Ricordo di Andrea Camilleri, ascoltando le sue parole

L’Osservatorio: dalla Bottega del Barbieri ancora un ricordo di Andrea Camilleri 

18 Luglio 2019

in video con Ugo Gregoretti e Domenico Iannacone

con  gli interventi di Alberto Corsani, Doriana Goracci e dell’Anagrafe Antifascista

Se non mangi in compagnia di una persona che mangia con gusto, allora il tuo piacere di mangiare è come offuscato – Andrea Camilleri

qui Pinocchio (mal)visto dal Gatto e la Volpe – Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri

qui Andrea Camilleri con Domenico Iannacone

qui storie di migranti

 

Camilleri, che faceva politica coi suoi romanzi – Alberto Corsani

Qualche riflessione sulla nostra cultura, dopo la morte dello scrittore

Adesso prepariamoci a sentirne parecchie, in questi giorni che seguiranno alla scomparsa di Andrea Camilleri: polemiche e contrapposizioni, sentenze e certezze assolute, che ruoteranno su due argomenti e che, sentiamo già da tempo, carsicamente ,riproporsi sui media.

Prima questione, mai risolta (perché è irrisolvibile), ma che pare fornire grande soddisfazione ai soliti guelfi e ghibellini, perché non si sa discutere in altro modo: c’è chi dice che Camilleri abbia fatto letteratura d’intrattenimento, una sorta di “giallistica” appena un po’ più elevata di quella “usa e getta”, da edicola di stazione ferroviaria. Stanno in questa corporazione quelli che credono che basti dire il contrario dei più, per essere originali (non c’è peggior conformista dell’anticonformista per dovere) e guardano con sospetto ai libri che vendono troppo. E c’è chi, con eccesso di zelo, sostiene che solo la letteratura noir sia oggi in grado di interpretare la società, magari procedendo per scuole nazionali, dai più sanguinosi autori americani alle accattivanti atmosfere nordeuropee. In realtà c’è autore e autore; ci sono autori che hanno scritto sia “polizieschi” sia altro genere di romanzi, come Henning Mankell, che non era solo l’ideatore del commissario Wallander (come Simenon non era solo Maigret), ma che nei libri di impianto “giallo” trasfondeva anche i toni lirici e meditativi della sua visione pessimistica e disincantata (beh, per un certo periodo ebbe come suocero Ingmar Bergman…). Camilleri non si sottrae a questa chiarificazione: ha scritto bellissimi libri “senza Montalbano” (su tutti probabilmente Il re di Girgenti, 2001) e poi, tra quelli più conosciuti, ve ne sono di più riusciti e di meno riusciti. Vogliamo dare un tono “laico”, senza toni da curva di stadio, alle nostre valutazioni? Ne siamo ancora capaci?

E qui si arriva dritti dritti alla seconda questione. Camilleri ha espresso giudizi anche sull’oggi, nelle interviste, in articoli e prese di posizione, ciò che regolarmente procurava una serie di reazioni di favorevoli e contrari. Non interessa fare l’inventario dei suoi “bersagli polemici” più ricorrenti. Non interessa, perché non è nelle prese di posizione che Camilleri (come altri autori importanti – penso a Antonio Tabucchi) ha “fatto politica”. In questo senso mi sentirei di dire che ogni volta che parlava di attualità, sbagliavano a commentarlo tanto gli estimatori quanto i detrattori (e forse eccedeva anche egli stesso nel concedersi a questo agone). Una firma in calce a una petizione, una dichiarazione al volo non fanno la statura di uno scrittore. Il suo modo di ragionare, e di fare ragionare lettori e lettrici, questo sì.

E allora: non potendo certo ignorare le pratiche e la qualità (scarsa) di molta della nostra politica, credo che da buoni protestanti, eredi anche della filologia dell’Umanesimo, dobbiamo andare ad fontes, ai testi. I quali testi mi suggeriscono due riflessioni. Innanzitutto i libri e gli sceneggiati di Montalbano ci mostrano una realtà diversificata e pulviscolare in cui il crimine “per soldi”, che arriva fino alla tratta di esseri umani, che schiavizza le donne e oltraggia i bambini, si alterna con delitti dovuti a vite sbagliate, a interpretazioni cervellotiche della realtà, a fenomeni imperscrutabili dell’animo umano, fra i quali la gelosia amorosa è solo il più semplice e lineare da decifrare. Ma poi i comportamenti delittuosi si associano spesso ad altre azioni che paiono senza senso (come andare a seguire, in corteo, il funerale di persone sconosciute) o inspiegabili e inquietanti (come rientrare in Sicilia dall’emigrazione oltreoceano e scoprire il proprio nome, pirandellianamente inciso nella lista dei caduti in guerra), da cui pochi si salvano. Insomma, non solo fra gli agenti del crimine si annidano modi “sopra le righe” e destabilizzanti di stare al mondo (e non solo fra i politici si annidano corrotti e corruttori: lo imparino quanti ritengono che gli elettori siano per diritto divino meglio dei loro rappresentanti!).

Infine: come alla base delle inchieste di Maigret sta una particolare sensibilità del commissario nel cogliere i moti dell’animo umano, così in Montalbano c’è una capacità di “leggere” i meccanismi della riflessione altrui e i meccanismi stessi delle vicende. Ci sono modalità, nella natura, nella vita quotidiana, che sfuggono ai loro stessi attori: ma che con la riflessione accurata, con la ricerca dei precedenti e delle informazioni, con un po’ di distacco, insomma, possono essere decifrati, sol che lo si voglia fare. Intrecciare ciò che si può leggere negli archivi con la vita vissuta. Ecco, questo è ciò che manca alla nostra politica da impero romano decadente, che si abbandona alla denigrazione dell’altro e rifiuta il ragionamento. Quello che spiega, per esempio, con una metafora rimasta ineguagliata, che le cose a volte si comportano come l’acqua: prendono la forma e l’aspetto del loro contenitore; spesso inquietante. Tutto deve essere vissuto, ma anche interiorizzato, e su tutto bisogna tornare a riflettere. Qui, nelle trame e nei tipi umani, e non nelle interviste, sta l’insegnamento politico (e morale) di Camilleri.

da qui

 

I complimenti a Camilleri – Doriana Goracci

Sai mamma credo sia arrivato dove sei tu, Andrea Camilleri…

Tu in fondo eri più giovane solo di 4 anni, e avevi cominciato a scrivere poesie e il racconto della tua infanzia quando non eri più una ragazza giovane, ‘che a 21 anni avevi già regalato la vita a me. Da qualche parte della casa ci sarà ancora un libro del tuo amato Camilleri, ne ho regalati tanti quando te ne sei andata, prima ai nipoti che adoravi, a noi figlie ai nostri compagni e poi a tutta quella famiglia grande di amici e sconosciuti che non ti stancavi mai di incontrare. La tua infanzia l’hai fatta a Tripoli come i tuoi genitori e il sole dell’ Africa ce l’avevi dentro. Pensavate tu e nonna tu e nonno, che io non capissi quando parlavate in siciliano mischiato al francese con qualche parola araba, io invece ero piccola e capivo benissimo ma non sapevo rifarlo. Ho capito sempre quello che Andrea Camilleri scriveva e mi viene in mente Scicli, quando mi raccontasti che eri andata li dai parenti, con la tua mamma , riparando dai bombardamenti in Libia. Eri tornata dove tre generazioni prima erano cresciute, tra orci di olio fichi cactus e sole. Solo oggi mamma, ne hanno presi tanti di mafiosi, in Sicilia a Palermo, collegati con famiglie mafiose americane, e persino in Val d’Aosta ci sono stati arresti di altri delinquenti aderenti a cosche mafiose della ‘Ndrangheta.

Saresti capace di fermarlo anche tra le nuvole a Camilleri per fargli i complimenti…e allora  prendilo a braccetto, dagli un bacio anche per me. Io continuo a scrivere come volevi tu,non smetto di amare la vita e la musica che suonavi sempre a fine giornata…

Grazie, grazie a voi che pure da anziani avete avuto e dato tanta voglia di fare trasmettere testimoniare.

Abbiamo perso un antifascista

Cara cittadina, caro cittadino,

ieri uno di noi ci ha salutato. Andrea Camilleri era iscritto all’Anagrafe Antifascista dal marzo 2018. Aveva accolto un appello che gli avevo inviato e lui come sempre, aveva preso ancora una volta posizione contro chi semina odio e dimentica troppo facilmente.

Non sta a me ricordarne la grandezza letteraria o le capacità di lettura della realtà. Era un antifascista convinto e impegnato. Lo ringraziamo per il suo pensiero lucido e per la sua opera costante a favore della memoria. È stato un grande italiano.

Ciao Maestro!

Il Sindaco di Stazzema
Maurizio Verona

 

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