quadraro: Gori, Bufera, Butticè e Romagnoli che saranno assassinati alle Ardeatine.

Muore a Regina Coeli, Leone Ginzburg.

Viene arrestato il maestro di musica Fiorino Fiorini, del Partito d’Azione. Assassinato alle Ardeatine.

Distrutto un automezzo tedesco sull’Appia Antica.

7 febbraio

In via Carlo Alberto salta in aria un camion tedesco.

Tradito da un sedicente compagno, viene arrestato il partigiano Raffaele Zicconi, del Partito d’Azione. Portato a via Tasso, il 24 febbraio incarcerato a Regina Coeli. Assassinato alle Ardeatine.

8 febbraio

I quotidiani romani avvertono che non tutti i precettati al lavoro obbligatorio si sono presentati  in via Induno 4, al Servizio di collocamento. Pertanto a carico degli inadempienti verranno prese sanzioni che prevedono il ritiro delle carte annonarie e la denuncia alle competenti Autorità.

9 febbraio

I partigiani di un GAP garibaldino fanno esplodere una bomba ad orologeria alla Stazione Termini, nel posto di ristoro (Banhoff Offiziere) per gli ufficiali tedeschi.

Attacco ad un automezzo tedesco in piazza Re di Roma.

Attacchi delle squadre socialiste ai tedeschi sulla Aurelia, a Monte Mario e in via Torino.

10 febbraio   

A Centocelle i partigiani dell’VIIIa Zona del P.C.I.[228], con spezzoni incendiari bloccano una colonna di automezzi diretti alla volta del fronte.[229]

Bombardato dagli alleati Castelgandolfo. Oltre 400 i morti. Colpite anche Genzano, Ariccia e Marino.

11 febbraio

In via delle Cave, nel quartiere Appio, una squadra di azionisti fa saltare in aria e distruggere dal fuoco due camion tedeschi, bloccando la via per alcune ore.

12 febbraio

I partigiani della “banda Rossi” effettuano un sabotaggio alle linee telefoniche a Tor Tre Teste.

Rastrellamento a Centocelle.

Alessandro Sinigaglia, capo dei GAP fiorentini viene ucciso da Natale Cardini, sgherro della banda Carità.

13 febbraio

I partigiani di diverse formazioni cercano di liberare gli uomini rastrellati e imprigionati in una caserma di viale Giulio Cesare.

Metà febbraio

Le diverse organizzazioni degli studenti e dei professori si uniscono e prende vita l’USI (Unione degli Studenti Italiani), cui aderiscono tutti i partiti antifascisti. Le motivazioni vengono pubblicate il 26 marzo 1944 sul giornale “la Nostra Lotta”.[230]

14 – 15 febbraio

Sulla via Appia, in via Amiterno e in piazza Re di Roma, attacchi a automezzi tedeschi, incendiati e danneggiati. Uccisi o feriti i conducenti.

14 febbraio

Su delazione della spia e collaboratore Federico Scarpato[231], vengono arrestati Vera Michelin-Salomon[232] (ritenuta erroneamente ebrea) con il fratello Cornelio, Enrica Filippini Lera, Paolo Buffa, Paolo Petrucci, che verrà assassinato alle Ardeatine. Vera ed Enrica, portate a via Tasso e poi nel braccio tedesco di Regina Coeli, verranno condannate dal tribunale militare tedesco ad anni di “lavoro duro e molta fame” da scontarsi in Germania. Deportate il 24 aprile 1944, dopo una breve permanenza a Dachau, verranno imprigionate ad Aichach, carcere di punizione e massima sicurezza (Zuchthause) per prigioniere politiche.

Viene arrestato il corazziere Giordano Calcedonio[233], del FCMR “banda Caruso”.

A Palestrina viene eliminato il gerarca fascista Barcaroli.

15 febbraio

Le SS, nella zona di Ponte Milvio, arrestano Romualdo Chiesa[234], dirigente dei Cristiano Sociali che opera anche con Bandiera Rossa. Viene accecato durante le torture. Assassinato alle Ardeatine.

Viene arrestato Gaetano Butera[235] del Fronte Clandestino Militare.

La banda Koch si installa alla Pensione Oltremare, in via Principe Amedeo 2.

16 febbraio

I ferrovieri e partigiani socialisti della Garbatella, guidati da Edoardo Vurchio, fanno saltare in aria quattro vagoni di un treno in transito alla stazione Ostiense, carichi di materiale bellico tedesco.

Una bomba, messa da una partigiana nella cantina, fa saltare in aria la palazzina del comando di zona tedesco, nei pressi di Grottaferrata.

Vengono arrestati, per una spiata dei fascisti, a Tor Pignattara i gappisti Sergio e Giovanni Maggi.

Lancio di chiodi a quattro punte sulla via Appia, da parte dei GAP del PCI.

Bombardamento a Trastevere.

17 febbraio

Preparata da Carlo Lizzani, ha luogo la manifestazione degli studenti universitari. Viene ferito e catturato Raffaele Garofalo. Portato al Policlinico, prima che i tedeschi lo trasferiscano a via Tasso, viene organizzato un piano di fuga che ha successo.

I GAP eliminano un dirigente del Comitato fascista di Tor Pignattara.

A Porta San Sebastiano viene fatto saltare in aria un vagone ferroviario di materiale bellico.

Due soldati tedeschi vengono attaccati e feriti da sconosciuti.

Tagliati i cavi telefonici della via Casilina.

18 febbraio

I partigiani di due GAP, nelle vicinanze di piazza Venezia, attaccano Giuseppe Pizzirani, segretario della Federazione fascista romana, a bordo della sua auto blindata. Carla Capponi cerca, senza successo, di colpire Pizzirani. Vengono feriti  Serafini, vice segretario del partito fascista repubblicano di Roma, l’autista di Pizzirani e tre militi della scorta.

Il maresciallo Graziani, capo dell’esercito della RSI con il decreto legislativo n.30 stabilisce la pena di morte per i renitenti e i disertori. Vengono richiamate alle armi le classi 1922 e 1923, e il primo quadrimestre 1924. I richiamati devono presentarsi entro il 25 febbraio.

Uccisa una SS in via Tuscolana.

In via Tabarrini uccisa dai GAP comunisti una spia della Gestapo.

Danneggiati carri armati tedeschi sulla Casilina.

Con il decreto n. 30, a sua firma, Mussolini ordina che gli iscritti alla leva e i miltari in congedo che non si presenteranno alle armi entro due giorni da quello prefissato, vengano puniti con la pena di morte e fucilati al petto.

19 febbraio

In via Due Allori cade in un agguato partigiano un ufficiale superiore tedesco. Su di lui vengono trovati documenti sulla dislocazione dei campi minati dell’aeroporto di Centocelle, che vengono fatti avere al Comando Militare Cittadino.

In serata un gruppo partigiano cerca di sabotare una postazione antiaerea all’aeroporto di Ciampino. In questa operazione cadono Otello Vaselani, di Bandiera Rossa, e Ilario Caucci di Tor Pignattara.

A Velletri, in località Prato Lungo per rappresaglia per l’uccisione di un militare e il ferimento di un secondo che stavano violentando la moglie di un contadino, i tedeschi uccidono 14 ostaggi.

20 febbraio

Ricevute segnalazioni dai ferrovieri su treni in transito con uomini e rifornimenti tedeschi, gli Alleati bombardano il ponte di Poggio Mirteto, la stazione di Capranica, Settebagni e Viterbo.

Luigi Zanasso e Nello Mancini con le loro squadre attaccano un treno alla stazione Tiburtina, per impossessarsi degli alimenti caricati sui carri. Dopo uno scontro a fuoco con i tedeschi, l’intero treno è incendiato.

Alla stazione Ostiense le squadre di Edoardo e Cosimo Vurchio fanno saltare cinque vagoni di armi tedesche.

21 febbraio

In piazza Re di Roma, attaccato un reparto di cavalleria tedesca.

Il Comando tedesco invia a Tor Pignattara Armando Stampacchia, quale Commissario di Polizia. Il suo primo provvedimento è di fare arrestare e consegnare ai tedeschi molti giovani, renitenti alla leva obbligatoria. Alla sera sui muri del Quadraro appaiono delle scritte: “Calmati Stampacchia se no ti facciamo la pelle”.

Vengono arrestati Aldo Angelai della “Brigata Matteotti”, Giovanni Angelucci e Francesco Ciavarella di Bandiera Rossa, Sandor Kereszty del Partito dìAzione. Verranno assassinati alle Ardeatine.

Attacco ai tedeschi nella borgata Ottavia.

22 febbraio

Un GAP garibaldino, sul tram diretto a Tor Pignattara, giustizia un agente di P.S. che si vantava di aver richiesto l’onore di fare parte del plotone di esecuzione per la fucilazione di partigiani.

A Villa Certosa fallisce un attentato al commissario Armando Stampacchia.

Ad Ariccia i partigiani della formazione Castelli Romani eliminano il fascista Luigi Menicocci, spia e delatore dei tedeschi.

A Palestrina viene ucciso Camillo Barcaroli, collaborazionista e fondatore del fascio repubblicano.

Durante un attacco ad una autocolonna tedesca, viene catturato Enrico Di Pietro, condotto a via Tasso e torturato. Riesce poi a fuggire dall’Hotel Flora, sede del Tribunale tedesco.

23 febbraio

Viene arrestato il partigiano Bruno Roazza, nel corso di una operazione di distribuzione di volantini incitanti alla lotta contro i nazisti.

Viene arrestato il capitano dei Carabinieri Raffaele Aversa.

24 febbraio

Le spie Sabelli e Testorio[236] tendono un agguato a Ferdinando Agnini, animatore del movimento giovanile di Montesacro, capo dell’USI-Unione Studenti Italiani. Dopo averlo catturato, con la collaborazione di alcuni poliziotti, lo portano al commissariato locale sottoponendolo ad un pesante interrogatorio. Di nuovo cadendo in un tranello dei fascisti, involontariamente coinvolge il padre che viene a sua volta arrestato. Entrambi, consegnati ai tedeschi, vengono portati a via Tasso. Il 24 marzo, dopo aver subito dodici interrogatori, Agnini viene assassinato alle Ardeatine.

Attacco a tedeschi e fascisti sulla via Casilina.

Il ministro degli Interni della RSI, Buffarini-Guidi, decreta che “ i disertori e i renitenti alle chiamate di leva saranno passati per le armi”.

25 febbraio

All’Arco di Travertino viene giustiziata una spia delle SS di via Tasso che il 29 gennaio aveva reso possibile l’arresto di molti patrioti dell’organizzazione della Marina Militare.

Sciopero alla Manifattura tabacchi di piazza Mastai.

Scontri a fuoco tra partigiani e tedeschi a Frascati.

26-27 febbraio

Ripetuti bombardamenti aeronavali alleati su Cisterna.

27 febbraio

Un camion tedesco carico di munizioni viene fatto saltare dai partigiani con un lancio di bombe a mano, in via dell’Acqua Bullicante.

Tagliate le linee telefoniche sulla Casilina e sulla Tuscolana.

In via dell’Acqua Bullicante attacco a un reparto tedesco, ferendo due soldati.

Un autocarro tedesco viene fatto saltare in viale Africa.

28 febbraio

La RSI istituisce l’Ispettorato militare del lavoro che, come la Todt[237] nazista, deve reclutare “volontariamente” i lavoratori. A capo il generale del Genio, Francesco Palladino. Opererà, con scarsissimi risultati, soprattutto nelle provincie in cui la RSI ha sue strutture, ostacolata apertamente dai tedeschi. Viene anche istituito un Commissariato del lavoro, alle dipendenze del ministero degli Interni.

Viene arrestato Aldo Finzi[238], del Partito Democratico del Lavoro “Banda Rubeis”.

Primi giorni di marzo

La Banda Moro fa saltare in aria 4 chilometri di strada ferrata alla Magliana, bloccando così per due settimane il flusso dei rifornimenti tedeschi, destinati al fronte.

1 marzo

La Banda Koch arresta il professor Pilo Albertelli, membro del Comitato militare del CLN. Portato alla prigione di via Principe Amedeo, è sottoposto a torture che gli rendono il volto irriconoscibile ed il corpo martoriato. Viene assassinato alle Cave Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Viene arrestato Nicola Angelucci, membro del CLN per la Democrazia Cristiana. Viene imprigionato alla Caserma Mussolini. Con lui vengono arrestati anche Giuseppe Intersimone, la figlia di Ercole Chini, comandante militare dell’organizzazione democristiana e il figlio del capitano Luigi Sartori.

Rastrellamento nel centro città, tra piazza Venezia, piazza Barberini e piazza di Spagna.

2 marzo

Da un aereo vengono lanciati spezzoni sull’Oratorio di San Pietro. Un morto e tre feriti tra i cittadini del Vaticano.

I tedeschi uccidono uno sconosciuto con un colpo alla nuca.

Ferito da ignoti un caposquadra dei battaglioni M.

Nei pressi di Roma viene ucciso dai nazifascisti il dirigente democristiano, Luciano Maffucci.

Vengono arrestati dalla banda Koch, su delazione, Aldo Eluisi[239], Vincenzo Saccottelli,[240]  Fernando Norma, Renato Fabri, Cesare Leonelli, del Partito d’Azione. Assassinati alle Ardeatine.

Vengono catturati anche il carabiniere Gaetano Forte[241], del Fronte Clandestino Militare “Banda Caruso”, Antonio Ayroldi (FCMR)[242], Amedeo Ladonnici (FCMR-banda Finzi) e Gioacchino Di Salvo del Partito Democratico del Lavoro. Assassinati alle Ardeatine.

Primi giorni da marzo

Vengono ricostituiti i GAP che erano stati sciolti per ordine del Comando militare clandestino subito dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, riprendendo così le azioni di guerriglia nel centro della città.

3 marzo

Un maresciallo tedesco uccide Maria Teresa Gullace, di 37 anni, madre di cinque figli ed in attesa del sesto.[243] La sua colpa è quella di essere, con una moltitudine di donne romane –  e tra loro le partigiane Carla Capponi, Lucia Ottobrini e Marisa Musu –  davanti alla caserma del LXXXI° reggimento di fanteria in viale Giulio Cesare, per ottenere il rilascio dei loro mariti e figli, destinati ad essere inviati dalla Todt al lavoro coatto in Germania. Sul luogo, nel pomeriggio due squadre di gappisti, comandate da Mario Fiorentini, Franco Calamandrei e Alfredo Orecchio, attaccano la caserma.  Viene ucciso un fascista e altri due sono feriti.  Carla Capponi viene arrestata, ma riesce a salvarsi grazie ad un rapido intervento di Marisa Musu che le infila in tasca una tessera del gruppo fascista “Onore e combattimento”. Viene così rilasciata.

A Tor Pignattara e Centocelle i GAP eliminano una spia fascista e ne feriscono altre due.

Viene arrestato dalla banda Koch il ferroviere Armando Bussi[244], antifascista e dirigente delle formazioni azioniste. Viene torturato alla pensione Oltremare. Assassinato con altri 5 ferrovieri, tra i quali Michele Bolgia, alle Cave Ardeatine.

Con lui, nella stessa giornata finisce nella mani di Koch anche l’ingegner Elio Bernabei[245], del Partito d’Azione, impiegato al Ministero delle Comunicazioni.

Bombardamenti alleati al Tiburtino e Ostiense.

 

 

                                                                 Teresa Gullace

 

 

 

4 marzo

Viene ucciso dal patriota Clemente Scifoni, a casa sua, in piazza Ragusa, il commissario di polizia di Centocelle, Armando Stampacchia, un fascista di assoluta fedeltà e di inaudita durezza. Che si vantava di non aver alcun timore dei partigiani, muovendosi, per sfida, nel quartiere senza scorta. E che aveva diretto personalmente rastrellamenti di civili  e arresti di ebrei. I nazisti mettono una taglia di 200.000 lire sull’attentatore. Dopo la liberazione della città, Scifoni verrà arrestato con l’accusa di omicidio premeditato. Dopo due anni di carcere verrà assolto in quanto aveva agito nel corso di una operazione militare.

A piazza Esedra viene danneggiato un camion tedesco.

Fucilati a Forte Bravetta l’operaio Eugenio Messina e l’impiegato Antonio Lalli, del PCI.

5 marzo

In Piazza dei Mirti[246] i partigiani mettono in fuga, dopo un furioso conflitto a fuoco, un gruppo di tedeschi che, armi spianate, terrorizzavano i cittadini e rastrellavano tutti gli uomini validi. E’ colpito a morte un soldato tedesco. Viene messa una taglia di 5.000 lire su ciascun autore dell’attacco.

I tedeschi violentano e uccidono una donna, di cui non si conosce l’identità, sotto le mura di Porta Pia.[247]

Attaccata la caserma dell’8° Genio e sottratte armi.

Gruppi di donne e bambini protestano per la mancanza di pane, in via Latina, via Appia Nuova e in via Albalonga.

6 marzo

Il federale Pizzirani inoltra al comando di via Tasso una nota informativa con la quale denuncia Ersilia Carucci quale moglie del sovversivo Antonio Lalli fucilato a Forte Bravetta il 3 marzo, e suggerisce di farla pedinare in modo da poter arrestare gli amici del marito.

Scontri alla stazione Ostiense e sabotaggio alle linee telefoniche sulla Prenestina.

7 marzo

A Forte Boccea vengono fucilati Giorgio Labò[248], Guido Rattoppatore, Vincenzo Gentile, Antonio Bussi, Augusto Pasini, Concetto Fioravanti, Antonio Nardi, Mario Mechelli, Francesco Lipariti, l’ebreo tedesco Paul Leo Lauffer, militante del Partito d’Azione a Montesacro.

In via Alessandria e in piazza Trevi vengono fatti saltare due camion tedeschi.

Chiodi a quattro punte lanciati in piazza Re di Roma.

La polizia arresta il marmista Domenico Viola che nel suo laboratorio di via del Vantaggio nascondeva armi dei partigiani.

Arrestati Giulio e Gino Cibei, del Partito d’Azione. Verranno assassinati alle Ardeatine.

Bombardato lo scalo Ostiense.

8 marzo

La Banda Rossi mina il ponte del Quadraro. La mina poi verrà rimossa perché difettosa.

La Gestapo fa prigioniero il carabiniere Angelo Ioppi[249], sottoposto a crudeli torture a via Tasso.

Bombardata Artena.

9 marzo

La gappista Carla Capponi fa saltare in aria una autocisterna tedesca nei pressi del Colosseo. Mandando in fiamme 20.000 chili di benzina. Muoiono due tedeschi.

Nella zona di Palestrina, le SS riescono a localizzare il gruppo dei partigiani russi. Organizzano quindi un rastrellamento e i partigiani, italiani e russi, si accorgono con ritardo della presenza tedesca. Riescono tuttavia a liberarsi dalla morsa, al prezzo della morte di tre sovietici.

Una squadra Matteotti elimina una spia nelle grotte di Porta Furba.

Sulla Tiburtina in uno scontro a fuoco con tedeschi e fascisti, resta ferito Giuseppe Meli.

Alla Magliana salta in aria un camion tedesco.

10 marzo

In via Tomacelli, in una azione di GAP, 11 partigiani tra cui Lucia Ottobrini, Franco Ferri, Mario Formentini, Rosario Bentivegna, Raoul Falcioni[250] vanno all’assalto di un corteo fascista dei Gruppi d’Onore e Combattimento e della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana). La copertura dell’azione militare era affidata a gappisti della IVa zona, guidati da Alberto Marchesi, oste di vicolo d’Ascanio. Si registrano feriti e i fascisti mettono una taglia di 500.000 lire sugli attentatori. I tedeschi,comunque, proibiscono ai fascisti di organizzare cortei.

In via Carlo Alberto attacco ad un autocarro tedesco.

Una autocolonna nazista viene attaccata a piazza Re di Roma.

Una SS uccisa sul tram a piazza Verdi.

Bombardata la zona di piazza Bologna e lo scalo Tiburtino.

11 marzo

Tagliati i cavi telefonici sulla via Tuscolana, per opera della squadra Matteotti di Aristodemo Piconi.

12 marzo

Al ponte sull’Aniene, sulla Salaria, i partigiani distruggono un autocarro tedesco carico di materiale bellico.

In piazza San Pietro, molti più di centomila romani invitano il papa ad intervenire, richiamando i nazisti al rispetto degli accordi a suo tempo sottoscritti. Evitando così i pesanti bombardamenti alleati. Il Papa condanna la guerra aerea ma non altrettanto la presenza militare tedesca nella città. Poiché inneggiava alla libertà e alla Resistenza, viene arrestato don Pecoraro.

L’avvocato Mastino Del Rio, comandante partigiano e esponente della Democrazia Cristiana viene rinchiuso nel Terzo braccio di Regina Coeli, dove sarà più volte torturato.

Vengono arrestati Ilario Zambelli[251] del FCMR e Alberto Marchesi[252].

13 marzo

Manifestini del Fronte Clandestino Militare della Resistenza vengono distribuiti in Piazza San Pietro, durante l’omelia del Pontefice.

Viene scoperto dalla Gestapo il gruppo che fa capo al Fronte Clandestino Militare della Resistenza, comandato da Fabrizio Vassalli[253] che  viene arrestato. Con lui la moglie Amelia Vitucci, Giordano Bruno Ferrari[254], il tenente Salvatore Grasso, Corrado e Jolanda Vinci, Pietro Bergamini, Bice Bertini. Vassalli, Bergamini, Grasso, Vinci e Ferrari saranno fucilati a Forte Bravetta.

Arrestato Giuseppe Lo Presti, comandante della IVa Zona del PSI (Appio, Celio, Esquilino).[255]

14 marzo

A conoscenza che un ufficiale italiano al servizio delle SS, responsabile della cattura di diversi partigiani, stava per lasciare Roma, un GAP   aveva avuto l’incarico di eliminarlo. Segnalati alle SS da un’ altra spia italiana, vengono arrestati, nelle vicinanze di piazza Fiume, Valerio Fiorentini, Carlo Camisotti, Lucio Sbrolli e Paolo Angelici. Portati a via Tasso, Fiorentini, Angelici e Camisotti verranno assassinati alle Ardeatine.

In via dell’Acqua Bullicante le SS irrompono nel laboratorio del Comandante dei GAP dell’VIII Zona garibaldina, Pilade Forcella. Non trovandolo e non trovando neppure armi, arrestano i garibaldini Orazio Corsi, Mario Passarella, Alessandro Portieri, Egidio Checchi, Mario Corsi e Renato Cantalamessa. Verranno assassinati alle Ardeatine, ad esclusione di Mario Corsi.

Il Comando di Zona dei GAP decide che Luigi Forcella, il Commissario Politico Nino Franchellucci e altri 21 partigiani ormai identificati dai nazifascisti lascino la città e si rechino a Poggio Mirteto, in Sabina, entrando a far parte della “Brigata autonoma Stalin”.

800 morti e 2.000 feriti per un bombardamento alleato su Prenestino, Nomentano, Tiburtino, Tuscolano.

Viene arrestato Michele Bolgia[256], un ferroviere socialista che alla stazione Tiburtina apriva i vagoni piombati con ebrei e altri prigionieri per permettere loro la fuga. Imprigionato a via Tasso, verrà assassinato alle Ardeatine con altri 5 ferrovieri.

Badoglio annuncia che l’Unione Sovietica riconosce il governo monarchico italiano.

15 marzo

Viene arrestato un gruppo di 14 partigiani socialisti all’Alberone, che si era riunito nel retrobottega di un bar. Tra loro Gastone De Nicolò, portato a via Tasso e poi, con i suoi compagni, nel Terzo braccio nazista di Regina Coeli. Dopo aver fatto credere che sarebbero stati inviati al lavoro sul fronte di Anzio, l’intero gruppo verrà assassinato alle Ardeatine. Arrestati anche i fratelli Ugo e Umberto Urbani.[257]

Nuova battaglia per conquistare Cassino. Il generale Clark vi impegna 35.000 uomini, 400 carri armati e 900 cannoni. Ma i “Diavoli verdi”, i paracadutisti tedeschi della 1° divisione respingono l’offensiva.

17 marzo

Il tenente della polizia fascista Maurizio Giglio[258], in realtà agente dell’OSS (nome in codice Cervo), che trasmetteva da una radio posta in un barcone sul Tevere, cade nelle mani di Pietro Koch che lo cattura presso il ponte Risorgimento. Seppur torturato atrocemente per tre giorni, non rivela alcunché. Assassinato alle Ardeatine.

Viene diffuso un volantino dell’U.S.I. in cui si rivendica la severa punizione inflitta, dagli stessi studenti dell’organizzazione, al preside fascista dell’Istituto Magistrale Vittorio Colonna, che aveva offeso la memoria di un patriota fucilato davanti alla sua figlia.

18 marzo

Automezzi nemici colpiti in piazza del Popolo.

Bombardamento su Appio Latino e Tiburtino.

Bombardamento su Prenestino, Nomentano e quartiere Italia, con un bilancio di 800 morti e circa 2.000 feriti.

Ufficiali e collaboratori del FCMR vengono arrestati. Tra loro Manfredi Azzarita[259], Giovanni Vercilio, Renato Villoresi[260], Francesco Pepicelli[261], Umberto Lusana[262], Gerardo Sergi[263], tutti assassinati alle Ardeatine.

Viene arrestato l’ebreo Odoardo Della Torre, militante socialista.[264]

Ad Albano i partigiani uccidono, in uno scontro a fuoco, i fascisti Pietro Severi e Bruno Taverna.

 

 

19 marzo

La banda Koch arresta il partigiano comunista Enrico Ferola, il fabbro che aveva  forgiato il maggior numero di chiodi a quattro punte nella sua officina di via della Pelliccia. Utilizzando tondino di ferro recuperato in edifici bombardati. Portato alla pensione Jaccarino e torturato, non rivela a chi fosse destinato il mezzo quintale di chiodi che gli avevano trovato. Assassinato alle Ardeatine.

Per ordine del comando tedesco viene completamente evacuata Cisterna. La popolazione viene dapprima condotta a Velletri e poi nei campi di raccolta della Breda sulla via Casilina, di Santa Croce in Gerusalemme e di Cesano.

20 marzo

Una pattuglia fascista viene disarmata sulla via Appia. Una bomba lanciata contro un sidecar uccide i tre tedeschi dell’equipaggio.

21 marzo

In via Ipponio vengono arrestati Franco Bucciano e Armando Ottaviano, di Bandiera Rossa. Saranno assassinati alle Ardeatine.

Vengono catturati 7 componenti della famiglia Di Consiglio, ebrei. Verranno tutti assassinati alle Ardeatine.

22 marzo

Il Tribunale militare tedesco condanna a morte il professor Gioacchino Gesmundo, comunista. Medesima condanna per Manlio Bordoni e Carlo Lucchetti di Bandiera Rossa. Verranno assassinati alle Ardeatine.

Arrestato l’operaio dei Mercari generali, Giuseppe Cinelli del PCI “Brigate Garibaldi”. Assassinato alle Ardeatine.

A Firenze i militi della Muti fucilano 5 partigiani al Campo di Marte.

23 marzo

Nel giorno dell’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento[265], i GAP attaccano in via Rasella[266] l’11a compagnia del III° battaglione dell’SS Polizei Regiment Bozen[267], composto da volontari, che quel giorno erano reduci da esercitazioni al poligono di tiro di Ponte Milvio. All’operazione militare prendono parte Rosario Bentivegna, Carla Capponi, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Pasquale Balsamo[268], Marisa Musu, Fernando Vitagliano, Raoul Falcioni, Franco Ferri[269], Francesco Cureli, Silvio Serra[270], Guglielmo Blasi.[271] 33 Le vittime tedesche. Le retroguardie del Bozen incrociano due partigiani di Bandiera Rossa, Antonio Chiaretti e Enrico Pascucci che nello scontro a fuoco vengono uccisi.[272] Viene colpita a morte dal disordinato fuoco tedesco di reazione Antonietta Baglioni, che abitava in Palazzo Tittoni. Muore anche Piero Zuccheretti[273], un ragazzo di tredici anni. Nei pressi di via Rasella vengono arrestati: Ferruccio Caputo, Cosimo D’Amico, Celestino Frasca,  Romolo Gigliozzi[274], Fulvio Mastrangeli, Angelo e Umberto  Pignotti, Antonio Prosperi, Ettore Ronconi[275], Guido Volponi.[276] Il giorno dopo saranno tutti assassinati alle Ardeatine.

Alle 19,30 arriva a Roma l’ordine ufficiale da Berlino: per ogni tedesco ucciso devono essere immediatamente fucilati 10 italiani. Della rappresaglia viene incaricato l’SS Herbert Kappler.

Ha inizio così la allucinante e tragica vicenda della preparazione della lista dei “Todeskandidaten”, dei destinati ad essere assassinati.

24 marzo

Strage delle Ardeatine, cave a due chilometri da Porta San Sebastiano. In circa 5 ore, nel pomeriggio, vengono assassinati con un colpo d’arma da fuoco alla nuca 335 italiani, di cui 75 ebrei[277]. 285 nominativi erano presenti in una lista di Kappler[278], 50 in una fornita dal questore Pietro Caruso a da Pietro Koch.[279]

Incaricato di controllare le liste era il capitano delle SS Erich Priebke, mentre il capitano SS Karl Schutz aveva assunto il comando materiale delle operazioni di fucilazione.

L’eccidio viene organizzato da Kappler e portato a termine dalle SS, in quanto il comandante del battaglione “Bozen” si rifiuta di fornire il plotone di esecuzione poiché i suoi uomini sono “cattolici credenti”. E in quanto tali non possono uccidere a freddo.[280]

Intorno alle ore 20,00, terminato l’eccidio, le cave vennero fatte saltare con cariche esplosive.

I direttori dei giornali romani avevano ricevuto direttive precise su come si dovesse riferire quanto accaduto a via Rasella.[281] Nessun comunicato, radio o con manifesti, venne rivolto ai romani affinchè i responsabili dell’azione militare si consegnassero ai tedeschi. Smentendo quanto affermato a posteriori circa fantomatici manifesti, lo stesso generale Kesselring, durante il processo a Roma nel 1946, alla domanda rivoltagli in merito all’opportunità di rivolgersi alla popolazione romana, rispose: “Ora, in tempi più tranquilli, dopo due anni passati, devo dire che l’idea sarebbe stata buona”. Ma: “No. Non lo feci”.[282]

25 marzo

Il Comando tedesco, con un comunicato, porta a conoscenza dei romani che a seguito dell’attentato partigiano a Via Rasella: “Il Comando tedesco perciò ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci comunisti-badogliani saranno fucilati. Quest’ ordine è già stato eseguito”.

Sull’ “Osservatore Romano”, in un articolo dal titolo Carità civile, si sollecita la popolazione romana a non cedere a impulsi violenti e si invitano coloro cui compete la responsabilità a far sì che l’ordine pubblico non venga turbato.

La razione di pane giornaliera viene abbassata da 150 grammi a 100 grammi.

26 marzo

Sull’ “Osservatore Romano”, in un commento attribuibile al Papa e comunque al suo pensiero, si condanna la violenza che colpisce le “vittime” (i tedeschi) ad opera dei “colpevoli” ( i partigiani), definendo i capi della Resistenza “irresponsabili” mentre “responsabili” sono fascisti e nazisti.

Sull’Unità clandestina, il Comando Regionale delle Brigate garibaldine, da cui dipendevano i GAP, pubblica un comunicato affermante che “il dovere di tutti gli italiani è di colpire senza esitazione il nemico, in ogni momento, negli uomini e nelle cose”. Affermando anche che la lotta contro gli obiettivi nazifascisti era una attività di guerra e che le azioni partigiane avrebbero avuto fine solo alla liberazione della città dall’occupazione nazista.

Un GAP garibaldino, in via del Fosso di Centocelle, cattura un sottoufficiale dei battaglioni M.

Chiodi vengono sparsi sulla via Tuscolana, sulla Casilina e sulla Prenestina. Vengono lanciate bombe a mano sui militari tedeschi dei camion bloccati.

Il giornale clandestino “Nostra Lotta”, pubblica il testo di un volantino diffuso dagli studenti universitari in cui, richiamato il sacrifico di Massimo Gizzio, si invitano gli studenti a lasciare immediatamente le aule non appena vi entreranno fascisti.

27 marzo

Due bombe esplodono, ferendo una donna e due bambini, nella sede dell’Opera Nazionale Balilla, in via Fornovo.

Alcuni giornali diffondo la notizia che in via Rasella sarebbero morti anche 7 civili.

L’Aussenkommando di Roma indice una riunione ala quale prendono parte i direttori dei principali giornali della capitale, in cui vengono date precise disposizioni affinchè vengano dissipate voci circolanti in città sulla sparizione dal carcere dei rastrellati e degli arrestati dopo l’accaduto in via Rasella.[283]

28 marzo

Si riunisce il CLN con la partecipazione dei partiti antifascisti e, alla luce di quanto commesso dai nazisti alle Ardeatine, rivendicando l’attacco di via Rasella e ribadendo la legittimità delle azioni gappiste (con il solo voto contrario della Dc), lancia un appello alla mobilitazione di tutto il Paese contro la barbarie dell’occupante.

Tra Bocchignano e Poggio Mirteto una squadra partigiana attacca ed incendia tre camion e due moto tedesche, uccidendo tre militari.

Cadono nella mani dei nazifascisti il maggiore Costantino Ebat e il colonnello Salviati, della “banda Billi”. Entrambi fucilati a Forte Bravetta il 3 giugno.

In piazza della Libertà viene catturato il tenente pilota Mario De Martis[284] della “banda Napoli” e in piazza dell’Esedra Emilio Scaglia, della stessa formazione.

Mentre scrivono sui muri frasi antifasciste, in via Orvieto, vengono feriti i patrioti Luigi Mortelliti, Giuseppe Mare Duca, Ariberto Del Vivo e Maria Di Salvo,che morirà per le ferite.

La squadra di Luigi Ceci, con Cutuli di Marino e Santinelli di Frascati, attacca sulla Ciampino-Colonna un camion tedesco, liberando dieci ostaggi italiani.

29 marzo

Otto tedeschi attaccano i partigiani che il giorno prima li avevano assaliti a Bocchignano. Quattro nazisti vengono uccisi e la loro auto data alle fiamme.

A Roma il segretario della federazione del PFR, invita la stampa a pubblicare la falsa notizia sull’esistenza di un manifesto che invitava i GAP, responsabili di via Rasella, a costituirsi ai nazifascisti, evitando così la rappresaglia e il massacro delle Ardeatine.

30 marzo

Rastrellamento al Quadraro e a Borgata Gordiani.

Azione gappista al Muro Torto.

A Salerno, il Consiglio nazionale del Partito Comunista approva una “svolta” proposta e sostenuta da Palmiro Togliatti. Cogliendo di sorpresa le formazioni comuniste combattenti ed i partiti alleati, la direzione del partito si dichiara disposta a collaborare con la monarchia e le forze ad essa legate.

31 marzo

Al Quarticciolo partigiani socialisti eliminano due membri del fascio locale, mentre escono dalla caserma della PAI.

Poiché a Centocelle, Quarticciolo, Tor Pignattara, Quadraro, Borgata Gordiani le azioni partigiane contro i nazifascisti sono particolarmente numerose e intense, il Comando tedesco ordina che in queste borgate popolari il coprifuoco venga anticipato alle ore 16 pomeridiane. Inoltre nessun tram o autobus può più raggiungere i capolinea di Quadraro e Centocelle. Per sei giorni questi quartieri restano isolati dal resto della città.

Attacco a automezzi tedeschi a Monte Mario.  

Aprile

Nel corso del mese di aprile i tedeschi ed i fascisti compiono rastrellamenti ed uccisioni criminali. Soprattutto durante la settimana della Pasqua, nelle zone di Rieti, Leonessa, Cascia, Poggio Bustone, Poggio Mirteto, Piediluco, Antrodoco e Monte San Giovanni. 650 le vittime tra i civili e partigiani.

1 aprile

La popolazione romana è sempre più in preda alla fame. Viene ulteriormente ridotta a 100 grammi la quantità giornaliera di pane.

Le donne protestano davanti ad un forno di via Tosti, al quartiere Appio.

Due giovani, rimasti sconosciuti, colpiscono con colpi di pistola due militi della Guardia della Polizia Repubblicana in piazza del Littorio, agli archi di Porta San Giovanni.

2 – 7 aprile

Nella zona di Leonessa, nel reatino, nei giorni della Pasqua,  i tedeschi, guidati da una spia, Rosina Cesaretti[285], uccidono 52 civili. Tra loro il sacerdote don Concezio Chiaretti, cappellano della brigata partigiana Gramsci, ucciso a Fossatello con Diego Eusebi. Poggio Bustone viene dato alle fiamme e 165 abitanti deportati nel campo di concentramento di Cinecittà, a Roma.

2 aprile

Pasqua. Invitati dal capo ufficio stampa dell’ambasciata tedesca, una dozzina di giornalisti vengono portati in giro per Roma accompagnati da ufficiali tedeschi in una “visita lampo”, lungo un percorso preparato e blindato, poiché possano constatare che la capitale è veramente “città aperta”.

In via Vetulonia 63, a mezzanotte,  i nazisti arrestano 14 uomini.

Azione dei GAP al Circo Massimo.

Fiori vengono deposti alle Ardeatine dai partigiani della Banda Rossi.

3 aprile

Lunedì Santo. Dopo che il generale Kesselring ha respinto la domanda di grazia presentata dal Vaticano, viene fucilato a Forte Bravetta, da un plotone della PAI, il prete partigiano don Giuseppe Morosini. Non tutti i militi delle PAI, che don Morosini ha benedetto prima dell’esecuzione,  sparano e don Peppino cade a terra ancora in vita. Lo finirà con un colpo alla nuca un ufficiale tedesco. Don Morosini verrà decorato con Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.

I tedeschi consegnano all’ospedale San Giovanni il corpo di Liliana Barni, una giovane romana di 16 anni, motivandone la morte per suicidio. Si seppe poi che Liliana, abitante a via Due Macelli, era stata catturata in una retata dalle SS e costretta a lavorare per loro come cuoca a Frascati. A fronte di un comportamento inaccettabile delle SS si era rivoltata e questi l’avevano barbaramente uccisa con un colpo di revolver alla nuca.[286]

In seguito ad una spiata, vengono arrestati Giuseppe Gracceva[287], comandante delle formazioni “Matteotti” e Giuliano Vassalli[288].

Viene arrestato anche il democristiano Amerigo Mei, comandante della banda partigiana dei Monti Lepini, a Roma per procurarsi armi.

Tre gappisti, nella mattinata, lanciano bombe a mano e una bottiglia incendiaria in un parcheggio al Colosseo.

A Quarto Miglio, sull’Appia, una formazione “Matteotti” blocca con una mina una autocolonna tedesca. Muoiono una decina di soldati.

A San Lorenzo viene attaccata la sede del fascio in piazza dei Siculi. Viene distrutta la lista dei ricercati.

In piazza Cavour giovani distribuiscono un volantino che annuncia per il 6 aprile la sospensione delle udienze in tribunale, come protesta per l’eccidio delle Ardeatine.

Una spia tedesca viene uccisa in viale del Re (Trastevere) da Antonio Volpicelli che, catturato, resterà imprigionato in via Tasso fino alla liberazione della capitale.

Giuseppe Albano, chiamato “il Gobbo del Quarticciolo”[289] con altri compagni, nella trattoria “da Giggetto” sulla Tuscolana (Osteria del Curato), nei pressi di Cinecittà, uccide tre soldati tedeschi di stanza nel campo di transito di Cinecittà.

4 aprile

Alla stazione Casilina, due GAP assaltano e bloccano un treno, carico di rastrellati, pronto a partire per la Germania, liberandoli tutti.

Fucilato a Forte Bravetta Tigrino Sabatini.

Viene ferito al collo Carmelo Pezzotta, militare alla macchia, mentre tenta la fuga da un camion che lo portava a via Tasso. Curato al Celio e poi portato definitivamente a via Tasso.

Nel corso di un incontro con i direttori dei giornali romani, l’ambasciatore tedesco presso la RSI, riferendosi a via Rasella ed alle Ardeatine, afferma che :” E’ bene che i comunisti e i badogliani sappiano che non è con l’attentato che si risolve la situazione. Le maniere clandestine di sabotare le forze tedesche sono destinate all’inanità e ad insanguinare spaventosamente la tanto provata popolazione italiana”.[290]

5 aprile

Il capo della polizia fascista romana, Enrico Cerruti, in una lettera al Capo della Polizia, Tullio Tamburini, segnala che la propaganda antifascista e sovversiva è sempre più attiva e insistente e sostiene che, seppur ci sia penuria di carta, questa arriverebbe ai sovversivi in grande quantità dal Vaticano. Sarebbe necessario quindi tagliare i rifornimenti alla Santa Sede.

6 aprile

A Borgo Pio, una folla di donne assale un camion che, scortato da militi fascisti, porta del pane in una caserma.

Ucciso un milite.

Una colonna tedesca è attaccata a Pietralata.

Gli avvocati ei magistrati antifascisti ricordano al Palazzo di giustizia e in Pretura i loro colleghi assassinati alle Ardeatine.

I portieri vengono ritenuti responsabili delle scritte che appariranno sui muri dei loro caseggiati.

7 aprile

Donne dei quartieri Ostiense, Portuense e Garbatella, spinte dalla fame, danno l’assalto al mulino Tesei, al Ponte di Ferro all’Ostiense. 10 di loro vengono uccise da tedeschi e fascisti[291].

Dopo un fallito attentato a Vittorio Mussolini, vengono arrestati i partigiani Pasquale Balsamo, Marisa Musu e Ernesto Borghesi. Riusciranno a fuggire dal carcere grazie ad una azione del CLN.

Nel quartiere Prati un GAP garibaldino assalta, in via Quirino Visconti, la sede rionale del gruppo fascista. Sede che non verrà più riaperta.

Sul Monte Tancia, vicino a Poggio Mirteto, in una battaglia contro imponenti forze nazifasciste, tra i partigiani cadono i fratelli Bruno[292] e Franco Bruni e Giordano Sangalli[293]. Nel corso di un rastrellamento[294], ad opera dei tedeschi della divisione Hermann Göring, vengono fucilati 18 civili, tra cui un bambino di 3 anni. Dopo la guerra vennero chiamati in processo il commissario prefettizio fascista Spiridone Stoppoloni, il segretario politico del fascio Ugo Ranuzzi, Renato Tuzi, segretario politico del partito fascista poi nei battaglioni M e lo squadrista Cesare Bucci, ritenuti responsabili del rastrellamento.

Viene arrestato il carabiniere partigiano Fortunato Caccamo, del Fronte Clandestino Militare della Resistenza.

Sulle montagne della Benedicta, in Liguria, i nazisti fucilano 75 partigiani.

8 aprile

A Tor Pignattara, sulla Casilina, con una mina viene distrutto il centralino telefonico del posto di blocco tedesco.

9 aprile

Durante un rastrellamento a campo Reatino, viene ucciso Giuseppe Felici[295].

10 aprile

Una squadra Matteotti attacca una pattuglia tedesca all’osteria Cecafumo.

12 aprile

Rastrellamento fascista a Cinecittà e a Centocelle.

A Forte Bravetta viene fucilato Antonio D’Ortenzi.

13 aprile

Viene arrestato Bruno Buozzi. Dirigente sindacale socialista, era più volte sfuggito alla cattura. Imprigionato a via Tasso, la sua vera identità[296] venne riconosciuta grazie ad una spia. Ucciso alla Storta, sulla Via Cassia, con altri 12 compagni il 4 giugno 1944, dai nazisti in fuga.

In via Anapo viene ucciso Tombesi, ufficiale fascista dei militi ferroviari.

15 aprile

I GAP di Firenze colpiscono a morte Giovanni Gentile. Il filosofo, Presidente dell’Accademia d’Italia per volere di Mussolini, si era schierato apertamente con la RSI e aveva sostenuto la prosecuzione della guerra a fianco dell’alleato nazista. Definendo i partigiani “ribelli sadici[297]

16 aprile

La Gestapo, con la collaborazione di fascisti con la divisa delle SS, catturano in Piazza San Giovanni, il gruppo di partigiani della formazione “Castelli Romani”. Una spia aveva fatto sapere che il comando di questa formazione si sarebbe riunito nelle cantine della scuola elementare “Giosuè Carducci”, in via La Spezia. Tra gli arrestati, il comandante Severino Spaccatrosi, Mario Colacchi, Guglielmo Linari e Nello Lommi. Tutti gli arrestati vengono imprigionati a Via Tasso, ove resteranno fino alla liberazione di Roma.

Rastrellamento a Centocelle e a Cinecittà.

Nella basilica di Santa Maria Maggiore, le organizzazioni studentesche della Resistenza, fanno celebrare una messa in memoria dei tre professori, Pilo Albertelli, Salvatore Canalis e Gioacchino Gesmundo, ritenuti assassinati alle Ardeatine. Agli studenti parla Vincenzo Lapiccirella. Vengono distribuiti volantini e viene ucciso da un gappista un paracadutista della Nembo che voleva arrestare Alfredo Reichlin.[298]

17 aprile

All’alba ha inizio il rastrellamento del Quadraro, il tormentoso “nido di vespe”, operazione[299] voluta da Kappler e dal questore Caruso, sia per rompere la solidarietà prestata alla Resistenza[300], sia per recuperare necessaria e preziosa mano d’opera per il Reich.[301] Gli uomini di ogni età vengono strappati dalle loro abitazioni e dopo una prima selezione e registrazione vengono portati nel campo di raccolta di Cinecittà, dal quale qualcuno riesce a fuggire. Tra i rastrellati anche alcuni partigiani, come Mario Lo Cicero[302], militante in una formazione del PSI.

Si complimenterà il generale Maltzer definendo l’azione: “Eine solide Arbeit“, un buon lavoro.

La sera stessa del rastrellamento Kesselring, richiamandosi alla uccisione nel lunedì di Pasqua di parecchi suoi soldati, fa pubblicare dai giornali romani un monito in cui si dice:”Il comando Superiore germanico è stato perciò costretto ad arrestare oggi nel detto quartiere tutti i comunisti e quegli uomini abili al lavoro che collaborano con i comunisti o li appoggiano […]La popolazione di Roma comprenderà queste misure. Essa può evitarle in avvenire e potrà prevenire gli attentati che ne sono causa, partecipando attivamente alla lotta contro la delinquenza politica e informando il Comando Superiore germanico di ogni preparazione o esecuzione di attentati”.

Dopo alcuni giorni e dopo una sosta a Terni, i rastrellati vengono imprigionati nel campo di concentramento di Fossoli di Carpi[303] per essere poi, per la maggior parte, inviati al lavoro forzato in Germania.

Una settimana dopo il rastrellamento, come risposta all’azione nazista, i partigiani della VIIIa zona del PCI, con la collaborazione dei ferrovieri, attuano un sabotaggio nei pressi della stazione Tiburtina, facendo deragliare un treno che trasportava circa 300 prigionieri, prelevati nella varie carceri romane e avviati ai lager tedeschi.

19 aprile

“Italia Libera”organo clandestino del Partito d’Azione, è tra i primi giornali della Resistenza a rivelare alla popolazione romana la portata dell’eccidio delle Ardeatine. Rastrellamenti a San Giovanni e nel quartiere Appio.

La Gestapo scopre la tipografia clandestina del “L’Avanti”, in via dell’Orso, 28.

20 aprile

Come risposta al rastrellamento del Quadraro, una squadra gappista attua un sabotaggio delle linee telefoniche in via dell’Acqua Bullicante. Durante questa azione viene catturato Francesco Lupo, responsabile della squadra gappista di Tor Pignattara. Rinchiuso in vai Tasso e a lungo torturato, ritroverà al libertà il 4 giugno 1944.

20 – 26 aprile

Con una larga partecipazione di donne, vengono assaltati i forni romani. In via Candia, in via Leone IV, in viale Giulio Cesare e nelle strade adiacenti. I gappisti garantiscono la copertura armata alle donne, obbligando i fascisti a rilasciarle quando le fermavano.

21 aprile

“Natale di Roma”.

Attacco all’aeroporto di Centocelle da parte della Banda Rossi.

La banda Kock, nella Pensione Jaccarino in via Romagna, costituisce la sede della “polizia speciale”.

22 aprile

La Prefettura di Rieti, in un suo rapporto, scrive che nel corso del rastrellamento sul monte Tancia, attuato da reparti della divisione Hermann Göring e da battaglioni della GNR,[304] nonché di durisime rappresaglie nelle zone circostanti, erano stati uccisi circa 100 ribelli[305] e arrestate 220 persone. Erano poi state arrestate altre 750 persone in un altro rastrellamento e 486 di queste inviate ai campi di concentramento per lavoro.[306]

Attacchi partigiani in viale Angelico e in via Trionfale.

A Salerno si insedia il governo Badoglio.

23 aprile

Scontri a fuoco all’Arco di Travertino e alla stazione Casilina. Qui vengono feriti i partigiani Bruno Fanelli e Ildebrando Arpaia.

Nella basilica di Santa Maria Maggiore viene celebrata una messa per le vittime delle Ardeatine.

24 aprile

Con una ordinanza il Comando tedesco proibisce “l’assembramento” di più di tre persone.

60 uomini[307] e 8 donne dal carcere di Regina Coeli partono per i lager della Germania. Raggiungono Firenze su dei camion e poi proseguono il viaggio in carri bestiame. Giunti al KL Dachau, mentre gli uomini, processati e condannati per attività partigiana, restano nel lager, le donne, tra le quali Vera Michelin-Salomon, Enrica Filippini Lera[308] e Lina Trozzi, dopo qualche giorno vengono avviate al penitenziario di massima sicurezza di Aichach. Qui incontreranno Elettra Pollastrini.[309] Da Regina Coeli venne deportata in Germania anche Silvia Garroni.[310]

25 – 26 aprile

Gruppi di donne si impossessano di molti chili di pane in piazza S. Maria Ausiliatrice, in via delle Cave ed in via Camilla.

25 aprile

A Tor Sapienza vengono uccisi due soldati tedeschi. Nel conflitto a fuoco muore il partigiano Menotti Morandi. Ferito Ennio Perfetti.

26 aprile

I giovani del Quarticciolo, Giacomo Coros, Carlo Montechiani, Michele e Antonio Addario, Ennio Perfetti, Vincenzo Cacchioni, Menotti Morganti, Vito La Cinesca (detto “il soldato”) percorrono la via Prenestina in cerca di cibo e di armi. Al 16° km si imbattono in una pattuglia tedesca che apre il fuoco. Vengono uccisi Morganti e Cacchioni, mentre i fratelli Addario e Perfetti vengono catturati e portati a via Tasso.

I tedeschi arrestano successivamente Giacomo Coros e il fratello Costantino. Il 2 maggio, a via Tasso, muoiono i fratelli Addario, Ennio Perfetti e Costantino Coros, per le torture loro inflitte. Il probabile delatore, Vito La Cinesca (un nome sicuramente falso), scompare senza lasciare tracce. I fratelli Addario appartenevano al Mcd’I, gli altri al PCI. Una lapide li ricorda a piazza delle Camelie. In quella a Forte Bravetta, per un errore, i nomi di Cacchioni e Morganti sono stati fusi in un unico “Cacchione Menotti”.

28 aprile

Vengono arrestati e imprigionati a Regina Coeli dirigenti del Movimento Uomini dell’Azione Cattolica, tra cui Enrico Basevi, appartenente al FCMR, e l’avvocato Vittorino Veronese.

In un bar di via Aosta, la banda Koch arresta 4 uomini. Le persone presenti reagiscono. Koch ordina di fare fuoco e viene ferita a morte Maria Carmosino Di Salvo. Viene ucciso anche Luigi Mortellini.

Sulla Casilina i gappisti si scontrano con i tedeschi, eliminandone due.

 

29 aprile

Fucilato a Forte Bravetta Pietro Benedetti[311].

Viene arrestato il gappista Guglielmo Blasi, mentre effettuava un furto e trovato in possesso di documenti tedeschi contraffatti. Per salvarsi diventa collaboratore della banda Koch, favorendo gli arresti di Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Luigi Pintor[312], Raoul Falcioni, Duilio Grigioni e Silvio Serra.[313] Invano darà la caccia a Carla Capponi e a Rosario Bentivegna.

1 maggio

A Roma appaiono molte bandiere rosse. A Valmelaina la innalza Riccardo Antonelli, comandante partigiano. Catturato poi dalle SS, viene torturato a via Tasso.

I partiti antifascisti proclamano uno sciopero generale che purtroppo non avrà successo.

2 maggio

Davanti alla Scalera Film Aldo Pinci[314], con altri compagni, attacca agenti della banda Koch. Ferito gravemente, muore all’ospedale San Giovanni.

Uomini armati della banda “Tor Sapienza”, nella zona dell’Alberone, bloccano un trenino della Stefer in modo da fare scappare i cittadini sorpresi da un rastrellamento.

A Torre Gaia distrutto un autocarro tedesco.

Durante il discorso del Papa, partigiani gettano volantini di propaganda tra la folla.

3 maggio

Sciopero indetto dal CLN e dal “Comitato sindacale cittadino”. Si sciopera a Trastevere alla Manifattura Tabacchi, al Mattatoio, al Campo Boario, nelle officine Aniene, nelle officine Tovagliati, Callol, Ferronia, in quelle dello stabilimento Bagno-Traverse, Manfredi a San Lorenzo, alle fonderie San Lorenzo e al cementificio, al Tiburtino. Scioperano i tipografi del Messaggero. Con loro anche il giornalista Fedele D’Amico. Sciopera la cellula dei cattolici-comunisti, guidata dal linotipista Antonio Rinaldini. Oltre 100 gli scioperanti. 18 sono arrestati nel corso della notte. Una parte di loro verrà deportata in Germania, un’altra parte mandata al lavoro coatto sul fronte di Anzio e Nettuno.

I GAP del IV° Settore della Ia Zona garibaldina si attivano a copertura armata dello sciopero. In viale Giulio Cesare, all’altezza di via Ottaviano si scontrano con uomini della banda Koch che fuggono all’istante.

Successivamente in via Candia hanno uno scontro a fuoco con una colonna di soldati tedeschi.

Rastrellamenti a Ostia e sull’Aurelia, con lo scopo di procurare lavoratori alla Todt.

Fucilato a Forte Bravetta Tigrino Sabatini, di Bandiera Rossa.

I partigiani Claudio Cianca[315], Giorgio Mesiti, Mario Brenci lanciano volantini al Teatro Italia.

Nella notte, partigiani della “Ponte Milvio” bloccano per parecchie ore la via Cassia con tronchi d’albero.

Lancio di bombe a mano contro un’autocolonna tedesca sulla Flaminia e contro un camion della TODT a Ponte Mammolo, sulla Tiburtina. Sulla Nomentana attaccata un pattuglia tedesca.

Di fronte alla chiesa di San Basilio, Antonio D’Ortenzi viene ucciso da un ufficiale tedesco.

4 maggio

Arrestati il tenente Arrigo Paladini e il capitano Enrico Sorrentino del FCMR. Sorrentino verrà ucciso alla Storta il 4 giugno. Arrigo Paladini verrà torturato a via Tasso.

5 maggio

Rosario Bentivegna e Carla Capponi, trasferiti da Roma a Palestrina, con i partigiani del luogo danno alle fiamme l’archivio comunale delle liste di leva, impedendo così la chiamata alle armi dei giovani di 18 anni come voluto dai nazifascisti.

A Torrenova, nella tarda mattinata, i partigiani della formazione “Quarticciolo-Gordiani” si scontrano con i tedeschi. Muore il partigiano Rodolfo Cantarucci.

Il CLN centrale decide di collaborare con il governo Badoglio, insediatosi a Salerno il 24 aprile.

Partigiani e tedeschi si scontrano duramente a Genazzano.

Vicino a Piazza Bologna viene arrestato il tenente Eugenio Arrighi, delle formazioni socialiste. Verrà assassinato alla Storta con Bruno Buozzi.

Fatto prigioniero dalle SS, Gioacchino Basilotta viene liberato dalla sua squadra.

6 maggio

Caterina Martinelli viene uccisa da un poliziotto della PAI, nell’assalto ad un forno al Tiburtino III, in via Badile 16. Caterina Martinelli, madre di sette figli, teneva tra le braccia l’ultima nata ed una pagnotta di pane.

8 maggio

Rosario Bentivegna e Carla Capponi, con il gruppo dei partigiani russi di Kassian, catturano dapprima due soldati tedeschi, poi altri soldati tedeschi e l’intera attrezzatura di una cucina militare e un buon numero di armi e munizioni.

In via Nazionale viene arrestato il partigiano Giovanni Sabelli, responsabile dei collegamenti tra i settori dei GAP dell’VIIIa Zona.

Fucilato a Forte Bravetta Salvatore Fagiolo.[316]

9 maggio

Il generale Wolff, capo delle SS in Italia, ottiene di incontrare segretamente Pio XII. Il motivo apparente è quello di fare in modo che la città non debba subire distruzioni, come ordinato da Hitler, all’avvicinarsi degli Alleati. Quello vero è che Wolff, attraverso il Vaticano e il cardinal Schuster di Milano, vuole intavolare trattative di pace in Svizzera con gli americani.

11 maggio

Partigiani della Banda Rossi si scontrano con una pattuglia tedesca sulla via Casilina.

Al Tiburtino III attacco a tre camion tedeschi.

Il governatore di Roma, Giovanni Orgera, impone a tutti i dipendenti del Comune il giuramento di fedeltà alla Repubblica Sociale di Mussolini. Solo l’8 per cento dei dipendenti presta giuramento.

Alle ore 23,00 gli Alleati danno inizio all’operazione “Diadem”, all’avanzata verso Roma, su tre fronti. Sul fronte di Cassino schierano 2.400 pezzi di artiglieria.

12 maggio

5 persone vestite con divise tedesche vengono catturate dai militari. 4 di loro sono immediatamente fucilate.

13 maggio

Gappisti dell’VIIIa Zona compiono azioni di sabotaggio all’aeroporto di Centocelle. Viene ferito Vincenzo Del Zotti.

15 maggio

Viene dato l’ordine di evacuare immediatamente Castelgandolfo. La polizia tedesca nel corso delle operazioni di evacuazione effettua un rastrellamento.

16 maggio

A Porta Furba viene arrestato dai repubblichini Giovanni Mantioni, capo settore “Matteotti” del Quadraro. L’intervento dei partigiani lo libera.

Ferito, viene arrestato Riccardo Antonelli, esponente socialista della Resistenza. Viene portato a via Tasso.

17 maggio

Partigiani travestiti da poliziotti tedeschi bloccano il camion sul quale si trovano venti militi della PAI, plotone di esecuzione predisposto per la fucilazione di sette partigiani della banda “Tommaso Moro”  di Bandiera Rossa. Catturati e legati in un fossato i militi, i partigiani indossano le loro divise e si indirizzano a Forte Bravetta.  Correndo grandi rischi, entrati nel forte fingono di schierarsi come plotone d’esecuzione, ma dopo che il prete ha dato l’ultima benedizione ai condannati, quando ricevono l’ordine di procedere all’esecuzione sparano sui tedeschi e sui fascisti. Liberati i 7 condannati, fuggono sul camion, a tutto gas sull’Aurelia, per raggiungere nascondigli sicuri a Cerveteri. A condurre l’azione Vincenzo Guarniera, nome di battaglia “Tommaso Moro”. Il generale Alexander lo decora con la “Bronze Star Medal”e lo definisce: “uno dei primi uomini della Va Armata”.

La Gestapo cattura il tenente colonnello Luigi Cano e il maggiore Bianconi del FCMR. Incappati in un rastrellamento, i partigiani Paolo Rugliani e Aldo Romeo della formazione “Quarticciolo-Gordiani”, vengono catturati dai tedeschi e fucilati ad Ardea.

18 maggio

Grazie all’assalto dei polacchi del generale Anders, Montecassino viene conquistata.

19 maggio

Vengono sottratte all’aeroporto di Centocelle notevoli quantità di viveri, distribuiti alle famiglie dei deportati del Quadraro.

19-20 maggio

Violenti scontri a fuoco tra partigiani e tedeschi a Palestrina. 30 tedeschi catturati e 15 uccisi.

20 maggio

Viene arrestato il capitano Fulvio Mosconi, comandante della banda cui apparteneva anche don Morosini.

A Forte Bravetta fucilato Francesco Vigilante.

23 maggio

Catturato dalla Gestapo il maggiore Alfeo Brandimarte del FCMR. Ucciso alla Storta il 4 giugno.

Il generale alleato Alexander ordina l’attacco generale.

24 maggio

Fabrizio Vassalli, capitano di artiglieria e comandante di un gruppo partigiano del Fronte Clandestino Militare, viene fucilato a Forte Bravetta. Con lui Giordano Bruno Ferrari[317], Salvatore Grasso, Pietro Bergamini  e Corrado Vinci.[318] Esegue la fucilazione un plotone della Guardia di Finanza.

25 maggio

In una trattoria di via Attilio Regolo, arrestati il generale Filippo Caruso[319], comandante una formazione di autonomi, il generale Caratti e il capitano dei carabinieri Geniola.

In piazza della Libertà, dopo uno scontro a fuoco con i nazifascisti, vengono catturati il generale Odone e il colonnello Scalera. Perdono la vita i carabinieri partigiani Meloni e Enrico Zuddas[320].

Liberata Terracina.

Dal 25 fino al 29 maggio Roma verrà più volte bombardata.

26 maggio

Un fascista della banda Koch, in via XXI Aprile, assassina Eugenio Colorni[321], della Brigata Matteotti, mentre sta lavorando all’edizione clandestina dell’ “Avanti”.

Al Sanatorio Ramazzini, al Quadraro, vengono portate molte armi da Bandiera Rossa.

A Valmontone le truppe Alleate, provenienti da Cassino, si uniscono a quelle provenienti da Anzio.

Attacco ai fascisti del battaglione M che stavano mettendo in atto un rastrellamento in via Maria Adelaide.

Sono sospese le linee degli autobus 103 e 205.

A Gallicano i partigiani uccidono 5 soldati tedeschi.

Ad Ara del Sorbo, nel reatino, vengono fucilati 15 civili abitanti nei comuni limitrofi.

27 maggio

Combattimenti sulla via Appia e sulla Casilina.

Viene arrestato e deportato Mario Orsini che si era opposto al trasferimento dei macchinari della FATME in Germania.

A Palestrina i partigiani attaccano gli accampamenti e i depositi tedeschi.

Il generale Alexander, con un messaggio convenzionale “Anna Maria è promossa”, chiede ai partigiani di sabotare le linee di comunicazione tedesche e di segnalare i movimenti delle loro divisioni.

Liberata Fontana Liri.

28 maggio

Gli Alleati liberano Aprilia e Paliano.

Bombardamenti colpiscono Portuense, Boccea, la Salaria, la Flaminia, la Tiburtina, l’Aurelia. Bombe e mitragliamenti anche alla Giustiniana, sulla Cassia, e sulla Prenestina. Le borgate Grottarossa e Casalotti vengono totalmente distrutte.

A Palestrina viene ucciso un militare tedesco. Per rappresaglia vengono assassinate 11 cittadini, 5 dei quali appartenenti alla famiglia Pinci.

29 – 30 maggio

Bombardamenti con ingenti distruzioni alla Magliana. Bombardati anche i Castelli e particolarmente Frascati.

Ucciso un milite fascista sulla via Ostiense.

31 maggio

Il dottor Paolo Sabbetta[322], direttore dell’Istituto Zootecnico di Tor Mancina, a Monterotondo, si rifiuta di consegnare ai tedeschi 20 uomini che lì si erano rifugiati, esibendo falsi certificati medici. La popolazione li nasconde e con loro nasconde anche le famiglie che nella tenuta avevano cercato rifugio. 

1 giugno

Viene liberata Velletri.

L’8a armata americana occupa Anagni e Colleferro.

2 giugno

Dal Comando Supremo Alleato arriva il messaggio con la parola “Elefante”. Le formazioni partigiane vengono così avvertite dell’avanzata degli Alleati verso la capitale. Nella stessa giornata viene effettuato l’ultimo bombardamento alleato sulla città.

A Tor Sapienza cinque civili muoiono sotto le macerie di un magazzino.

3 giugno

Al mattino, i tedeschi fanno saltare in aria la polveriera del Forte Tiburtino.

Il CLN, all’unanimità ritiene opportuno rinunciare all’insurrezione popolare.

Le formazioni partigiane dei Castelli entrano in azione, collaborando attivamente alla liberazione di Roma. A Zagarolo i nuclei partigiani Garbuglia, Passeri e Bonaccorsi si scontrano in una battaglia di vaste proporzioni con le retroguardie tedesche. La formazione di Fontana di Sala, al comando di Aurelio Del Gobbo e del tenente Gerardo Cascone, cattura 35 tedeschi sulla Via Nettunese.

La formazione di Marino sulla via dei Due Laghi cattura numerosi soldati tedeschi e requisisce una notevole quantità di materiale bellico.

Le vie consolari, Appia, Casilina e Nettunense, nonché quelle dell’Agro Romano, sono sotto l’attacco partigiano e sempre più intasate da mezzi tedeschi in fuga, in chiara difficoltà e in molti casi allo sbando. Per bloccare l’avanzata alleata e l’attività partigiana i tedeschi fanno saltare il grande ponte di Ariccia.

Militari della PAI vengono disarmati nei pressi del Foro Mussolini.

Una squadra Matteotti attacca una autocolonna tedesca a Monte Mario.

A Forte Bravetta, la Gestapo fa fucilare dai militi della PAI i partigiani del FCMR Fortunato Caccamo[323], Emilio Scaglia[324], Costantino Ebat[325], Giovanni Lupis, Mario De Martis e Guido Orlanducci.

Viene arrestato il ferroviere Roberto Luzzitelli, colpevole di aver “sminato” il Ponte delle Nove Luci.

La Banda di Collepardo[326] che aveva portato a termine numerose azioni di sabotaggio sulla Prenestina, sostiene un conflitto a fuoco  con un reparto di 800 alpini tedeschi in ritirata. Il giorno dopo arresta tutti i fascisti delle amministrazioni della zona di Collepardo e di Veroli.

Una pattuglia tedesca in ritirata, a Porta Maggiore abbandona un carro armato in avaria. Il capo equipaggio, incurante della presenza di un gruppo di donne e bambini, lancia una bomba a mano per distruggerlo. Il carro prende fuoco e le munizioni in esso contenute esplodono. A terra rimangono una trentina di corpi, tra morti e feriti.

In via Galeazzo Alessi i partigiani della Banda Rossi catturano 22 soldati tedeschi Una donna viene uccisa a Monteverde dai tedeschi in ritirata.

Nella notte, al nono chilometro della Trionfale, un gruppo di GAP attacca un camion tedesco carico di uomini e munizioni. Dopo un breve scontro a fuoco, 14 soldati tedeschi (due le SS) vengono uccisi.

Lungo via della Nebbia, i tedeschi si arrendono ai gappisti. Vengono portati alla caserma Ulivelli, alla borgata Ottavia, e poi consegnati ad una pattuglia americana.

Achille Grandi , Emilio Canevari e Giuseppe Di Vittorio firmano il “Patto di Roma” per l’unità sindacale.

4 giugno

Alle 3,30 arriva in Campidoglio il tenente colonnello Pollok, primo rappresentante della 5a armata americana.

Alle 6,30 il generale Bencivenga si insedia come comandante militare e civile di Roma.

Il questore Pietro Caruso, nelle prime ore fugge accompagnato dal suo autista e dal caporal maggiore Franzetti, a bordo della sua Alfa Romeo ministeriale. Mitragliato nei pressi di Viterbo esce di strada e si frattura una gamba. Verrà arrestato dai partigiani di Bagnoregio.

I carcerati di Regina Coeli sono liberati dalla popolazione.

Mentre gli Alleati sono alle porte di Roma e avanzano lungo l’Appia Nuova e la Casilina, la sera del 3 giugno i nazisti della Gestapo ammassano su alcuni camion  prigionieri di via Tasso,  ritenuti utili ostaggi, scortati dalle SS, per portarli con loro al Nord. A nord, sulla Cassia un camion scortato da 6 SS (due italiane) si ferma e fatti scendere, i 14 prigionieri vengono obbligati a ricoverarsi in una rimessa della tenuta Grazioli. Al mattino del 4 giugno le SS decidono di sbarazzarsi di loro. Nel pomeriggio li portano in una zona cespugliosa, nei pressi della Storta e li uccidono con un colpo di pistola alla testa.

Tre giorni dopo gli abitanti del luogo ne rinvengono i cadaveri. Tra gli assassinati, Bruno Buozzi, leader sindacale socialista[327]e Edmondo Di Pillo[328].

A Monterotondo i partigiani, italiani e russi guidati da Alvaro Marchini, da Francesco Zuccheri e dai sovietici Kaliaskin e Tarassenko, assaltano il Comando tedesco. I tedeschi, dopo uno strenuo combattimento, si arrendono. 250 circa i prigionieri e molti i feriti e i morti.

Intanto a Capistrello, in Abruzzo e non molto lontano da Roma, i nazisti assassinano 33 civili, abitanti del luogo ed ex prigionieri alleati.

 

Bruno Buozzi

 

Lungo la via della ritirata, sulla Cassia e sulla Flaminia, ai tedeschi si mischiano anche i repubblichini fascisti. Commissari, prefetti, ispettori, tutta la gerarchia del fascismo romano.

Lungo la via Appia, nella zona di Monte Mario, nei quartieri Appio e San Giovanni, sulla Portuense e sulla Aurelia si battono contro i tedeschi in ritirata i carabinieri della “Banda Caruso” del FCMR.[329]

Scontri molto duri i soldati americani hanno con i tedeschi in fuga a San Basilio, Tiburtino III e Pietralata. Una zona particolarmente colpita dai combattimenti è Portonaccio. Alle 17 gli americani raggiungono Forte Tiburtino.

Nell’VIIIa Zona garibaldina i partigiani entrano in contatto con le truppe alleate.

Sono stati fatti prigionieri 60 soldati tedeschi, subito consegnati agli Alleati.

A Villa Certosa, sulla Casilina, i partigiani combattono contro tedeschi in ritirata. Sei di loro restano uccisi.

Alle 9 del mattino l’VIIIa Zona può dirsi finalmente liberata. Cadono i partigiani Gennaro Di Francesco e Cataldo Grammatica. Le squadre Matteotti attaccano, al Mandrione, i tedeschi in fuga. Viene ucciso Mario D’Angeli e ferito, con mutilazioni, Mario Soldi.

Sulla via Appia squadre Matteotti catturano soldati tedeschi, consegnandoli poi agli americani.

Violento scontro a fuoco alla stazione Ostiense tra squadre Matteotti e paracadutisti tedeschi.

La squadra di Riziero Tesei attacca a Monte Mario una colonna di carri armati tedeschi. Quelle di Francesco Tunetti e di Giacomo Mereu liberano italiani rastrellati e catturano i tedeschi di scorta, consegnandoli agli americani.

Praticamente in tutte le zone di Roma i partigiani attaccano i tedeschi e i fascisti, disarmandoli e consegnandoli poi agli americani.

Poco dopo le 16,00, 4 carri armati americani sono fermi all’angolo di via Ostiense, di fronte ai Mercati Generali[330].

Alla sera, le truppe della Quinta Armata americana, attraverso Porta San Giovanni, entrano in Roma, liberandola dall’occupazione nazifascista.[331]

Nella notte scontro tra partigiani matteottini e fascisti in viale Angelico.

5 giugno

Alle 10 del mattino, partigiani della “Banda Roma”[332] di Prima Porta, al comando del capitano Raffaele Ridolfi, si battono contro i tedeschi di una colonna composta da sei camion, tre autovetture e due carri armati. Uno dei carri armati viene bloccato da Felice Rosi, 19 anni, che riesce a piazzargli due bombe a mano nei cingoli. Perde poi la vita  colpito in pieno da una raffica di proiettili, mentre tenta di bloccare anche l’altro carro.

Combattendo sulla via Salaria, cade ucciso Ugo Forno[333], “Ughetto”, un ragazzo di tredici anni figlio unico di un invalido,  che con i suoi compagni riesce ad evitare che i tedeschi facciano saltare il ponte sull’Aniene. Colpito al suo fianco, muore in ospedale Francesco Guidi. Resterà mutilato di un braccio Sandro Fornari.

Le squadre socialiste dei fratelli Piacentini, dopo uno scontro a fuoco, occupano la caserma Mussolini che presidieranno fino al 10 giugno, per consegnarla poi ai soldati francesi.

Un cecchino fascista a Tor Pignattara, uccide il partigiano Pietro Principato, l’ultimo tra i caduti della Resistenza romana.

Il generale Roberto Bentivegna, che si era rifugiato in Vaticano, viene nominato su designazione del CLN, comandante militare e civile di Roma.

Vittorio Emanuele III trasferisce i suoi poteri al figlio Umberto di Savoia, nominandolo Luogotenente Generale del Regno.

Nella notte tra il 5 e il 6 giugno, i tedeschi bombardano Monterotondo. Numerose le vittime.

6 giugno

Gli Alleati sbarcano in Normandia.

A Colle Siccu (Castelmadama) uccisi 11 uomini per rappresaglia.

Il CLN dell’Italia Centrale costituisce l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Il 5 aprile 1945, con il decreto luogotenenziale n.224, riceve la qualifica di Ente Morale, acquisendo personalità giuridica. Il 27 giugno 1945, con la fusione con il CLN Alta Italia, l’associazione diviene definitivamente e veramente nazionale, rappresentando tutto il partigianato italiano. 16 suoi esponenti verranno chiamati quali consultori alla Consulta Nazionale. Nel 1947, al suo primo Congresso Nazionale, verrà eletto Presidente Arrigo Boldrini (Bulow), Medaglia d’Ooro al Valor Militare.

7 giugno

A Vicovaro, alle Pratarelle, fucilati 25 civili.

Gavignano è liberata dalla banda D’Ercole-Stalin. Liberata anche Allumiere.

A Monterotondo viene fucilato Edmondo Riva[334], capomacchina alla Laterizi Tiburtina, dopo essere stato torturato per tre giorni e dopo che gli sono state mozzate le mani.

8 giugno

Tre uomini fucilati a Valle Brunetta (Cervara di Roma).

In un salone del Grand Hotel, Badoglio, accompagnato da Benedetto Croce e da Palmiro Togliatti, si incontra con il CLN. Annuncia di essere disposto ad un rimpasto del suo governo ma, per voce di Meuccio Ruini, il CLN unitariamente si dichiara invece deciso ad assumersi il compito di governare. Capo del governo deve essere un politico e non un militare, i ministri giureranno fedeltà alla nazione e non alla monarchia e il governo dovrà assumere anche il potere legislativo finchè non vi saranno i nuovi istituti parlamentari. Umberto di Savoia, Luogotenente Generale, accetta le condizioni del CLN e nuovo capo del governo viene nominato Ivanoe Bonomi

9 giugno

Monterotondo è definitivamente liberata.

Liberate anche Civitacastellana e Tuscania.

10 giugno

Liberate Viterbo, Vetralla e Tarquinia.

11 giugno

Liberata Bagnoregio.


 

 

IL BANDO GRAZIANI

10 settembre 1943. Mentre si combatte e Roma ancora non è caduta, i nazisti già rastrellano e arrestano uomini per inviarli al lavoro coatto nel Reich.

GLI EBREI ASSASSINATI ALLE ARDEATINE

1) ANTICOLI LAZZARO – di Settimio e Efrati Fortunata – nato a Roma il 7/4/1917- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944.
2) ASTROLOGO CESARE – fu Mosè e di Limentani Perla – nato a Tivoli il 24/5/1902 – lucidatore – arrestato il 15/3/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
3) BEROLSHEIMER ALDO – nato a Roma il 20/9/1905 – commesso – arrestato il 31/12/1943 rilasciato il 26/1/1944 e riarrestato il 20/3/1944.
4) BLUMSTEIN GIORGIO LEONE – nato a Leopoli nel 1895 – banchiere.
5) CALÒ CESARE.
6) CAVIGLIA ADOLFO – fu Sabato e Citoni Ester – nato a Roma il 5/10/1898 -impiegato – arrestato il 9/3/1944.
7) COEN SAVERIO – di Pellegrino Enrico e Bondì Sara – nato a Roma il 5/10/1910- commerciante – arrestato il 22/2/1944 – appartenente al Fronte Militare.
8) DELLA TORRE ODOARDO – fu Cesare e Aruch Virginia- nato a Livorno il 24/2/1894 – avvocato – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al Partito Comunista.
9) DEL MONTE GIUSEPPE – di Prospero e di Funari Ester – nato a Roma il 22/11/1904 – impiegato – arrestato il 7/3/1944 – appartenente al C.L.N..
10) DI CAPUA ZACCARIA – di Amadio e Sed Gioia – nato a Roma 112/4/1899 – autista – arrestato il 15/3/1944.
11) DI CASTRO ANGELO – di Giovanni e Cori Colomba – nato a Roma il 22/12/1917- commesso – arrestato il 21/3/1944.
12) DI CONSIGLIO CESARE – fu Mosè e di Moscati Bona – nato a Roma il 7/11/1912 – venditore ambulante – arrestato il 21/3/1944.
13) DI CONSIGLIO FRANCO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 21/3/1927 – macellaio – arrestato il 21/3/1944.
14) DI CONSIGLIO MARCO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 15/5/1924 – macellaio – arrestato il 21/3/1944.
15) DI CONSIGLIO MOSÈ – fu Salomone e di Di Veroli Ester – nato a Roma il 25/1/1870 – commerciante – arrestato il 21/3/1944.
16) DI CONSIGLIO SALOMONE-fu Mosè e di Moscato Arabona- nato a Roma il 20/2/1899 – commerciante – arrestato il 21/3/1944.
17) DI CONSIGLIO SANTORO – fu Salomone e di Tivoli Gemma – nato a Roma il 23/9/1925 – macellaio – arrestato il 21/3/1944.
18) DI NEPI ALBERTO- fu Samuele e Sonnino Speranza- nato a Roma il 21/9/1879- commerciante – arrestato il 15/2/1944.
19) DI NEPI SAMUELE – fu Sabato e Sonnino Allegra – nato a Milano l’8/2/1908- commerciante – arrestato il 13/3/1944 – appartenente al C.L.N..
20) DI NEPI GIORGIO – fu Ugo Angelo e di Piattelli Emma – nato a Roma il 23/9/1919 – viaggiatore – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N..
21) DI NOLA UGO – fu Settimio Sabato e Sestieri Ester – nato a Roma il 12/2/1901- piazzista – arrestato nel febbraio 1944.
22) DI PORTO ANGELO – fu Crescenzio e di Di Segni Rosa – nato a Roma l’1/4/1918 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N..
23) DI PORTO GIACOMO – fu Mosè e di Di Porto Anna – nato a Roma il 10/4/1890
– venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944.
24) DI PORTO GIACOMO – fu Rubino e Sermoneta Giuditta – nato a Roma il 15/12/1895 – venditore ambulante – arrestato il 23/3/1944.
25) DI SEGNI ARMANDO – di Amadio e Di Porto Èva – nato a Roma il 27/6/1913- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N..
26) DI SEGNI PACIFICO – fu Salomone e di Di Porto Regina – nato a Roma il 26/1/1922 – venditore ambulante – arrestato il 23/3/1944.
27) DI VEROLI ATTILIO – fu Michele e Astrologo Sara – nato a Roma il 28/1/1890- commerciante – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al C.L.N..
28) DI VEROLI MICHELE – di Attilio e Funaro Costanza – nato a Roma il 3/2/1929- commerciante – arrestato il 18/3/1944 – appartenente al C.N.L..
29) EFRATI MARCO – fu Lazzaro e di Pavoncello Rosa – nato a Roma il 25/7/1907- commerciante – arrestato il 20/3/1944.
30) FANO GIORGIO -fu Salvatore e fu Scazzocchio Ester- nato a Roma il 4/8/1907- dottore in scienze commerciali – arrestato il 15/3/1944.
31) FATUCCI SABATO AMADIO – fu Angelo e di Pavoncello Ziviella – nato a Roma il 27/11/1877 – commerciante – arrestato il 22/3/1944.
32) FORNARI RAFFAELE – fu Giacobbe e di Sermoneta Rosa – nato a Roma il 26/11/1904 – venditore ambulante – arrestato il 20/3/1944 – appartenente al C.L.N..
33) FORNARO LEONE-di Giacomo e Pavoncello Emilia-nato a Roma il 27/7/1921- venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944.
34) FRASCATI ANGELO – fu Davide e di Limentani Ester – nato a Roma l’11/11/1887 – commerciante.
35) FUNARO ALBERTO – di Lazzaro e di Di Veroli Allegra – nato a Roma il 27/9/1919- commerciante – arrestato il 23/3/1944.
36) FUNARO MARCO MOSÈ – fu Giuseppe e di Terracina Fortunata – nato a Roma il 15/3/1889 – commerciante – arrestato il 21/3/1944.
37) FUNARO PACIFICO – fu Sabato e Spizzichino Maria – nato a Roma il 13/5/1888 – autista – arrestato il 23/3/1944.
38) FUNARO SETTIMIO-fu Giacomo e di Zarfati Italia-nato a Roma il 17/11/1916- venditore ambulante – arrestato l’8/3/1944.
39) LANDESMANN BORIS – fu Davide e Rosenstein Ida – nato ad Odessa il 2/2/1901 -commerciante.
40) LIMENTANI DAVIDE – fu Sabatino e di Sabatello Rosa – nato a Roma il 27/5/1885 – commerciante – arrestato il 9/3/1944.
41) LIMENTANI GIOVANNI – fu Sabatino e di Sabatello Rosa – nato a Roma il 30/12/1885 – commerciante – arrestato il 9/3/1944.
42) LIMENTANI SETTIMIO – fu Giovanni e di Citoni Silvia – nato a Roma il 27/5/1907 – commerciante – arrestato il 9/3/1944.
43) MARINO ANGELO – fu Mosè e di Moresco Sara – nato a Roma il 9/8/1912 -piazzista – arrestato il 23/3/1944.
44) MENASCI UMBERTO – fu Asriele e Belladonna Clelia – nato a Roma il 10/1/1907 – commerciante – arrestato il 22/3/1944.
45) MIELI CESARE – fu Zefanio e Menasci Perla – nato a Roma il 21/11/1890 -venditore ambulante – arrestato il 22/3/1944 – C.L.N..
46) MIELI MARIO – di Israele Cesare e Zarfati Emilia – nato a Roma il 7/6/1919-commerciante – arrestato il 22/3/1944.
47) MIELI RENATO – di Israele Cesare e Zarfati Emilia – nato a Roma il 18/9/1913- commerciante – arrestato il 22/3/1944.
48) MILANO RAFFAELE – fu Giuseppe e Scazzocchio Guiditta – nato a Sora il 16/1/1896 – viaggiatore di commercio – arrestato il 25/2/1944.
49) MILANO TULLIO – fu Vito e di Pontecorvo Olga – nato a Roma il 20/11/1899- impiegato – arrestato la seconda metà del febbraio 1944.
50) MILANO UGO – fu Vito e di Pontecorvo Olga – nato a Roma il 16/12/1905 -impiegato.
51) MOSCATI EMANUELE – di Cesare e Calò Allegra – nato a Roma il 17/12/1914- venditore ambulante – arrestato il 13/3/1944.
52) MOSCATI PACE – fu Abramo e di Fornari Elisabetta – nato a Roma il 21/5/1899- venditore ambulante – arrestato il 20/3/1944 – appartenente al C.L.N..
53) MOSCATI MARCO.
54) MOSCATI VITO – fu Abramo e di Fornari Elisabetta – nato a Roma il’26/7/1900- elettricista – arrestato il 25/3/1944 – appartenente al C.L.N..
55) PERUGIA ANGELO – fu Salomone e Fatucci Rebecca – nato a Roma il 20/8/1906 – venditore ambulante – arrestato il 4/3/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
56) PIATTELLI CESARE – fu Mosè e Livoli Luna – nato a Roma il 7/4/1900 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N..
57) PIATTELLI FRANCO – fu Giacomo e di Menasci Giuditta – nato a Roma il 22/3/1924 – commesso – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N..
58) PIATTELLI GIACOMO – fu Ismaele e di Di Nepi Virtuosa – nato a Roma il 18/9/1897 – piazzista – arrestato il 22/3/1944 – appartenente al C.L.N..
59) PIPERNO CLAUDIO – di Abramo e fu Calò Rosa – nato a Roma il 4/7/1923 -commerciante – arrestato il 20/3/1944.
60) REICHER MARIAN.
61) SCIUNNACH DATTILO – fu Donato e di Di Segni Rosa – nato a Roma il 28/7/1880 – commerciante – arrestato l’8/3/1944.
62) SERMONETA BENEDETTO – di Abramo e Della Rocca Costanza – nato a Roma l’11/3/1905 – venditore ambulante – arrestato il 24/3/1944 – appartenente al C.L.N..
63) SOIKE BERNARD.
64) SONNINO ANGELO – fu Pacifico e di Pavoncello Allegra – nato a Roma il 7/7/1914 – commerciante – arrestato il 21/3/1944 – appartenente al C.L.N..
65) SONNINO GABRIELE – di Giacomo e fu Di Porto Grazia – nato a Roma il 17/6/1909- commesso- arrestato il 24/3/1944- appartenente al C.L.N..
66) SONNINO MOSÈ – di Samuele e di Di Porto Ester – nato a Roma il 22/6/1903- venditore ambulante.
67) SONNINO PACIFICO – fu Angelo e di Limentani Giuditta – nato a Roma il 12/9/1891 -commerciante- arrestato il 4/3/1944- appartenente al C.L.N..
68) TEDESCO CESARE – di Amedeo e Eliseo Fortuna – nato a Roma il 13/2/1919- commesso – arrestato il 3/3/1944.
69) TERRACINA SERGIO – fu Giacomo e Menasci Allegra – nato a Roma il 21/8/1925 – commesso – arrestato il 22/3/1944.
70) TUCHMANN HEINZ ERICH.
71) VIVANTI ANGELO – fu Vitale e Sonnino Sara – nato a Roma il 27/3/1884 – commerciante – arrestato il 25/2/1944.
72) VIVANTI GIACOMO – fu Angelo e di Spizzichino Fortunata – nato a Roma l’11/11/1911 – commerciante – arrestato il 25/2/1944.
73) WALD SCHRA – nato a Berlino.
74) WALD PESACH PAUL – nato a Berlino nel 1921.
75) ZARFATI ALESSANDRO – di Angelo e di Di Porto Ester – nato a Roma l’8/9/1916 – commerciante – arrestato il 19/3/1944.

 

(Questo elenco si trova nel sito anfim.it)

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[1] I morti sotto le bombe, sganciate da 130 bombardieri americani, sono circa 1.000 su un totale di 5.000 cittadini. Più dell’80% delle case distrutte. Villa Torlonia viene colpita ma rimangono intatti i servizi di telecomunicazione tedeschi.

Il comando di Kesselring si trasferì, fino al giugno 1944, in gallerie bunker del Genio militare italiano a Sant’Oreste.  In precedenza un altro bombardamento su Roma ebbe luogo il 19 luglio 1943 su San Lorenzo, sugli aeroporti di Ciampino e Littorio e sui quartieri Tiburtino, Prenestino e Tuscolano. 662 bombardieri americani sganciarono, nel corso di due ore, 4.000 bombe per 1.060 tonnellate di esplosivo. Circa 3.000 i morti, oltre 11.000 i feriti. 40.000 i romani rimasti senza tetto. Tra le vittime anche il comandante generale dei Carabinieri, Azolino Hazon. Il 13 agosto , 409 aerei scaricano 500 tonnellate di bombe su Tiburtino, Casilino, Tuscolano e Prenestino. 502 i morti e 2.024 i feriti. Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo. Dalai editore 2012.

[2] Le armate del Nord erano comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel. Rommel non riteneva si dovessero difendere Roma  e il Sud dell’Italia. Per lui dovevano essere abbandonate. Verrà poi allontanato e il comando unificato passerà dal 6 novembre 1943 a Kesselring. Dopo la guerra Kesselring venne processato dal tribunale militare inglese a Venezia e condannato all’ergastolo. La pena venne poi ridotta a 21 anni, per essertepoi liberato nel 1952.

[3] Il ministro degli esteri nazista, Joachim von Ribbentrop ne informa subito l’ambasciatore a Roma Rudolf Rahn. Questi si mette in contatto con il generale Roatta che smentisce la notizia e accusa gli inglesi di aver diffuso “una spudorata menzogna”.

[4] Capo del Governo italiano dopo il 25 luglio 1943.

[5] L’armistizio con gli Alleati era stato firmato il 3 settembre dal generale Castellano, a Cassibile, località in provincia di Siracusa, alla presenza del generale americano Dwight Eisenhower e del generale inglese Harold Rupert Alexander. Nella stessa giornata gli Alleati sbarcarono in Calabria.

[6] Erano disponibili otto divisioni, seppur a ranghi ridotti. I “Granatieri di Sardegna”, la “Piave”, la Centauro, l’ “Ariete”, la “Piacenza”, la “Sassari”. Altre due, la “Lupi di Toscana” e la “Re” non erano però ancora arrivate nella capitale. A queste divisioni andavano aggiunte le forze dei Reali Carabinieri, della Regia Guardia di Finanza, della Polizia  Africa Italiana. Lungo le costa laziali si trovavano la 220a e la 221a divisioni costiere. In totale quindi 88.000 uomini.  In Italia, dopo il 25 luglio 1943, i tedeschi potevano contare su 17 divisioni, 7 quelle motorizzate, oltre a 150.000 uomini non inquadrati nelle divisioni. Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata. Dalai editore 2012.

[7] Le forze tedesche erano acquartierate a tra Bolsena e Orvieto (3a Divisione Panzergranadieren), Nettuno, Ladispoli, sui Colli Albani e sui Castelli Romani, in posizioni strategiche per il controllo della capitale.

[8] Questi paracadutisti, trasferiti dalla Francia in Italia, erano in parte accasermati a Ostia. Al loro comando il generale Ramke.

[9] Luigi Longo (1900-1980). Studente al Politecnico di Torino, entra nel PSI. Frequenta la sede di Ordine Nuovo e conosce Gramsci e Togliatti. Nel 1921, al congresso di Livorno è tra i fondatori del PCI. Arrestato nel 1923. Dal 1926 responsabile del Centro estero della FGCI. Nel 1934 firma il patto di unità d’azione tra il PCI e il PSI. Partecipa alla guerra di Spagna, nelle Brigate Internazionali. L’8 dicembre 1936, con il nome di “Gallo”, diventa Commissario Politico della XII Brigata Internazionale e partecipa alla difesa di Madrid. Nel 1939 passa in Francia, viene arrestato e inviato nel campo di concentramento di Vernet. Dopo l’8 settembre 1943, entra a far parte del Comando generale delle Brigate Garibaldi. Vicecomandante del Corpo Volontari della Libertà, con  Ferruccio Parri. Nel 1945 è tra i protagonisti dell’insurrezione dell’Italia settentrionale. Segretario del PCI dal 1964 al 1972.

[10] Antonello Trombadori (1917-1993). Critico d’arte, giornalista, uomo politico. Romano, figlio del pittore Francesco. Laureatosi in Lettere, richiamato alle armi, rientra a Roma nel 1941 dandosi all’attività clandestina in un gruppo di giovani comunisti. Nel 1941 condannato a 2 anni di confino. Collaboratore di Giorgio Amendola, entra a far parte del Comando dei GAP. Arrestato il 2 febbraio 1944, rinchiuso in via Tasso poi a Regina Coeli. Verrà salvato dalla fucilazione alle Ardeatine, grazie ad una finta malattia, diagnosticata da Alfredo Monaco, medico antifascista del carcere. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[11] Felice Dessì., milanese, ex confinato politico, monarchico, uomo di fiducia del generale Carboni.

[12] Roberto Forti (1905-1999). Pittore edile, comunista dal 1926. Nel 1942 condannato a 10 anni dal Tribunale speciale. Durante l’occupazione nazista di Roma organizzatore della lotta armata, a capo delle “Brigate d’assalto Garibaldi”. Arrestato il 28 dicembre 1943. Da Regina Coeli deportato dapprima nel KL Dachau, poi a Mauthausen. Sopravvissuto al lager. Grande invalido di guerra, Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dirigente dell’ANPI e tra i fondatori dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati).

[13] Guido Carboni, capitano e figlio del generale Giacomo Carboni. Caduto nella guerra di Liberazione sul fronte di Ravenna.

[14] Lindoro Boccanera, romano, ebanista, vecchio militante comunista.

[15] Rinaldo Collalti e il  figlio Luigi vennero deportati a Mauthausen. Sopravvissuti al lager, tornati a Roma in condizioni disastrose purtroppo non ebbero lunga vita.

[16] Umberto Scattoni (1901-1944),  sfasciacarrozze di Testaccio, gappista del “Pisacane”, assassinato alle Ardeatine.

[17] Stranamente il deposito, così importante, era stato collocato fuori dalla cinta difensiva della città. Il deposito, che custodiva 16.000 tonnellate di carburante, era presidiato dal 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”.

[18] PAI, Polizia dell’Africa Italiana. Nel 1943, trasformata in Colonna “Cheren”, viene messa a disposizione del Corpo d’Armata di Roma. La PAI viene poi posta sotto l’autorità della RSI e assorbita nella Guardia Nazionale Repubblicana.

[19] Tra i caduti, il capitano Vincenzo Pandolfo, nativo di Palermo, Medaglia d’Oro al Valor Militare, e il tenente Gino Niccoli, romano.

[20] Perderanno 38 uomini. I tedeschi 22. Cesare De Simone, Roma città prigioniera. I 271 giorni dell’occupazione nazista (8 settembre ’43-4 giugno ’44). Mursia 1994.

[21] Il generale Gioacchino Solinas, fascista convinto,  che in quei giorni comandava i Granatieri, aderì poi alla RSI e venne nominato, il 26 gennaio 1944, comandante regionale dell’esercito fascista di Salò.

[22] Il Re e Badoglio fuggiranno alle 5 del mattino del 9 settembre, percorrendo la Tiburtina, non contrastati dai  tedeschi.

Anzi, secondo una testimonianza di Umberto di Savoia, i tedeschi toglievano i blocchi e salutavano militarmente.

[23] Diventerà capo della polizia di Salò dal 6 ottobre 1944.  Buffarini-Guidi sarà il ministro dell’Interno di Salò.

[24] Enrico Caviglia (1862-1945 ).  Nel 1917 Generale di Corpo d’Armata e nel 1919 Senatore del Regno. Dal 1924 critico nei confronti del fascismo ed in particolare della politica di Mussolini. Che comunque nel 1924 lo nominò Maresciallo d’Italia.

[25] Orlando De Tommaso (1897-1943). Capitano dei Carabinieri. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[26] Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[27] Eugen Dolmann, nelle sue memorie.

[28] Vittorio Premoli, nato nel 1917.  All’annuncio dell’armistizio si trovava nella zona di Ponte Grillo (Monterotondo). Durante l’attacco dei tedeschi viene ferito 4 volte ma continua a combattere. Deceduto a Priverno (Latina) dopo la guerra. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[29] Udino Bombieri. Capo carro e vicecomandante di plotone semoventi del 10° Reggimento Lancieri “Vittorio Emanuele II”. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[30] Bruno Buozzi (1881-1944). Iniziò a lavorare come operaio alla Marelli di Milano. Nel Partito Socialista Italiano dal 1905. Nel 1911 Segretario  generale della FIOM, il sindacato degli operai metalmeccanici. Deputato socialista dal 1919, dichiarato decaduto dal fascismo nel 1926. Nel 1927, a Parigi, fonda la Confederazione Generale del Lavoro in Francia. Durante la guerra di Spagna assume l’incarico di organizzare gli aiuti per la Repubblica. Nel 1941, rientrato in Francia, viene arrestato dai nazisti e imprigionato a Tours. Trasferito in Italia, inviato al confino a Montefalco (Perugia). Dopo il 25 luglio 1943 diventa Commissario della Confederazione sindacati d’industria e poi segretario della Confederazione Generale del Lavoro.

[31] Bartolomeo (Meuccio) Ruini (1877-1970). Dapprima socialista, eletto nel 1913 deputato nella lista radicale. Ministro delle Colonie nel governo Nitti. Nel 1924 aderisce all’Unione Nazionale di Giovanni Amendola. Con l’avvento del fascismo costretto ad abbandonare tutte le attività. Nel 1942, con Ivanoe Bonomi, fondatore della Democrazia del Lavoro. Ministro nel governo Bonomi nel 1944. Deputato all’Assemblea Costituente nel 1946. Presidente della Commissione dei 75, incaricata della stesura del testo della Costituzione. Presidente del Senato nel 1953. Nominato Senatore a vita nel 1963.

[32]La riunione si tenne nella casa del banchiere Stefano Siglienti.

[33] Partito Socialista di Unità Proletaria, poi , dal 1947, Partito Socialista Italiano.

[34] Fondato nel 1942.

[35] Bandiera Rossa, nota anche come Movimento Comunista d’Italia, formazione di tendenza comunista trozkista, nata dalla fusione dei gruppi “Scintilla” e “Matteotti”. Tra i suoi fondatori l’ex anarchico Raffaele De Luca, il giornalista Felice Chilanti, Vincenzo Guarniera, Orfeo Mucci, Aladino Govoni, Agostino (Augusto) Raponi, Roberto Guzzo, il tenore Nicola Stame.Non aderisce al CLN perché contraria alla “Svolta di Salerno” voluta da Palmiro Togliatti. Vi confluiranno anche cattolici comunisti e cristiano sociali, anarchici, repubblicani non azionisti e apolitici. Attiva particolarmente nelle periferie proletarie romane, certamente la formazione più numerosa della Resistenza romana.  Aveva anche diramazioni a Genazzano, a Monte Circeo, Latina, Tarquinia, Tuscania, Viterbo, Leonessa e in altre località della provincia di Roma e del Lazio. 1.185 i suoi componenti, uomini e donne,  riconosciuti partigiani combattenti, 187 caduti, almeno 53 tra gli assassinati alle Ardeatine.137 arrestati e deportati. 685 gli ausiliari ufficialmente riconosciuti. Dopo la guerra Bandiera Rossa si scioglie.

[36] Alla riunione non parteciparono Sandro Pertini e Manlio Brosio, sostituiti rispettivamente da Mario Zagari e da Antonio Calvi.

[37] Alla liberazione di Roma, il FCMR conterà 250 caduti, di cui almeno 50 fucilati a Forte Bravetta e a La Storta. 27 le Medaglie d’Oro al Valor Militare, 22 quelle d’Argento, 54 di Bronzo e 158 le Croci di Guerra. Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata . Dalai editore 2012.

[38] Domenica Cecchinelli, madre di 5 figli,  abitava in via Praglia, ora non più esistente.

[39] Nei combattimenti alla Montagnola muoiono anche Maria Dieli e Pasqua D’Angelo,. Oggi ricordate nel memoriale di Piazza dei Caduti della Montagnola.

[40] Nei combattimenti si ebbero oltre settecento morti. Più di 400 militari, 200 civili, 17 donne. Rosario Bentivegna, Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista. Einaudi 2011. In altre fonti si trovano riferimenti a 1.167 caduti militari e 120 civili, ma senza una precisa indicazione del numero di giorni presi in considerazione. Secondo il computo ufficiale, citato in Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione. Einaudi 2000, pagina 414, i caduti civili furono 241. In una cronologia della Resistenza romana, l’ANPI indica 703 uccisi, 1800 i feriti. I caduti civili 70 uomini e 51 donne. Di 114 caduti non si sa se erano militari o civili. 88 persone non sono state identificate. I tedeschi avrebbero avuto 109 morti e 500 feriti. www.storiaxxisecolo.it.

[41] Nunzio Incannamorte (1913-1943). Capitano di Artiglieria, in forza al 235° Reggimento della Divisione Ariete. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[42] La “Centauro II” era stata addestrata dai tedeschi.

[43] Romolo Fugazza (1913-1943), capitano del Reggimento. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[44] Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[45] Camillo Sabatini (1914-1943). Comandante del 5° Squadrone semoventi, di stanza a Roma. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[46] Vincenzo Baldazzi (1888-1982). Nato a Genzano, esercente. Volontario “interventista di sinistra” nella Prima guerra mondiale. Nel 1921 tra i fondatori degli Arditi del Popolo. Processato in contumacia nel 1924 per “costituzione di bande armate”, nel 1926 confinato a Lampedusa. Nel 1928 condannato dal Tribunale speciale a 5 anni di reclusione. Fino al 25 aprile 1943, passa i suoi giorni al confino,  tra Ventotene, Ponza, Tremiti e San Domino. Organizzatore della Resistenza a Roma, con il nome di “Cencio”, assumendo il comando delle formazioni Giustizia e Libertà. Dopo la guerra aderisce al PSI.

[47] Viene ferita gravemente Rosa Tozzi in Forte che morirà il 17 settembre all’ospedale Littorio.

[48] Vincenzo Fioritto (1921-1943), studente universitario, sottotenente del IV° Reggimento carristi. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[49] Cadono, oltre a Luigi Perna, i granatieri Vincenzo Pandolfo (Medaglia d’Oro al Valor Militare), Pietro Frontini, Aldo Biondi, Giorgio Brocchini, Edoardo Calicchio, Elio Canepa, Giovanni Fiori, Angelo Franzoni, Guido Lazzarin, Ignazio Locci, Giulio Manetto, Imolo Meran, Severino Pavesi, Francesco Poggi, Giovanni Sartori, Agostino Scali, Luigi Ventura.  Cadono anche altri 6 granatieri di cui non si conosce il nome. Vengono uccisi i soldati Andrea Mercanti, Michele Assante, Giuseppe Bonifazio, Andrea Valli, il bersagliere Nicola Lotito, i carabinieri Luigi Ceccarelli, Mario Ciccone, Giuseppe Crocco.

[50] Luigi Perna (1921-1943). Studente di Giurisprudenza. Sottotenente di Fanteria, comandante del plotone esploratori del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[51] Nella battaglia della Montagnola e lungo la Laurentina caddero 48 militari e 11 civili.

[52] Raffaele Persichetti (1915-1943).  Tenente dei Granatieri, invalido, in congedo. Professore di storia dell’arte al liceo Visconti. Combatte in abiti civili e spara con un fucile preso ad un granatiere caduto. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[53] Generale, primo comandante militare della piazza di Roma. Nel dicembre 1943 sostituito dal generale Kurt Maeltzer.  Morto in battaglia in Romania.

[54] Kesselring aveva fissato alle ore 16,00 il termine entro cui doveva essere firmata la resa. Se così non fosse stato i tedeschi avrebbero fatto saltare gli acquedotti e le condutture del gas nella capitale.  Visto il ritardo da parte italiana, era già stato ordinato  ad una squadra aerea tedesca di bombardare Roma

[55] Il 15 agosto 1943, Badoglio aveva dichiarato, unilateralmente, Roma “Città aperta”,senza alcun assenso da parte degli angloamericani e del comando germanico. Veniva quindi dato ordine alle contraeree della zona di Roma di non ostacolare il passaggio di aerei nemici sulla città; di traferire le sedi dei comandi italiani e tedeschi e delle loro truppe; di trasferire le industrie belliche e di non utilizzare il nodo ferroviario a scopi militari.

[56] Giuseppe Felici (1923-1944). Studente di ingegneria, allievo ufficiale pilota nell’Aeronautica. Si unisce, dopo il 10 settembre 1943, ai primi nuclei partigiani della periferia romana e del Lazio. Fucilato dai tedeschi, il 9 aprile 1944, durante un rastrellamento in Sabina. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[57] Quirino Roscioni, fornaio alla Montagnola, tutte le mattine forniva di pane i Granatieri. Arrestato con la cognata, vengono  uccisi a tradimento con  una sventagliata di mitra da un tedesco.

[58] Guardiano dei Cantieri Federici.

[59] Caterina D’Angelo, ovvero Suor Teresina dell’Istituto S.Anna, che si prodigò come infermiera per tutto il tempo della battaglia, tra morti e feriti. Si oppose anche a un tedesco che voleva strappare la catenina d’oro ad un soldato italiano caduto. Morta di consunzione l’8 giugno 1944.

[60] Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (1901-1944). Colonnello del Genio. Laureato nel 1938 in Geologia. Nel 1935 addetto allo Stato Maggiore e nel 1940 chiamato al Comando Supremo. Dal 1°maggio 1943 colonnello, il più giovane dell’esercito italiano. Nel giugno 1943 comandante dell’11° Reparto Genio motorizzato. Il 27 luglio dirige la segreteria del Maresciallo Badoglio. Dopo essere sfuggito all’arresto da parte dei tedeschi il 23 settembre, entra nella clandestinità, sotto il nome di Giacomo Cateratto, poi di prof. Giuseppe Martini,  e organizza l’attività clandestina di un gruppo di ufficiali per la maggior parte monarchici, tenendo contatti sia con Badoglio che con il CLN.  I tedeschi mettono su di lui una taglia di 2 milioni di lire.Arrestato il 25 gennaio 1944. Viene imprigionato a via Tasso e torturato. Tra i suoi torturatori  Karl Schutz, un capitano delle SS, che aveva conosciuto il 19 gennaio 1941, durante l’incontro di Mussolini con Hitler a Berchtesgaden. Assassinato alle Ardeatine, il 24 marzo 1944. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[61] Per questa impresa Skorzeny riceverà una telefonata di  Hitler, sarà promosso di grado e gli verrà conferita la Croce di ferro.

[62] Gli dirà Hitler: “Se fossi stato la vostro posto forse niente mi avrebbe trattenuto dal farmi giustizia con le mie mani”. Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana. Settembre 1943-Maggio 1945. Feltrinelli 2012. pag. 230 e nota pag. 563.

[63] Paul Joseph Goebbels, Diario intimo. Mondadori 1947.

[64] Archivio Centrale dello Stato, in: RSI-Segreteria del capo della polizia 1944-1945.

[65] Giorgio Labò (1919-1944).  Studente di Architettura al Politecnico di Milano. Sergente nel Genio minatori. Dopo l’8 settembre 1943 con i partigiani a Poggio Mirteto. A Roma, con Gianfranco Mattei, organizza la “santabarbara” dei GAP comunisti. Arrestato l’1 febbraio 1944 su delazione della spia Giovanni Amidei. Imprigionato a via Tasso, legato mani e piedi nella cella 31, distrutto dalle torture, fucilato a Forte Bravetta. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[66] Il comando militare per lo smistamento dei rastrellati e dei lavoratori volontari era presso l’albergo Genova. Invece a  via Tasso 155, che diventerà luogo di tortura e di morte, si erano insediati  il Comando di sicurezza e di polizia di Roma, la Gestapo e le SS. La polizia militare tedesca aveva sede alla Pensione Caterina, in via Po angolo corso Italia. Il Tribunale di Guerra in via Lucullo, 6.

[67] Pilo Albertelli (1907- 1944). Arrestato per propaganda antifascista nel 1928. Condannato a 5 anni di confino. Dopo l’armistizio , con Bauer e Lussu, costituisce i primi gruppi di Giustizia e Libertà.  Membro del Comitato militare del CLN. Arrestato l’1 marzo 1944 dalla banda Koch. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[68] Dapprima quanto razziato venne portato nella sede milanese della Banca d’Italia, poi nel Trentino a Fortezza.

[69] Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[70] Mafalda di Savoia (1902-1944). Figlia secondogenita del Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Dopo l’arresto viene subito portata a Monaco di Baviera. Poi a Berlino da dove viene inviata al KL Buchenwald. Rinchiusa, senza possibilità di contatti, nella baracca 15, sotto il nome di “Frau von Weber”. Ferita gravemente durante un bombardamento americano, le viene amputato un braccio, ma dopo quattro giorni  muore dissanguata e colpita da cancrena il 28 agosto 1944. Viene sepolta in una fossa comune, in una bara con l’indicazione “una donna sconosciuta”.

[71] Riccardo Maraffa (1894 -1943). Nel 1936 Capo della Polizia dell’Africa Italiana (PAI). Dopo la caduta della capitale, Maraffa si rifiuta di aderire alla RSI. Arrestato dalla Gestapo, viene deportato nel KL Dachau dove muore l’11 dicembre 1943, per un infarto.

[72] Si nasconderà poi in via Nizza e successivamente nel palazzo della Cancelleria, ospitato da monsignor Giulio Cercioni, parroco di San Lorenzo in Damaso. Mario Avagliano, op. cit. pag. 201.

[73] Successivamente prenderà il nome di Giuseppe Martini, impiegato presso l’Università Gregoriana. I tedeschi avevano messo su di lui una taglia di 2.000.000 di lire.

[74] Mario Avagliano, op. cit. pag.174.

[75] Gli elenchi erano conservati negli archivi della Direzione Generale della Demografia e Razza. L’indirizzario completo degli ebrei romani venne preparato dal commissario della questura Gennaro Cappa. AA.VV. Dizionario della Resistenza. Vol I°. Einuadi 2000.

[76] Mario Avagliano, op. cit. pag. 173.

[77] Bruno Spampanato (1902-1960), giornalista, fu tra i preparatori del Manifesto di Verona,atto costitutivo della RSI. Nel 1941 Segretario nazionale della Confederazione dei Lavoratori del Commercio. Dopo l’8 settembre volontario nella Xa MAS di Junio Valerio Borghese. Alla fine della guerra epurato e imprigionato. Liberato il 21 maggio 1947. Deputato per il MSI nel 1953.

[78] Il testo del discorso di Graziani  fu ideato e scritto da Kappler e dall’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn, plenipotenziario del Reich in Italia. Anche la nomina di Graziani era stata voluta da Rahn. Altri erano stati i nomi proposti da Mussolini.

[79] Franco Rodano (1920-1983). Romano, studia al Liceo E.Q.Visconti, poi si laurea in Lettere. Nel 1938 partecipa al Movimento dei Cattolici Antifascisti. Il 15 maggio 1943 viene arrestato dai fascisti nel corso di una retata generale dei militanti comunisti –cristiani. Dopo l’arresto, sempre nel 1943, è tra i fondatori del Movimento dei Cattolici Comunisti. Dopo la guerra entra nel PCI e per le sue posizioni gli viene interdetto l’accostarsi ai Sacramenti fino al pontificato di Giovanni XXIII.

[80] Adriano Ossicini (1920). Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1937 tra i fondatori del Movimento della Sinistra Cristiana. Nello stesso anno deferito al Tribunale speciale, prosciolto. Combattente a Porta San Paolo a fianco di Raffaele Persichetti. Gli viene affidata l’organizzazione militare dei Cattolici Comunisti. Poiché la DC non li voleva nel CLN, Ossicini li rappresentò nella Giunta militare grazie a Meuccio Ruini del Partito Democratico del lavoro. Durante la Resistenza, la “Banda Ossicini” teneva comizi volanti nei quartieri popolari, organizzava manifestazioni contro l’assoluta carenza di generi alimentari, interveniva per scongiurare la deportazione degli ebrei,collaborando con il dottor Borromeo del Fatebenefratelli, l’inventore del Morbo K. Compiendo anche azioni di sabotaggio. 744 i suoi componenti, di cui 374 combattenti.

[81]Vincenzo Guarniera, romano, nato nel rione di Ponte Parione. Negli anni ’30 deferito al Tribunale speciale per attività antifascista, prosciolto. Motorista sul sommergibile “Goffredo”, poi in aeronautica nella Seconda guerra mondiale. Decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare e promosso maresciallo. Si dà  alla clandestinità dopo l’8 settembre, aderendo a Bandiera Rossa. Su di lui i tedeschi pongono una taglia di 1.500.000 lire. Dopo la liberazione di Roma si impegna nella Resistenza a Firenze. Decorato, motu proprio, da Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno, di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Medaglia che gli viene revocata il 24 aprile 1950.

[82] Matteo Matteotti (1921-2000). Quando i fascisti, il 10 giugno 1924, assassinarono suo padre, il deputato socialista Giacomo Matteotti, aveva tre anni.  Studia al liceo Mamiani e si laurea in Scienze politiche. Sempre sottoposto, con il fratello Giancarlo e la sorella Isabella ad ossessiva sorveglianza. Ne 1943 entra in clandestinità con Eugenio Colorni. Commissario politico di una  brigata partigiana.

[83] Manfredi Talamo (1895-1944). Tenente colonnello.  Nel 1938 ufficiale dei Carabinieri assegnato al SIM (Servizio Informazioni Militari). Nel 1942 scopre il doppio gioco di un alto ufficiale nazista. Fatto che irrita ferocemente Kappler. Dopo l’8 settembre 1943 entra nella Resistenza, nel Fronte Clandestino Militare. Dopo l’arresto lo stesso Kappler lo fa includere nell’elenco di coloro che verranno assassinati alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[84] Il Tirella, ufficiale della Marina mercantile,  portava abusivamente la divisa da ufficiale della GNR, partecipando in proprio al rastrellamento. Anche per altri reati commessi sempre figurando illecitamente come ufficiale fascista venne arrestato e fucilato a Forte Bravetta il 18 novembre 1943.

[85] Degli 8.000 carabinieri presenti a Roma, più di 2.000 di diedero alla macchia. Mussolini rivendicò l’operazione,in una lettera alla Petacci,  sostenendo che la popolazione li odiava per il suo arresto e in quanto responsabili della morte di Ettore Muti.. Mimmo Franzinelli, Il prigioniero di Salò. Mondadori 2012.

[86] Mario Bonistalli, nato a Empoli nel 1922. Allievo carabiniere. KL Dachau matricola 146658. Liberato dagli americani il 29 aprile 1945.

[87] Raffaele Aversa (1906-1944). Capitano dei Carabinieri. Partecipò all’arresto di Mussolini.  Arrestato il 23 gennaio 1944, imprigionato a via Tasso, sottoposto a tortura. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[88] Romeo Rodriguez Pereira (1918-1944). Carabiniere. Nel corso della Seconda guerra mondiale decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Comandante della Tenenza di Roma-Ostia e di Roma-Appia. Arrestato dai tedeschi il 7 ottobre, fugge  durante il trasporto verso la Germania. Arrestato con il colonnello De Sanctis il 10 dicembre 1943. Imprigionato in via Tasso e a Regina Coeli. Per farlo parlare viene arrestata anche la moglie. Medaglia d’Oro al Valor Militare. Con sua moglie, nella stessa cella di Regina Coeli, era stata imprigionata anche la dottoressa Carla Angelini, comunista, staffetta al rione Salario.

[89] Genserico Fontana (1918-1944). Capitano dei Carabinieri, comandante della Compagnia de L’Aquila. Partigiano combattente. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[90] Giovanni Frignani (1897-1944). Tenente colonnello dei Carabinieri, eseguì l’arresto di Mussolini su ordine del Re. Organizzatore del Fronte Clandestino Militare della Resistenza dei Carabinieri. Arrestato in seguito a delazione, imprigionato in via Tasso nella cella 2. Arrestata anche la moglie Lina, costretta ad assistere alle sevizie naziste sul marito. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[91] Rodolfo Graziani (1882-1955). Generale. Vicegovernatore della Cirenaica (1930-1934), Governatore della Somalia Italiana (1935-1936), Vicerè d’Etiopia (1936-1937), Capo di Stato maggiore del Regio Esercito (1939-1941), Governatore Generale della Libia (1940-1941), Ministro della Difesa nazionale e della produzione bellica della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Inizia il suo percorso militare nel plotone allievi ufficiali del 94° Fanteria a Viterbo.  Nel 1906 ufficiale nel Primo Reggimento Granatieri di Roma. Nel 1908 destinato in Eritrea. Decorato al Valor Militare nella prima guerra mondiale. Colonnello nel 1918 a soli 36 anni. Nel 1931 protagonista della repressione in Libia. Nel 1935-1936 al comando delle operazioni militari contro l’Abissinia, durante le quali vengono usati per la prima volta i gas asfissianti, iprite e fosgene. Viene nominato Maresciallo d’Italia e marchese di Neghelli. Nel 1938 il suo nome appare tra quelli dei firmatari del “Manifesto della razza”. Tornato in Libia battuto dalle forze britanniche, viene destituito da Mussolini l’11 dicembre 1941. Entra, alla sua costituzione, nella RSI e ne diventa ministro, con l’appoggio del plenipotenziario tedesco Rahn. Certamente non stimato da Mussolini che affermò di disprezzarlo, come risulta dal Diario di Galeazzo Ciano. Il 29 aprile 1945 si arrende, a Milano, al IV° Corpo d’Armata statunitense. Viene imprigionato  in Algeria e poi a Procida. Il 5 giugno 1948 inizia un processo nei suoi confronti e viene condannato a 19 anni di carcere, di cui 17 condonati. Nel 1952 si iscrive al Movimento Sociale Italiano (MSI). Muore nel 1955 a Roma.

[92] Il “Pescatore” era un GAP periferico, composto inizialmente da 8 elementi, costituitosi tra il 3 e il 4 ottobre 1943. Dopo il 13 ottobre, nella zona vengono costituiti i GAP “I Ruderi” e lo “Storto”. Successivamente si costituirà il GAP “IVa Brigata Garibaldi”.

[93] I tedeschi erano guidati dal sottotenente della Wehrmacht Wolfang Lehnik Emden. Nel 1944 il tribunale di Capua Vetere lo ha condannato all’ergastolo. Sentenza annullata dalla Cassazione per prescrizione del reato.

[94] Entrambi poi eletti Presidente della Repubblica Italiana. Sandro (Alessandro) Pertini, Medaglia d’Oro al Valor Militare, nel 1978 e Giuseppe Saragat nel 1964.

[95] Settimia Spizzichino (1921-2001) ebrea romana, era nata in via Porta Leone, una viuzza del ghetto. Al momento dell’arresto abitava in via della Reginella 2. Con lei vennero deportate la madre Grazia e le sorelle Giuditta e Ada e la figlia di Ada che vennero uccise al loro arrivo nel lager. Sfuggirono alla razzia il padre Marco, le sorelle Gentile e Enrica, il fratello Pacifico.

[96]  Qualche giorno prima erano stati usati ai Castelli Romani.

[97] Il suo nome era Mimy Loeb. Massimo Taborri, Antifascismo e Resistenza tra i ferrovieri del compartimento di Roma. ANPI Roma e Lazio 2011. pag.60.

[98] I ferrovieri organizzarono più squadre di azione: due a Roma Termini, una a Roma Ostiense, due a San Lorenzo, una a Roma smistamento (allora Littorio), una a Roma Trastevere, due a Roma Tiburtina e una presso la Direzione Generale di Villa Patrizi. Massimo Taborri, op. cit. pag.59. L’organizzazione dei ferrovieri socialista faceva capo a Sandro Sideri, l’indirizzo politico era di Eugenio Colorni e Enrico Di Pietro.

[99] A Pietralata opereranno anche i partigiani comunisti della Va Zona dei GAP del PCI (Montesacro, Pietralata, Ponte Mammolo, San Lorenzo, Macao, Italia, San Basilio, Settecamini, Vigna Magnani e Tiburtino III).La Va Zona era comandata da Augusto Raponi.

[100] Guglielmo Mattiozzi verrà poi deportato nel Kl Mauthausen. Arrestato con lui , anche Franco Venturelli viene deportato nello stesso lager.

[101] Riccardo Di Giuseppe (1899 – 1943). Appartenente alla Banda Vicovaro. Fucilato a Forte Bravetta il 22 dicembre 1943.

[102] Per il procedimento attivato dopo la guerra cfr. AS Roma, Cap, SI, fasc.782.

[103] Antonio Righi (1892- 1943) militava in Bandiera Rossa, Guido Gori (1898-1943) era del GAP “Pescatore”.

[104] Agostino (Augusto) Raponi (1907- 1976). Comandava il I° settore di piazza Bologna e l’organizzazione della Va zona partigiana del PCI. Portato a via Tasso, vi incontra i fratelli Valenzano, nipoti di Badoglio,  deportati poi, agli inizi di gennaio 1944, a Mauthausen. Il suo primo arresto avvenne il 31 gennaio 1941 ad opera della polizia politica. Di nuovo arrestato il 18 febbraio dello stesso anno. Rilasciato il 17 marzo 1941 con una ammonizione di 20 mesi. In quanto appartenente al gruppo comunista “Scintilla” arrestato il 2 dicembre 1942. Dopo 6 mesi di carcere deferito al Tribunale Speciale. Dimesso dal carcere, alla caduta del fascismo, il 7 agosto 1943. Il Gruppo “Scintilla” era nato nei primi mesi del 1940, prendendo il nome dal giornale degli emigrati russi socialisti “Iskra” (scintilla), pubblicato a Lipsia nel 1900, il cui motto era “Da una scintilla nascerà un incendio”. Il giorno prima dell’eccidio delle Ardeatine, grazie al professor Giusto Fegiz, lasciato il carcere di Regina Coeli, venne ricoverato all’ospedale Forlanini, scampando così alla morte. Franca Raponi, “Scintilla nella Resistenza romana”. Edizioni Associate 2011.

[105] A via Tasso 155 erano insediati l’Einsatzkommando der SIPO und des Stadt Rom (comando di sicurezza e di polizia di Roma), SS e Gestapo.

[106] Franco Calamandrei (1917 – 1982). Nome di battaglia “Cola”. Laureato in legge nel 1939. Operativo nella Resistenza romana nella IIIa Zona GAP (Flaminio e Salario). Senatore nel maggio 1968 e per altre tre legislature. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[107] Carla Capponi (1918 – 2000 ). Sposa il 20 ottobre 1944 Rosario Bentivegna. Medaglia d’Oro al Valor Militare. Parlamentare del PCI. Prima della morte ha dato alle stampe un libro di memorie dal titolo “Con cuore di donna”.

[108] Rosario Bentivegna (1922-2012). Già da liceale attivo antifascista, attira su di sé l’attenzione della polizia fascista per aver costituito un Gruppo, chiamato di “Unificazione Marxista” (GUM). Viene arrestato nel 1941 per aver partecipato all’occupazione dell’Università di Roma e dopo la scarcerazione nel 1943, con diffida di polizia, aderisce al Partito Comunista Italiano. Tra gli autori dell’azione militare di via Rasella, è stato quello che più a lungo e fino ad oggi ha dovuto sopportarne il peso e l’accusa di aver causato l’eccidio delle Ardeatine, subendo numerosi processi. Inviato a Centocelle per sfuggire alla probabile cattura dopo il tradimento di Guglielmo Blasi, poi comandante militare del Comitato di Liberazione Nazionale nella zona Casilina-Prenestina, sui monti Prenestini, fino al 5 giugno 1944. Dopo la liberazione di Roma, sposata Carla Capponi,  ha continuato nella lotta al nazifascismo in Jugoslavia e nel Montenegro. Nel 1968-69 in Grecia, con la figlia Elena, si è battuto contro la dittatura dei colonnelli. Presidente Onorario dell’ANPI Nazionale e di Roma. Stella d’Oro Garibaldina, Medaglia d’Argento al Valor Militare e Medaglia di Bronzo  per la sua attività sui monti Prenestini.

[109] Giulio Turcato (1912 – 1995) pittore, tra i maggiori esponenti dell’astrattismo italiano.

[110] Emilio Vedova (1919 – 2006) pittore e incisore.

[111] Marcello Bollero (1917-2001). Partigiano, settore stampa e propaganda della Va zona del PCI.

[112]Carlo Salinari (1919 – 1977), laureato in Lettere nel 1941, docente universitario di Letteratura Italiana nelle Università di Palermo, Cagliari, Milano, Salerno e Roma. Arrestato in seguito al tradimento di Guglielmo Blasi, torturato a via Tasso, condannato a morte. Liberato il 4 giugno 1944. 2 Medaglie d’Argento al Valor Militare.

[113] Filippo d’Agostino (1885-1944). Funzionario delle Ferrovie, consigliere comunale del PSI, dirigente della Camera del Lavoro di Bari. Nel 1921 tra i fondatori del Pcd’I. Condannato al confino  tra Ustica, Favignana e Ponza. Espatriato, nel 1925 in Francia e Belgio. Rientrato in Italia nel 1926, di nuovo condannato dal Tribunale Speciale al confino. Nel 1943 nel comitato direttivo del Pcd’I. Dopo l’8 settembre 1943 militante nella Resistenza nel gruppo “Pensiero e Azione”. Deportato da Roma il 4 gennaio 1944 a Mauthausen, morto ad Hartheim il 7 luglio dello stesso anno. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[114] Edoardo Volterra (1904-1984). Ebreo. Professore ordinario di Diritto romano nelle Università di Cagliari, Camerino, Pisa, Bologna e Roma. Collocato a riposo con le  leggi razziali del 1938, insegna in Egitto, Francia e Brasile. Tornato in Italia nel 1940, arrestato nel 1943 per attività antifascista. Tra i fondatori del Partito d’Azione. Durante la Resistenza partigiano combattente, comandante militare. Medaglia d’Argento al Valor Militare e Croce di guerra.  Nel dopoguerra, nel 1971 Giudice costituzionale. Accademico dei Lincei.

[115] Ilio Barontini (1890-1951). A 13 anni militante anarchico e a 15 si iscrive al Partito Socialista. Nel 1919 partecipa al gruppo politico “Ordine Nuovo” di Gramsci. Nel 1921 è tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Nel 1931, per sfuggire al Tribunale speciale, espatria in Francia e nel 1936 è con le Brigate Internazionali in Spagna. Invasa la Francia dai nazisti, organizza militarmente i nuclei dei partigiani comunisti, i “Franc tireurs-partisans”. Dopo il 25 luglio 1943, rientra in Italia e nella Resistenza, grazie alle sue esperienze militari pregresse, organizza le SAP (Squadre di Azione patriottica) e i GAP a Roma, Milano, Torino. Dopo la guerra deputato alla Costituente e poi senatore. Muore in un incidente d’auto nel 1951.

[116] Franco Calamandrei (1917-1982). Figlio del giurista Pietro Calamandrei. Giornalista, parlamentare del PCI. Arrestato dalla Banda Koch, riesce a evadere dalla Pensione Jaccarino con una rocambolesca fuga. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[117] Mario Fiorentini. Nato a Roma nel 1918. Studente delle Commerciali, inizia l’attività clandestina sia con Giustizia e Libertà, sia con il Partito Comunista. Dopo il 25 luglio 1943 è con Antonello Trombadori tra i fondatori dei nuovi Arditi del Popolo. Il 9 settembre combatte a Porta San Paolo, poi entra nei GAP centrali. Sua zona operativa quella denominata dal CLN “IVa Zona  di Roma”. Comanda la “Brigata Gramsci”, appartenente al GAP “Pisacane”. Dopo la liberazione della capitale, si fa paracadutare al Nord ed opera in Liguria, Piemonte, Lombardia e Emilia. Decorato con tre Medaglie d’Argento al Valor Militare e tre Croci di Guerra al Merito. Dopo la guerra, sostenuto dalla moglie, la gappista Lucia Ottobrini, affronta gli studi liceali e quelli universitari. Diventa docente di Geometria superiore all’Università di Ferrara. Oggi è un matematico di fama mondiale.

[118] Lucia Ottobrini (1904). A 18 anni entra nella Resistenza romana, nei GAP centrali, con i nomi di copertura “Maria” e “Leda”, partecipando ad azioni importanti. Dopo la liberazione sposa Mario Fiorentini. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[119] Poco prima della guerra la Valle dell’Inferno assunse la nuova denominazione di Valle Aurelia. Vi si trovavano cave di argilla e fornaci. Vi vivevano soprattutto i manovali addetti allo scavo dell’argilla e gli operai che lavoravano nelle fornaci. Da qui il nome di “fornaciari” attribuito ai suoi abitanti. Tra loro erano presenti molti anarchici, repubblicani libertari e comunisti. Figura di spicco fu Cencio Baldazzi. Panzieri Donatella, Valle dell’Inferno Valle Aurelia. Antifascismo e Resistenza. Associazione Le Fornaci 2005. pag. 13 e 14.

[120] Panzieri Donatella, op. cit. pag.54.

[121] Leone Ginzburg (1909-1944). Di famiglia ebrea di origine russa. Intellettuale. Laureato in lettere. L’8 gennaio 1934 rifiuta di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista e viene allontanato dall’Università ove era libero docente. Arrestato con Carlo Levi, viene condannato a 4 anni di carcere dal Tribunale speciale. Dopo due anni liberato per amnistia. Nel 1938, con le leggi razziali, perde la cittadinanza italiana. Nel 1940 è confinato in Abruzzo. Caduto il fascismo, a Roma, è tra gli organizzatori del Partito d’Azione e poi delle formazioni Giustizia e Libertà.

[122] Stefano Siglienti (1898 – 1971). Banchiere. In contatto con Giustizia e Libertà dal 1929. Uno dei capi riconosciuti dell’azionismo, tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione. Nella sua casa romana di via Poma si tenne la riunione formativa del CLN. Arrestato, portato a via Tasso e a Regina Coeli, compagno di cella di Leone Ginzburg. Inviato al lavoro forzato a Centocelle, riuscì ad evadere con Carlo Muscetta.

[123] Fu la prima azione di Rosario Bentivegna. La Ottobrini aveva poco più di diciannove anni. Rosario Bentivegna, Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista. Einaudi 2011.

[124] Basili, contadino,   militava nella Banda Vicovaro

[125]Gino Bardi, dal  novembre 1943 Commissario Generale dell’Urbe. Guglielmo Pollastrini, detto Memmo, ex sottufficiale di polizia espulso dall’arma per violenze e sopprusi. Dopo il 25 luglio 1943 incarcerato a Regina Coeli, messo in libertà dai tedeschi l’11 settembre. Base operativa della banda era Palazzo Braschi, già sede del Partito Nazionale Fascista. La banda poteva contare su 120 uomini, organizzati in 10 squadre d’azione. I componenti la banda vennero incarcerati a Regina Coeli, poi Castelfranco Emilia, infine nel carcere di Sant’Eufemia a Modena. Nel gennaio 1944 rimessi in buona parte in  libertà. Nel 1947 Bardi e Pollastrini, con 54 dei loro sgherri, vennero processati. Bardi fu condannato a 22 anni e 6 mesi, Pollastrini a 28 anni. Anche tutti gli altri, tra i quali il figlio di Pollastrini,  vennero condannati a pesanti pene detentive ed al risarcimento delle vittime. A Roma operavano anche altre bande autonome, formatesi tra il settembre 1943 e il gennaio 1944. La Pietro Koch e la Carità (dal nome del suo comandante Mario Carità) operarono poi anche a Firenze e a Milano. La Cialli Mezzaroma, con sede a via della Scrofa, impegnata particolarmente nella cattura degli ebrei. 12 di quelli da loro arrestati vennero assassinati alle Ardeatine. A Firenze la Carità, tra le tante imprese “gloriose” depredò anche l’oro della Sinagoga. Oltre cento milioni di allora. Altre “bande autonome” fasciste furono la Ettore Muti (Milano e Piemonte) comandata da Francesco Colombo, la “Mai Morti” di Beniamino Fumai (a Trieste, lungo la costa tirrenica e sul lago Maggiore), la Compagnia autonoma speciale di Renato Tartarotti (Bologna), la Ferruccio Sorlin (Brescia) e quella di Ernesto Ruggiero (Udine, Palmanova, Monfalcone).

[126] Concetto Marchesi, con Silvio Trentin ed Egidio Meneghetti era alla guida della Resistenza veneta. Dopo l’allontanamento dall’Università, si trasferì a Milano, sotto il falso nome.

[127] Augusto Paroli,  militante di Bandiera Rossa, operante a Trionfale e Valle Aurelia. Arrestato a piazza dell’Unità con Americo Onofri. Incarcerato a Regina Coeli, nel braccio tedesco. Panzeri Donatella, op. cit. pag. 56e seguenti.

[128] Guerrino Sbardella (1916-1944). Nato a Colonna (Roma). Tipografo. Caposettore di Bandiera Rossa a Tor Pignattara. Combattè con i GAP di Trionfale.  Organizzò un deposito di armi a Villa Certosa. Fermato dai fascisti mentre lanciava volantini dal loggione del cinema Principe, riuscì a fuggire ma nel corso della notte venne arrestato dalle SS a casa sua, segnalato da delatori. Torturato a via Tasso. Condannato a morte il 28 gennaio, fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944.

[129] Office of Strategic Service, ufficio dei servizi strategici statunitense.

[130] Arrigo Paladini (1921-1991). Sottotenente, partecipò alla campagna militare di Russia. Arrestato e imprigionato in via Tasso nella cella 22. Torturato a sangue perché rivelasse quanto sapeva dei collegamenti radio con il comando alleato. Per farlo parlare i nazisti minacciarono di uccidere suo padre e di arrestare sua madre e la sua fidanzata. Inutilmente. Condannato a morte. La sera tra il 3 e il 4 giugno, caricato su un camion per essere portato via con altri 30 prigionieri, il camion si guastò. Venne definitivamente liberato dall’arrivo degli americani. Dal 1985 direttore del Museo Storico della Liberazione di Roma, sorto ove erano, in via Tasso, le lugubri, infami prigioni delle SS.

[131] Vito Artale (1882-1944). Direttore della Vetreria Ottica del Regio Esercito. Imprigionato per tre mesi a via Tasso. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[132] Montezemolo trasmise la circolare 333/Op, ricrvuta da Bari.

[133] Candido Manca (1907-1944). Dipendente del Ministero dei lavori pubblici. L’8 settembre 1943 brigadiere dei Carabinieri, nella squadra Guardie Reali. Sfuggito all’arresto dei Carabinieri da parte dei tedeschi il 7 ottobre 1943. Rinchiuso per tre mesi nelle celle di via Tasso. Assassinato alle Ardeatine.  Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[134]  Enzio Malatesta (1914-1944), nato ad Apuania. Figlio del deputato socialista Alberto Malatesta. Insegnante al Liceo Parini di Milano. Giornalista, direttore della rivista “Cinema e Teatro”. Nel 1940 a Roma, capo redattore del “Giornale d’Italia”. Organizzatore delle “bande esterne” di Bandiera Rossa nel Lazio. Su delazione viene arrestato nella sua casa di via Cairoli. Fucilato a Forte Bravetta. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[135]  Ettore Arena (1923-1944). Elettricista nella Marina Militare. Dopo l’armistizio, da Venezia raggiunge i suoi familiari a Roma. Entra nelle file di Bandiera Rossa. Condannato a morte. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[136] Ottavio Cirulli (1906-1944). Calzolaio. Nato a Cerignola, padre di cinque figli. Comunista cattolico. Per evitare il confino emigrò in Unione Sovietica. Tra i primi aderenti a Bandiera Rossa. Fece attivamente propaganda, nascose prigionieri inglesi e armi nel palazzo in cui abitava. Arrestato per delazione a casa di Malatesta. Condannato a morte, fucilato a Forte Bravetta.

[137] Carlo Merli (1913-1944). Milanese, giornalista. Condannato a morte per “partecipazione a banda armata”. Fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio 1944.

[138] Gerardo De Angelis (1894-1944). Padre di quattro figli, giunto a Roma per dedicarsi al cinema. Fonda una società cinematografica, la Gedea Film. Tra i primi a organizzare la Resistenza romana, con il gruppo “Pensiero e Azione”. Torturato a via Tasso, imprigionato a Regina Coeli, condannato a morte. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[139] In “Storia della Resistenza romana”, Enzo Piscitelli  porta a conoscenza delle seguenti falsificazioni: 50.000 carte di identità, 3.000 tessere della TODT, 23.000 fogli di avvenuta presentazione ai distretti militari, 15.000 permessi di soggiorno, 85.000 ricevute per il censimento, 33.000 licenze di convalescenza. Si devono aggiungere poi certificati di battesimo, di matrimonio, tessere annonarie e altri documenti vari.

[140] Mariano Buratti (1902 -1944).  Professore di storia e filosofia al liceo Umberto I° di Viterbo. Fucilato a Forte Bravetta. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[141] Fu la prima azione gappista di Carla Capponi. Rosario Bentivegna, op. cit.

[142] Maria Teresa Regard (1924-2000). Giovanissima a Napoli si avvicina ad un gruppo comunista. A Roma, al liceo conosce Marisa  Musu e nel 1941 si iscrive al PCI. Dopo il 25 luglio 1943 costituisce una sezione del partito a Trastevere. Partecipa ai combattimenti di Porta San Paolo. Entra poi nei Gap. Arrestata il 30 gennaio 1944, con Gioacchino Gesmundo, viene portata a via Tasso e a lungo interrogata. Dopo la liberazione di Roma sposa Franco Calamandrei. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[143] Ernesto Borghesi (1917-1966). Studente di Medicina. L’8 settembre 1943 in servizio presso l’Ospedale Militare del Celio. Arrestato il 7 aprile 1944, riesce ad evadere da Regina Coeli. I tedeschi per rappresaglia imprigionano suo padre, sua madre e la moglie, che resteranno a via Tasso fino alla liberazione di Roma. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[144]  Marisa Musu (1925-2002). Giornalista. Ancora liceale al Mamiani, entra nell’organizzazione clandestina del PCI. Col nome di battaglia  “Rosa” entra nei GAP. Arrestata con Pasquale Balsamo e Ernesto Borghesi, viene imprigionata alle Mantellate. Prima che venga scoperta la sua vera identità – era già stata condannata dal Tribunale di guerra nazista – si finge malata e riesce a farsi ricoverare all’ospedale San Camillo da dove, grazie all’aiuto di medici antifascisti, riesce a fuggire. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[145] Pino Levi Cavaglione (Genova 1911-1971), ebreo,  legato ai fratelli Rosselli, aderisce al Movimento “Giustizia e Libertà”. Nel 1938 viene inviato al confino. Liberato alla caduta del fascismo nel 1943, poco dopo viene di nuovo arrestato e inviato in più luoghi di internamento. Dopo l’8 settembre, ripara a Genova ma per sfuggire ad una nuova cattura , raggiunge Roma dove entra in contatto con esponenti del Partito Comunista, che lo inviano ai Castelli, ove entra in una banda a Genzano. A lui si uniscono altri due ebrei romani, Marco Moscati, che verrà assassinato alle Ardeatine, e Alberto Terracina. Il 2 novembre 1943, verrà affidato a lui, a Fabio Braccini e Ferruccio Trombetti il comando di tutte le formazioni garibaldine ai Castelli. Poi, su proposta di Severino Spaccatrosi viene nominato unico comandante militare. Il 27 febbraio viene traferito a Palestrina. Arrestato dai tedeschi il 4 marzo 1944,  riesce a fuggire. A Roma si nasconde nel Convento di S. Onofrio, poi miracolosamente sfugge al rastrellamento del Quadraro. Il padre e la madre, arrestati a Genova il 6 novembre 1943, vengono uccisi al loro arrivo a Birkenau, l’11 dicembre. Dopo la Liberazione torna a Genova e inizia l’attività di avvocato.  Nel 1961, Nanni Loy, ispirandosi al suo diario, realizza il film “Un giorno da leoni”.

[146] Il materiale esplosivo fu fornito dai generali Sabato Martelli Castaldi e Roberto Lordi del FCMR e confezionato dal minatore Marcaurelio Trovaluci.

[147] (Enrico Magni, a cura), Severino Spaccatrosi. Antifascista nei Castelli Romani. Gruppo Consigliare della Provincia di Roma del Partito dei Comunisti Italiani. 2004.

[148] Pino Levi Cavaglione, Guerriglia nei Castelli Romani. Melangolo 2006.

[149]Il fornaciaio Vittorio Mallozzi, arrestato il 20 dicembre 1943, combattente con le Brigate Garibaldine in Spagna,

partecipando alla battaglia di Guadalajara. Internato dai francesi a Vernet d’Ariège, confinato dal fascismo a Ventotene, comandante di zona del PCI, operante nella Valle dell’Inferno. Medaglia d’Oro al Valor Militare. E’ ricordato da Vasco Pratolini in “Il mio cuore a Ponte Milvio” nella rivista Mercurio del dicembre 1944. Panzieri Donatella, Valle dell’Inferno Valle Aurelia. Antifascismo e Resistenza. Associazione Le Fornaci 2005. Lo ricorda anche, combattente in Spagna, Giovanni Pesce in “Senza tregua. La guerra dei GAP”. Feltrinelli1973.

[150] Biagio Roddi, cavalleggero presso il Quarto Squadrone del Reggimento Genova a Fiume, dopo l’8 settembre era tornato a Roma. Dopo la liberazione, venne condannato all’ergastolo. Poiché ritenuto “mosso da fini di lucro” non potè godere dell’amnistia del giugno 1946. Fu lui, in uno degli interrogatori che subì, a dichiarare di aver ricevuto dalle SS uno stipendio mensile. Dopo che gli venne ridotta la pena, uscì dal carcere nel 1953 per sopraggiunto indulto. Panzieri Donatella, op. cit. pag.64.

[151] Giovanni Roveda, dirigente partigiano e membro della Direzione del Partito Comunista, segretario clandestino della Cgil. Arrestato, portato in carcere a Roma, poi trasferito a Padova e il 6 gennaio 1944 a Verona, nel carcere degli Scalzi. Sei partigiani dei GAP, guidati da Emilio Bernardinelli, con un’azione temeraria lo libereranno il 17 luglio 1944. Nell’azione cadono  i partigiani Danilo Pretto, deceduto in ospedale, e Lorenzo Fava, dopo essere stato a lungo torturato dai tedeschi e dai fascisti. Fucilato il 23 agosto 1944. Anche Bernardinelli rimane ferito.

[152] Presso il comando tedesco di via Valadier 34 vi era l’ufficio controllo dei registri dei portieri.

[153] Mario Carucci, paracadutista, militante nel Movimento dei Cattolici comunisti

[154] Riccardo Di Giuseppe, appartenente alla Banda Vicovaro.

[155] Riziero Fantini, Antonio Feurra e Italo Grimaldi appartenevano al PCI di Montesacro Valmelaina. Condannati a morte per attività antitedesca. Riziero Fantini a 16 anni era emigrato negli Stati Uniti, dove aveva conosciuto  gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Tornato in Italia negli anni ’20, attivo nelle Marche, nel 1940, a Roma, divenne militante del PCI.

[156] Mario Capecci, militante in Bandiera Rossa.

[157] Erano pronti ad intervenire Carla Capponi, Lucia Ottobrini, Rosario Bentivegna, Franco di Lernia.

[158] La popolazione romana tese una rete di protezione introno ai suoi uomini. Scriverà Elsa De Giorgi nel suo libro “I coetanei “  che al censimento la popolazione romana risultava d’un 90% femminile, e per il 10% maschile e composta unicamente da undicenni e da ottuagenari. Della sparizione degli uomini romani, testimonierà anche Carlo Trabucco, nel suo libro “La prigionia di Roma” : “Non esistono più uomini nelle telefonate delle donne romane”.

[159] Italo Grimaldi, macellaio a Montesacro, segnalato nel 1934 dalla Questura in quanto nella sua mecelleria:”s’intratterrebbe a lungo a parlare di politica con alcuni suoi conoscenti. I loro discorsi sarebbero improntati al più netto antifascismo”. Augusto Pompeo, Forte Bravetta. Odradek 2012.

[160] Pinto e Pozzi erano carabinieri della stazione della Magliana. Arrestati in ottobre. Condannati a morte dai tedeschi per detenzione di armi. La loro condanna a morte era stata sospesa, ma la sentenza comunque venne eseguita per ordine dei tedeschi.

[161] Don Giuseppe Morosini (1913-1944), ciociaro di Ferentino, ordinato sacerdote nel 1937. Prete della Congregazione della Missione. Nel 1941 cappellano militare in Croazia, a Laurana, allora provincia di Fiume. Dopo il bombardamento del 19 luglio 1943 direttore  dell’Opera sinistrati che aveva accolto alla Scuola Pistelli 150 bambini delle zone bombardate. Don Morosini era assistente spirituale della “Banda Fulvio Mosconi” del FCMR. Circa un mese prima dell’arresto era entrato in possesso, fornitogli da un capitano austriaco dell’ufficio Operazioni della Wehrmacht,  del piano di schieramento delle forze tedesche a Montecassino, facendolo avere al comando americano. In carcere,  don Morosini, don Peppino, scrive una “Ninna Nanna” per il commerciante comunista Epidemio Liberi, che la farà avere alla moglie in attesa del terzo figlio. Don Morosini verrà fucilato a Forte Bravetta il 3 aprile 1944.  Medaglia d’Oro al Valor Militare. Anche Liberi verrà assassinato alle Ardeatine.

[162] Marcello Bucchi verrà condannato a 10 anni di carcere duro in Germania.

[163] Dopo la fucilazione di Don Morosini, Radio Bari nella trasmissione “L’Italia combatte”, farà conoscere agli italiani il nome della spia e la sua responsabilità nella morte del sacerdote. Per l’importanza e le funzioni  delle radio libere nell’Italia occupata dai nazisti e nella Guerra di Liberazione, vedi: Lanotte Gioachino “Il quarto fronte”. Morlacchi Editore 2012.

[164] In via Lucullo 6 vi era la sede del Tribunale di Guerra Germanico. Inizialmente la sede era all’Hotel Flora in via Veneto.

[165] Moglie di Filippo D’Agostino era Rita Majerotti (1876-1960). Maestra elementare, socialista. Dal 1915, a Bari, si impegna soprattutto a difesa delle lavoratrici della Manifattura Tabacchi. Passa nelle file del PCd’I. Nel novembre 1922 partecipa a Mosca al IV° Congresso dell’Internazionale. Rientrata in Italia viene arrestata con il marito. Nel 1925, con il marito, decide di emigrare in Francia e Belgio. Poi in Italia viene condannata a 4 anni di reclusione, rimanendo al confino fino al 1932.  Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[166] Valrigo Mariani (1907-1944). Proprietario di una latteria a San Lorenzo, chiusa nel 1936 perché accusato di rapporti con i comunisti. Schedato al Casellario politico quale comunista. Dopo lo scoppio della guerra, internato a Manfredonia. Arrestato a Roma il 19 dicembre 1943, incarcerato a Regina Coeli. Deportato a Mauthausen, morto ad Hartheim l’1 settembre 1944.

[167] E’ ragionevole pensare che l’inserimento di 11 ebrei in un trasporto per Dachau e Mauthausen fosse dovuto al fatto che il campo di raccolta di Fossoli non era ancora funzionante e che il loro numero era troppo limitato per giustificare da parte delle  SS un trasporto per Auschwitz-Birkenau. Mario Limentani è l’unico ebreo superstite,  ancora vivente.

[168] A Mauthausen, Venturelli riceverà la matricola 42221. Sopravvissuto allo sterminio, una sua intensa testimonianza  è stata raccolta dai ragazzi di Casal Bertone nel 1998 ed appare nel dvd “Ritratti da un’ intervista a Franco Venturelli”. AISC Associazione Internazionale di Scienza e Cinematografia.

[169] Morto ad Ebensee.

[170]  Mauthausen matricola 42164. Assassinato  ad  Hartheim il 26 settembre 1944.

[171]  Mauthausen matricola 42174. Assassinato  ad Hartheim il 2 novembre o il 2 dicembre 1944.

[172] Mauthausen matricola 42129. Morto a Ebensee il 14 marzo 1945.

[173] Fernando Nuccitelli, comunista. Nel 1928 condannato dal Tribunale speciale a 4 anni e 6 mesi di carcere. Scontata la pena, riprese la sua attività antifascista. Nuovamente arrestato e condannato, dopo l’8 settembre 1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza romana, nella zona del Pigneto. Arrestato nel dicembre 1943. Mauthausen matricola 42154. Morto a Ebensee il 23 marzo 1944.

[174] Giuseppe Pizzirani, nato nel 1895. Volontario negli Arditi durante la prima guerra mondiale. Partecipa alla marcia su Roma. Federale fascista a Rovigo, Pistoia e dell’Albania. Commissario straordinario della Federazione dell’Urbe. Chiamato a sostituire Bardi dopo il suo arresto. Il 10 febbraio 1944 nominato vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano. A Roma gli succede Renato Pasqualucci.

[175] Viene indicata come covo l’osteria “Vino”, tra una latteria e un fornaio in via del Badile. Persone sospette si riunivano anche nel Dopolavoro della stessa borgata.

[176] Branko Bitler era un impresario teatrale.

[177] Quirino Armellini (1889-1975). Partecipa alla guerra di Libia e alla Prima guerra mondiale. Dalla fine del 1935 capo dell’Ufficio operazioni del Comando superiore in Africa Orientale. Dal 1940 addetto allo Stato maggiore Generale. Poi al comando della Divisione La Spezia e successivamente del XVIII° e IX° Corpo d’Armata.

[178] Manlio Bordoni. Impiegato. Dopo l’armistizio in servizio di leva in Emilia –Romagna, viene deportato dai tedeschi in Germania. Fuggito, torna a Roma e riprende il suo lavoro alle Poste. Entra nel Partito d’Azione e nelle formazioni Giustizia e Libertà, operando nella zona di Centocelle, Quadraro, Tor Pignattara, Quarticciolo. Arrestato dalle SS, guidate da un fascista. Sottoposto a duri interrogatori, per salvare i suoi compagni, si dichiara unico colpevole dell’uccisione di due soldati tedeschi il 21 ottobre 1943. In febbraio condannato a morte.

[179] Augusto Renzini (1898-1944). Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[180] I lager della AEG a Berlino erano 4.  Sempre alla AEG arriverà, l’11 agosto 1944 anche la romana Maria Gentile. Ricciotti Lazzero, Gli schiavi di Hitler. I deportati italiani in Germania nella Seconda guerra mondiale. Mondadori 1996. pag.103, 104.

[181] Angelo Ioppi, brigadiere dei Carabinieri, partecipò anche all’azione militare di via Tomacelli il 10 marzo. Arrestato con la figlia, su delazione, nel marzo 1944, torturato per tre mesi a via Tasso, liberato dagli americani. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[182] La banda Sette Comuni, che operava nella Valle Tiberina, era capeggiata dall’avvocato democratico cristiano Giorgio Mastino Del Rio e dal colonnello Vincenzo Toschi.

[183] Nato a Cava de’ Tirreni. Partigiano combattente con il nome di “Tevere”. Con Roberto Lordi  aveva formato una  banda a Tivoli. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[184] Erano dirigenti del Polverificio Stacchini e rifornivano di esplosivo i gruppi della Resistenza. Si erano presentati a via Tasso per chiedere la libertà per il proprietario della loro azienda, detenuto perché sospettato di rapporti con i partigiani. Roberto Lordi, cugino di Achille Lordi del Pd’A, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[185] Franco Sabelli, giovane romano di padre italiano e madre tedesca. Nazista convinto, dopo l’8 settembre 1943 si arruolò nelle SS. Dopo la guerra condannato per collaborazionismo e fucilato a Forte Bravetta il 26.6.1945.

[186] Capo della Sezione Stampa del Fronte Clandestino Militare, con l’aiuto del capitano della Guardia della Finanza Ernesto Argenziano e dall’ispettore di polizia Arturo Musco, riuscì a falsificare mezzo milione di carte annonarie, 50.000 carte di identità, 1.000 certificati di battesimo per gli ebrei e molti altri documenti. Era coinvolta in queste operazioni anche la tipografia Aurora in vicolo della Pasta. Mario Avagliano, op.cit. pag.27.

[187] Salvatore Petronari, anarchico e negli “Arditi del Popolo”. Arrestato due volte per tentato espatrio clandestino.  Nel 1937, denunciato per vilipendio del regime, inviato al confino alla Tremiti, fino al dicembre 1938.

[188] Peter Tompkins (1919-2007). Agente segreto, scrittore e saggista statunitense. Agente dell’OSS. Giunto in Italia l’8 settembre 1943, organizzò una formazione partigiana, l’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana). Raggiunta Roma, strinse rapporti con i capi della Resistenza, collaborando particolarmente con l’organizzazione socialista. Tra i suoi collaboratori il tenente Maurizio Giglio, arrestato dalla banda Koch e assassinato alle Ardeatine.

[189] Studente di Giurisprudenza, iscritto al Partito Comunista. Giornalista, regista cinematografico, scrittore.

[190] Franco Coppa diventerà segretario della Camera del Lavoro a Roma. Franco Della Peruta sarà un noto storico.

[191] Agli ordini del generale John W. Lucas, sbarcano 50.000 uomini e 5.000 automezzi. L’operazione è denominata “Shingle” (Gatto selvaggio). I combattimenti contro i tedeschi dureranno fino al 3 febbraio.

[192] Placido Martini (1879 -1944). Garibaldino a Domokos, in Grecia, volontario nella Prima guerra mondiale. Confinato a Ponza, poi a Manfredonia e all’Aquila per le sue posizioni massoniche. Dopo l’armistizio, capo delegato della Massoneria italiana di Palazzo Giustiniani. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[193] Torturato bestialmente per tutta una notte a via Tasso, tra l’altro bruciandogli i piedi con la fiamma ossidrica. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[194] Dardano Fenulli (1889-1944). Generale dell’Esercito. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[195] Maggiore dei Carabinieri. Partigiano combattente. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[196] Giovanni Frignani. Tenente colonnello dei Carabinieri. Guidò l’operazione dell’arresto di Mussolini da parte dei Carabinieri. A Frignani i fascisti  attribuivano la morte di Ettore Muti. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[197] Alfredo Monaco (1910-1988). Tisiologo e pneumologo di fama mondiale. Tra le decine di patrioti detenuti da lui salvati, anche Antonello Trombadori, fatto da lui passare “gravissimo e intrasportabile” la mattina del 24 marzo, quando i nazisti fecero la mortale chiamata per le Ardeatine. Dopo la liberazione di Roma, primario al Forlanini.

[198] L’aiuto esterno è fornito da Giuliano Vassalli, Massimo Severo Giannini, Filippo Lupis. Peppino Sapiengo, dal tenente della PAI Vito Maiorca e da Luciano Ficca. Mario Avagliano, op. cit.

[199] Nicola Ugo Stame (1908 – 1944). Tenore lirico, arrestato perché antifascista nel 1939. Capozona di Bandiera Rossa.

[200] Per la cattura su delazione di Montezemolo si consiglia la lettura del capitolo “Epilogo” nel volume di Mario Avagliano (pagg. 309-310) qui più volte citato. Nonché del saggio, nello stesso volume in appendice, di Sabrina Sgueglia della Marra “Il Fronte Militare Clandestino”.

[201] Filippo de Grenet (1904-1944). Tenente di complemento d’artiglieria in Africa, ferito nel dicembre 1940 e fatto prigioniero a Sidi el Barani. A Roma all’armistizio, prende parte poi alla Resistenza nella banda partigiana “Bianchi”, collegata alla Democrazia Cristiana. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[202] Carlo Zaccagnini (1913-1944). Appartenente al FCMR, “Banda Umberto”. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[203] Si trattava di una cella ricavata da una cucina, di 1 metro per 3.60, senza aperture e pressoché buia. E’ oggi visibile al Museo della Liberazione di Roma, in quella che fu la prigione nazista in via Tasso.

[204] Aladino Govoni, figlio del poeta Corrado Govoni. Capitano del Primo Reggimento Granatieri, aveva combattuto a Porta San Paolo. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[205] Marco Moscati. Ebreo, caposquadra e aiutante di Pino Levi Cavaglione. Dopo aver combattuto ai Castelli fino al febbraio 1944, destinato poi dal Comando delle Brigate Garibaldi nel comune di Palestrina. Prima della partenza per la nuova destinazione, arrestato a Roma dai fascisti il 20 o 22 marzo 1944, in piazza Panico, ove si era recato per ritirare alcune armi. Non fu possibile, quando si scoprì l’orrore delle Ardeatine, riconoscere la sua salma. Riconosciuta nel 2011, grazie agli esami del DNA.

[206] Guido Rattoppatore (1913-1944). Operaio all’Atag di Roma. Durante la guerra caporale maggiore di fanteria. Dopo l’8 settembre 1943 entra nei GAP e diventa capo settore e responsabile militare della IVa Zona comunista. Arrestato dalle SS, imprigionato in via Tasso e a lungo torturato.

[207] Umberto Scattoni (1901-1944). Antifascista di formazione socialista, già iscritto all Federazione giovanile socialsta nel 1923.  Più volte incorso nella polizia fascista per la  sua attività. Licenziato dalla Generalcine nel 1938, per “motivi politici”. Combatte a Porta San Paolo ed entra a far parte di Bandiera Rossa. Compagno inseparabile di Rattoppatore. Imprigionato a via Tasso,  assassinato alle Ardeatine.

[208] In quell’albergo aveva sede il comando della legione fascista “Ettore Muti”.

[209] Carlo Lizzani (1922). Studente universitario, tra i dirigenti del Comitato Studentesco di Agitazione, con Massimo Gizzio e Vincenzo Lapiccirella. Dopo la guerra, regista cinematografico, a lui si devono alcuni dei film più importanti sul tema della Resistenza, tra i quali “Achtung banditi!”.

[210] Gioacchino Gesmundo (1908-1944). Laureato in storia, filosofia e pedagogia. Docente al Liceo scientifico Cavour di Roma. Iscritto al PCI. Vicecommissario di Divisione delle formazioni della Resistenza romana. Torturato a via Tasso. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[211] Don Pietro Pappagallo (1888-1944). Quinto di otto fratelli, figlio di un cordaio di Terlizzi (Bari). Sacerdote dal 1915, a Roma dal 1925. Vice parroco della Basilica di San Giovanni in Laterano.  Attivo nel FCMR. Nel 1998, il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile.

[212] Roberto Rendina era a capo di una organizzazione che aiutava militari italiani e alleati e gli ebrei a trovare un rifugio, a fornire loro documenti falsi e a raggiungere il fiume Garigliano per trovare la libertà. Suo nipote Massimo Rendina, capo di stato maggiore della Ia Brigata Garibaldi, partecipò alla liberazione di Torino.

[213] Questa caserma era una delle sedi della Ordnungspolizei, polizia d’ordine nazista. Le altre erano in via Marsala e in via Lepanto.

[214] I tedeschi “pretendono anche che una parte della popolazione avrebbe dovuto lasciarsi uccidere, deportare nei campi di concentramento o di lavoro forzato…senza opporre alcuna resistenza”. Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. Donzelli. pag.13.

[215] Operazione di pulizia.

[216] Tra i suoi crimini, anche le torture nel carcere di Via Tasso, ove avevano sede anche la “Sicherheitspolizei”, polizia di sicurezza, di cui faceva parte la Gestapo e la “Sicherheitsdienst des Reichführers Schutz Staffel”, detta SD, ovvero polizia di sicurezza e informazioni del partito nazista.

[217] Mariano Buratti,  professore di filosofia, partigiano combattente. Arrestato a Roma il 12 dicembre 1943. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[218] In realtà Sardone, insegnante, del Pd’A, era morto in precedenza a via Tasso sotto tortura. Per evitare che ciò fosse conosciuto, Kappler volle fosse inserito nell’elenco dei fucilati.

[219] Enrico De Simone, ufficiale di cavalleria, del Fmcr.

[220] Pietro Caruso (1899-1944). Questore fascista di Roma. Iscritto al PNF dal 1921, partecipò alla marcia su Roma. Condannato a morte, fucilato il 22 settembre 1944 a Forte Bravetta.

[221] Gianfranco Mattei (1916-1944). Laureato in chimica all’Università di Firenze. Assistente del futuro Premio Nobel Giulio Natta. Docente di chimica quantitativa presso il Politecnico di Milano. Dopo l’armistizio, lasciata la Lombardia, a Roma i dirigenti comunisti gli affidano il compito di organizzare la “Santabarbara” dei GAP.

[222] Figlio di un fornaciaro, fornaciaro a sua volta poi operaio ai Monopoli di Stato. Risiedente in via di Donna Olimpia.

[223] Carlo Merli, giornalista.

[224] Ettore Arena, tornitore. Nel 1942 al confino a Pisticci.

[225] Armando Testorio, romano di 24 anni, arruolatosi nelle SS dopo l’8 settembre. Dopo la guerra condannato a morte e fucilato il 26.6.1945 a Forte Bravetta. Verranno condannati e fucilati anche Sabelli, Balestra e Scarpato.

[226] Due erani i preti nella banda Koch, Epaminonda Troya, sospeso a divinis, e don Pasqualino Perfetti, uno dei più attivi delatori di ebrei e partigiani. Troya dopo la guerra fuggì in Argentina. Tornato in Italia, scontò pochi anni di carcere e godette di una amnistia nel 1953.

[227] Giuseppe Pizzirani diventerà poi Alto Commissario regionale del Veneto e membro del Direttorio del nuovo partito fascista.

[228] Dopo lo sbarco alleato ad Anzio, il comando militare clandestino comunista aveva sciolto i GAP garibaldini. Carlo Salinari, Carla Capponi, Rosario Bentivegna e Vittorio Oriali vennero inviati nell’VIIIa Zona (Quadraro, Tor Pignattara, Centocelle, Prenestino, Quarticciolo e Borgata Gordiani), successivamente raggiunti da Giordano Sangallo e Sergio Maggi. Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 116 e 117.

[229] Comandante dei GAP dell’VIIIa Zona era Valerio Fiorentini. Il responsabile politico di Centocelle l’operaio della Breda, Tonino Malvaso. Responsabile militare il lattaio Ugo Urbani. Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 118.

[230] Con l’USI collaborava l’AIDI (Associazione Italiana Docenti). In entrambe le associazioni erano presenti molte donne, insegnanti e studentesse. Tra loro: Laura Lombardo Radice, Linda Puccini, Vera Michelin-Salomon, Enrica Filippini Lera, Gisella Serra, Marcella e Giuliana De Francesco, Maria Maggi, Anna Casanova, Flaviana Moscarini e le comuniste Adele Bei e Egle Gualdi. Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza. Mursia 1998.

[231] Federico Scarpato, dopo l’8 settembre interprete della Luftwaffe a Frascati. Inviato dalla PAI a via Tasso, si faceva chiamare “Fritz”. Attivo come spia e delatore soprattutto a San Lorenzo e a Montesacro. Condannato a morte, fucilato a Forte Bravetta il 26 aprile 1945.

[232] Vera Michelin-Salomon e la cugina Enrica Filippini Lera facevano parte della cellula comunista di piazza Vittorio.

[233] Giordano Calcedonio (1916-1944). Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[234] Vicecomandante di brigata della Banda Ossicini e capo settore del Movimento Cattolici Comunisti nei quartieri Aurelio, Trionfale e Borgo Cavalleggeri. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[235] Gaetano Butera (1924-1944). Artigiano decoratore, richiamato alle armi allo scoppio della guerra. A Roma, l’8 settembre 1943, nel 4° reggimento carristi, combatte contro i tedeschi. Entra nella Resistenza nelle “Bande armate del Lazio”. Cade in una imboscata e viene imprigionato a via Tasso. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[236] Altri collaboratori e spie dei nazisti furono Ubaldo Cipolla, Alberto (Mario) Pistolini, Dante Bruna, Domenico Campani, Alfredo Leboffe, Giovanni Malmo, Giovanni Amidei.

[237]TODT: grande impresa di costruzioni operante in Germania e nei paesi occupati, creata nel 1933 da Fritz Todt, ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti. La maggior parte del “lavoro pesante” veniva svolta da prigionieri di guerra e da lavoratori volontari, ma più soventemente rastrellati dai nazisti.

[238] Aldo Finzi (1891-1944). Di origine ebraica. Sottosegretario agli Interni nei giorni del delitto Matteotti. Dopo l’8 settembre, rifugiatosi nella sua abitazione di Palestrina, collaborò con la Resistenza. Scoperta la sua attività clandestina, viene arrestato dai fascisti e assassinato alle Ardeatine.

[239] Aldo Eluisi (1898-1944). Negli “Arditi” nel corso della Prima guerra mondiale. Antifascista vicino al pensiero anarchico, molto legato a Vincenzo Baldazzi. Ferito alla schiena negli anni ’20 in uno dei tanti scontri con i fascisti. Si avvicina poi al Partito d’Azione. L’8 settembre 1943 si batte contro i tedeschi e partecipa poi alla Resistenza nella formazione di Giustizia e Libertà con “Cencio” Baldazzi. Tradito da un delatore viene imprigionato da Koch nella stessa cella di Pilo Albertelli. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[240] Vincenzo Saccottelli (1897-1944). Falegname. Assassinato alle Ardeatine.

[241] Gaetano Forte (1919-1944). Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[242] Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[243] Accanto a Teresa Gullace c’era il figlio Umberto, di 14 anni. Terrorizzato e bagnato dal sangue della madre, fu trascinato via da alcune manifestanti. Il corpo di Teresa fu portato, inutilmente,  all’ospedale San Giacomo.

[244] Partigiano combattente. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[245] Anche Bernabei verrà assassinato alle Ardeatine. Gli altri ferrovieri, vittime alle Ardeatine, sono: Renzo Piasco, Goffredo Romagnoli e Mario D’Andrea.

[246] A piazza dei Mirti, nell’osteria di Franco, si riunivano i compagni partigiani per bere e per dibattere e cantare. Due ragazzi che erano tra i fascisti repubblichini, alla sera, rientrando a casa davano i loro mitra ai partigiani che, dopo averli usati nella notte, glieli restituivano all’alba. Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 122.

[247] Registro dell’Obitorio dell’Università di Roma.

[248] Giorgio Labò, distrutto dalle torture subite, non poteva reggersi in piedi. Per essere fucilato venne sorretto da due militi della PAI. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[249] Angelo Ioppi, brigadiere dei Carabinieri, partigiano combattente. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[250] Raoul Falcioni (1913-1961). Tassista. Nei GAP centrali al comando di Carlo Salinari. Tra i protagonisti dell’azione militare di via Rasella. Arrestato dalla banda Koch in aprile, tradito da Blasi. Dopo la guerra torna alla sua attività di tassista.

[251] Ilario Zambelli (1909-1944). Sottufficiale telegrafista. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[252] Alberto Marchesi (1900-1944).Oste. Volontario nella Prima guerra mondiale negli Arditi, nel corpo dei Bersaglieri. Nel 1925 si avvicina al Partito Comunista. Nel 1943 costituisce la banda partigiana “Volga”, utilizzando come base il suo negozio. Imprigionato in via Tasso, assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[253] Fabrizio Vassalli, capitano di artiglieria. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[254] Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[255] Giuseppe Lo Presti (1919-1944). Laureato in legge. Militante nella Resistenza nelle file del PSI. Assassinato alle Ardeatine. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[256] Michele Bolgia (1894-1944). Oltre a far fuggire persone che stavano per essere deportate, dava anche informazioni sui treni in partenza o in transito dalla stazione Tiburtina e diretti in Germania.  Aveva già perso la moglie Maria Cristina sotto il bombardamento di San Lorenzo, il 19 luglio 1943. Il figlio Giuseppe e la sorella seppero della tragica fine del padre solo il 5 aprile, quando vennero sollecitati a recarsi in via Tasso, per ritirare i suoi effetti personali. Naturalmente erano scomparsi gli oggetti di valore. I resti mortali di Bolgia furono riconosciuti grazie ad un orologio che il figlio ricordava bene. Medaglia d’Oro al Merito Civile e insignito del titolo di “Giusto tra le nazioni” da Israele.

[257] Ugo Urbani ed il figlio furono deportati in Germania. Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 125.

[258] Maurizio Giglio (1920- 1944), tenente di fanteria, partigiano combattente. Medaglia d’Oro al Valor Militare. La radio da cui trasmetteva, “Radio Vittoria” era nata dalla struttura clandestina del PSIUP. Mario Avagliano, op.  cit, pag.355, nota 14.

[259] Manfredi Azzarita (1912-1944). Capitano di Cavalleria. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[260] Renato Villoresi (1917-1944). Capitano d’Artiglieria. FCMR “Banda Fossi”. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[261] Francesco Pepicelli (1906-1944). Maresciallo dei Carabinieri. FMCR “Banda Caruso”. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[262] Umberto Lusana (1904-1944). Figlio del generale ebreo Leonardo Lusana. L’8 settembre 1943, maggiore dell’Esercito, al comando del IV° battaglione paracadutisti “Nembo”, si oppone all’avanzata dei carri armati tedeschi. Collabora con il FCMR. Imprigionato in via Tasso. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[263] Gerardo Sergi (1917-1944). Brigadiere dei Carabinieri, a Roma al comando dell’VIII° Battaglione. Appartenente al FCMR, “Banda Caruso”. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[264] Odoardo Della Torre (1894-1944), laureato in filosofia e giurisprudenza, verrà assassinato alle Ardeatine.

[265] I fasci di combattimento erano stati fondati a Milano, in piazza San Sepolcro, il 23 marzo 1919.

[266]  Per una più completa conoscenza dell’azione militare di via Rasella si rimanda a: Rosario Bentivegna, Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista. Einaudi 2011. Mario Fiorentini, che aveva ideato e  progettato l’azione, aveva pensato di metterla in atto più avanti, in via Quattro Fontane.

[267] Al reggimento Bozen, che a Roma aveva il compito di proteggere il personale tedesco, militare e civile, nella ritirata e fare da scorta ai prigionieri durante il trasferimento da via Tasso a Regina Coeli,  verranno attribuite stragi di civili in Istria, nel Bellunese a Falcade e a Bois, per un totale di 87 rappresaglie, documentate dai ricercatori altoatesini e dai documenti raccolti negli archivi tedeschi di Coblenza. La compagnia attaccata a Roma contava di 156 uomini tra ufficiale e soldati. Le vittime naziste a via Rasella, considerando i 9 militari tra i 110 feriti deceduti nei giorni successivi in ospedale, furono complessivamente 42.

[268] Pasquale Balsamo (1924-2005). Tra i protagonisti dell’azione militare di via Rasella. Dopo la liberazione di Roma, continua nel suo impegno antifascista, entrando nel Gruppo di combattimento “Cremona”. Decorato sul campo di Medaglia di Bronzo e della Croce al Valor Militare. Dopo la guerra, giornalista, per 16 anni redattore e notista dell’Unità.

[269] Arrestato nell’aprile 1944, condannato a morte con esecuzione il 4 giugno, liberato dall’arrivo a Roma degli americani.

[270] Silvio Serra (1923-1945). Entra nei GAP con Luigi Pintor. Arrestato il 15 maggio 1944 dalla banda Koch. Torturato alla Pensione Jaccarino, consegnato ai tedeschi. Condannato a morte. Dopo la liberazione di Roma, si arruola volontario nei Gruppi di Combattimento e muore nella battaglia di Alfonsine, nel ravennate, nell’aprile 1945. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[271] Guglielmo Blasi, artigiano romano ma anche noto alla polizia come attivo ladro. Arrestato in aprile e condannato a morte perché sorpreso a scassinare un negozio e in possesso di armi, tradì i suoi compagni finendo per collaborare con la banda Koch e favorendo l’arresto di buona parte dei componenti i GAP.

[272] Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 152.

[273] Piero Zuccheretti lavorava come apprendista ottico in via degli Avignonesi.

[274] Appartenente al PSI.

[275] Appartenente al PCI.

[276] Subito dopo l’esplosione, i tedeschi rastrellarono circa 110 persone che furono fatte allineare, con le mani in alto, lungo il muro di recinzione di palazzo Barberini,  in via Quattro Fontane.

[277] Secondo Kappler era meglio includere ebrei nella lista piuttosto che italiani. Alessandro Portelli, L’ordine è già stato eseguito. Donzelli 2005. 21 degli ebrei assassinati alle Ardeatine erano stati arrestati in quanto ebrei ma anche per la loro attvità antifascista e resistenziale, come risulta dalla documentazione dell’ANFIM.

[278] Nella lista di Kappler, oltre agli ebrei, erano stati inseriti tutti gli ufficiali del FCMR, quelli della Marina, dell’Aviazione e dell’Esercito e tutti i carabinieri prigionieri dei tedeschi e ritenuti dallo stesso Kappler estremamente pericolosi. A loro aggiunse i prigionieri politici, in particolare quelli comunisti e azionisti. Per raggiungere il numero di vittime prefissato, aggiunse anche 10 civili tra quelli rastrellati a via Rasella. Mario Avagliano, op. cit. pag.282.

[279] Questa lista fu modificata, con un cambio di 11 nominativi, da Donato Carretta,  direttore di Regina Coeli. Mario Avagliano, op. cit. pag.286.

[280] Sia Kappler che Priebke e Shutz parteciparono personalmente alle uccisioni.

[281] “L’Osservatore Romano”, in una nota dal titolo “Carità civile” , invitava la popolazione a non commettere atti che potessero essere “motivo di reazione” che avrebbero portato a “una indefinibile serie di dolorose contese”. Per “pacificare gli animi e confortare le coscienze, in attesa di tempi migliori”.

[282] Udienza del 25 novembre 1946, Tribunale militare di Roma.

[283] L’Unità darà notizia di questa riunione nella sua edizione del 24 giugno 1944.

[284] Mario De Martis (1920-1944). Studente universitario, tenente pilota nel Grossetano. Aiutante maggiore nel battaglione Hazon della  banda “Napoli”, formazione partigiana di carabinieri. Processato il 9 maggio, condannato a morte.

[285] Rosina Cesaretti, fanatica fascista, denunciata dalla polizia quale “prostituta abituale”, allontanata da Roma, amante di un ufficiale SS. Vestita con una divisa tedesca, guidò i militari casa per casa. Non ebbe alcuna esitazione neanche davanti a suo fratello invalido, che venne ucciso.

[286] Testimonianza di Piero Fabbri, funzionario addetto al cimitero del Verano in “Il Popolo” del 4 aprile 1945.

[287] Giuseppe Gracceva (1906-1978). Giornalaio. Arrestato per la prima volta, poiché antifascista, nel 1925. Nel 1937, con altri comunisti di Genzano, condannato dal Tribunale speciale a 5 anni di detenzione. Contrario al Patto Ribbentropp-Molotov si stacca dal comunismo e si avvicina al socialismo. L’8 settembre entra nella Resistenza, con il nome di battaglia di “Maresciallo Rosso”. Organizza le Brigate Matteotti nell’Italia centrale. Arrestato e ferito a casa sua,  resta più di un mese rinchiuso a via Tasso. Torturato e condannato a morte, viene salvato dall’arrivo degli americani. Alla sua morte, il presidente Sandro Pertini volle che al funerale fossero schierati i Corazzieri. Rifiuta la Medaglia d’Oro, ritenendola più meritata da altri, e accetta solo la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[288] Giuliano Vassalli (1915-2009). Professore universitario, giurista, dirigente e parlamentare socialista, ministro, Presidente Emerito della Corte Costituzionale. Dopo l’8 settembre membro della Direzione clandestina del PSIUP e uno dei capi delle formazioni socialiste. Sostituisce Sandro Pertini nella giunta militare del CLN, dall’ottobre 1943 alla fine di gennaio 1944. Catturato viene imprigionato in via Tasso e sottoposto a interrogatori e torture. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

[289] Giuseppe Albano (1927-1945). Garzone di farmacia, a 16 anni tra i combattenti a Porta San Paolo.Poi attivo nella zona di piazza Vittorio Emanuele.  Su di lui pendeva una condanna a morte e per poterlo catturare fu emesso l’ordine di catturare tutti i gobbi. Aderente alla Banda Basilotta. Arrestato il 17 aprile con un gruppo di partigiani di Bandiera Rossa, ma non riconosciuto. Imprigionato in via Tasso. Morto il 16 gennaio 1945, in circostanze non chiare, colpito alla schiena.

[290] Mario Avagliano, op. cit. pag.297.

[291] I loro nomi: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria  Aizzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo. Dell’avvenuta uccisione o fucilazione non esiste alcuna documentazione ufficiale.

[292] Bruno Bruni (1923 – 1944). Appartenente alla formazione “Monte Soratte”. Morente, fu finito a colpi di pistola alla nuca.  Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[293] Giordano Sangalli aveva 16 anni ed era stato con Rosario Bentivegna nel GAP Pisacane.

[294] In un rapporto della Prefettura di Rieti del 22 aprile, si indicano in circa 100 i “ribelli” uccisi e in 220 le persone rastrellate. Altre 750 furono rastrellate nei giorni successivi e di loro, 486 inviate nei campi di concentramento per lavoro forzato.

[295] Giuseppe Felici (1923-1944). Studente di Ingegneria, allievo pilota dell’Aeronautica. Ferito nei combattimenti del 9/10 settembre 1943 a Roma, ingaggia un aspro combattimento con i tedeschi durante un rastrellamento nel reatino. Tenta la fuga  ma, ferito gravemente, viene fucilato sul posto. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[296] Buozzi celava la sua vera identità sotto il nome di Mario Alberti.

[297] Al messaggio di dolore di Mussolini per la sua morte si associò Padre Agostino Gemelli, Rettore dell’Università Cattolica di Milano. Sull’opportunità della sua esecuzione si divise il CLN, che non ne era stato preventivamente informato. Il solo che espresse un  parere positivo fu il PCI. A Firenze qualcuno sostenne che si trattav della risposta partigiana all’uccisione dei 5 partigiani il 22 marzo.

[298] Alfredo Reichlin (1925). Partigiano a Roma nelle Brigate Garibaldi. Iscritto al PCI nel 1946.  Allievo di Togliatti, vicesegretario della Federazione Giovanile. Deputato nel 1968.

[299] Kappler la chiamò “Unternehmen Walfisch”, Operazione Balena.

[300] Al Quadraro si trovavano le basi di tre formazioni partigiane: la VIIIa zona comunista del PCI, la “Banda del lavoro” del Partito d’Azione e la “Banda Rossi” di Bandiera Rossa. Nell’ex sanatorio Ramazzini e nelle grotte si nascondevano non solo resistenti ma anche perseguitati politici e razziali, militari sbandati e renitenti alla leva obbligatoria. Moelhausen, console nazista a Roma affermò che: “Chi vuole sfuggirci ha due strade: o va in Vaticano o al Quadraro”.

[301] L’operazione di rastrellamento del Quadraro fu anche il banco di prova per successivi pesanti rastrellamenti che i nazisti avrebbero dovuto effettuare in maggio, in ottemperanza ad un ordine ricevuto da Berlino che prevedeva l’invio in Germania, al lavoro forzato, di 20.000 uomini. Entro il 7 maggio Kesselring voleva avere da Kappler i relativi piani operativi.

[302] Mario Lo Cicero poi riuscì a fuggire da Fossoli con Emilio Marucci. In casa di Giuseppe Caprari, il fratello aveva nascosto sotto il  letto manifestini di Bandiera Rossa. Giuseppe Caprari fuggì, gettandosi dal treno, nel tratto tra Fossoli e Suzzara. Con lui fuggirono Renato Corsi e Adolfo Bonfanti. Anche Francesco Mattei, non inserito tra i deportati a Ratibor, fuggì da Fossoli. Con lui fuggirono altre persone, tra cui il padre Adolfo, il fratello Mario, Fiore Petrella, Costantino Zini, Aldo Zini e Biagi Silvestrini. Altro fuggitivo da Fossoli  fu Ulisse Baroni.

[303] Della loro presenza a Fossoli scrive nel suo diario Poldo Gasparotto, alla data del 5 maggio. Poldo Gasparotto, Diario di Fossoli. Bollati Boringhieri 2007. pag.32.

[304] Guardia Nazionale Repubblicana (RSI).

[305] Tra queste vittime, Giordano Sangallo, già del GAP romano “Pisacane”. Tra i civili assassinati  8 donne e 7 bambini che, nonostante la loro giovane età, furono considerati “terroristi”.

[306] Rosario Bentivegna, op. cit. pag. 126.

[307] 33 erano nativi di Roma o nella capitale e nella sua provincia risiedenti. 19 di loro erano classificati come NAL (Nicht aus dem lager), ovvero deportati che non potevano in alcun modo uscire dal lager, in quanto sottoposti a misure speciali di sorveglianza. Tra i romani anche il principe Leopoldo Torlonia, colpevole di aver nascosto prigionieri inglesi. Morirà nel trasferimento da Dachau a Buchenwald.

[308] Per Enrica e Vera la sentenza del Tribunale militare tedesco ordinava: “maltrattamenti, disciplina estremamente severa, molta fame e lavoro veramente duro”. Liberate il 28 aprile 1945.

[309] Elettra Pollastrini (Rieti 1908-1990). Operaia comunista. Nel 1937 partecipa alla lotta antifascista in Spagna. Nel 1943 condannata dal Tribunale di guerra tedesco a tre anni di lavori forzati da scontarsi in Germania. Liberata, viene eletta al Parlamento italiano. Costituente.

[310] Silvia Garroni, nel carcere di Modena in cui transitò, incontra più di 40 ebree, vecchie, giovani e bambine, destinate ai campi di sterminio.

[311] Pietro Benedetti, ebanista, commissario politico della Ia Zona del PCI. La sua prigionia a via Tasso è testimoniata dal suo nome graffito sul muro della cella.

[312] Luigi Pintor (1925-2003). Nato in una famiglia antifascista sarda, fratello di Giaime Pintor. Combatte con i GAP fino al suo arresto il 14 maggio 1944. Torturato per 8 giorni dagli aguzzini della banda Koch, alla Pensione Jaccarino. Poi imprigionato a Regina Coeli, condannato a morte. Liberato all’arrivo degli americani.

[313] Silvio Serra verrà fucilato il 4 giugno 1944. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[314] Aldo Pinci, operaio allo spolettificio Manzolini. Ricercato dai fascisti per la sua attività politica e sindacale.

[315] Claudio Cianca (1913). Arrestato nel 1933, con il padre, condannato dal Tribunale speciale a 17 anni di carcere. Dirigente di gruppi partigiani di Giustizia e Libertà, poi aderì al PCI. Il 4 giugno 1944, con altri compagni prese possesso della sede dei sindacati fascisti. Segretario della Camera del lavoro di Roma, segretario generale della FILLEA dal 1966 al 1969. Deputato per quattro legislature. Sulla sua vita, Giuseppe Sircana ha scritto: Il mio viaggio fortunoso. Claudio Cianca si racconta. Ediesse 2009.

[316]Appartenente alla formazione dei Castelli Romani.

[317] Giordano Bruno Ferrari, giovane pittore, figlio dello scultore Ettore. Aveva realizzato pregevoli affreschi all’Esposizione Universale di San Francisco.

[318] Appartenevano tutti al FMCR – Brigata Matteotti – “Gruppo Vassalli”.

[319] Generale di divisione dei Carabinieri. Medaglia d’Oro al Valor militare.

[320] Brigadiere dei Carabinieri. Partigiano combattente. Morto per le ferite all’ospedale Santo Spirito. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[321] Eugenio Colorni (1909-1944). Intellettuale e studioso di filosofia della scienza. Di origine ebraica, inizialmente orientato al sionismo. Poi si avvicina al pensiero dei fratelli Rosselli e al Centro interno del Partito Socialista. Arrestato a Trieste, dove insegnava, nel 1938. Confinato a Ventotene ove collabora con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi all’elaborazione del “Manifesto di Ventotene” “Per una Europa libera e unita”. Confinato poi a Melfi, da dove fugge nella primavera del 1943. A Roma, dopo il 25 luglio 1943, è tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo. Dopo l’8 settembre entra nella Resistenza romana nelle file del PSI. Buona parte della sua attività è dedicata alla stampa clandestina socialista, come redattore dell’ Avanti. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[322] A Paolo Sabbetta, originario di Foggia,  il Presidente Ciampi ha conferito nel 1944 la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[323] Fortunato Caccamo era un carabiniere della Legione di Roma. Arrestato il 7 aprile 1944, mentre trasportava documenti. Imprigionato per 37 giorni a via Tasso. Condannato a morte il 9 maggio 1944. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[324] Agente di PS.

[325] Costanzo Ebat, Tenente colonnello di artiglieria, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[326] La banda di Collepardo, sin dalla sua costituzione, era collegata con la Giunta Militare Centrale e con la zona di Palestrina, ove si trovava un efficiente Comando di zona diretto dai fratelli Lucio e Ignazio Lena e da Mario Sbardella.

[327] Bruno Buozzi, il 13 aprile 1944, incappato in un rastrellamento, viene arrestato a viale del Re e imprigionato in via Tasso, dove viene riconosciuto dai fascisti.  Con Buozzi e Di Pillo vengono assassinati il generale Piero Dodi, Medaglia d’Oro al Valor Militare; il tenente Eugenio Arrighi; il tenente Saverio Tunetti; Lino Eramo, Enrico Sorrentino, tutti del Fronte Clandestino Militare; Vincenzo Conversi; Borjan Frejdrik del Comando militare delle formazioni Matteotti, Luigi Castellani, Libero De Angelis e Alberto Pennacchi delle “Matteotti”, Alfeo Brandimarte, Medaglia d’Oro al Valor Militare, e il capitano inglese John Armstrong.

[328] Edmondo Di Pillo (1904-1944). Direttore della Bomprini Parodi Delfino. All’8 settembre 1943 tenente di fanteria, decide di entrare nella Resistenza e stabilisce contatti con la Va Armata americana. Riesce ad evitare la distruzione di importanti impianti elettrici da parte dei tedeschi al momento dello sbarco alleato ad  Anzio. Rientrato a Roma, arrestato e sottoposto a duri interrogatori a via Tasso. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

[329] Mario Avagliano, op. cit. pag.272.

[330] Mancini Olivio, Un percorso di vita- Associazione culturale “Il Migliore”2006.

[331] Roma è la prima capitale europea ad essere liberata degli occupanti nazifascisti.

[332] La “Banda Roma” faceva parte del Fronte Clandestino Militare della Resistenza.

[333] Avvolto in una lacera bandiera tricolore, il suo corpo venne portato alla clinica Inail di via Monte delle Gioie. Per lui e alla sua memoria è stata proposta una medaglia d’oro.  Ancora oggi è solo una proposta senza alcun esito.

[334] Edmondo Riva, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

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